"Darei la vita per riavere qualche emozione persa", è una delle frasi finali con le quali Pierdante Piccioni ha chiuso l'incontro a Panorama d'Italia, a Pavia. E che la dice lunga sul dolore quotidiano di vivere senza ricordi.

Il 31 maggio 2013, infatti, Piccioni ha avuto un incidente d’auto con conseguente trauma cranico. E per un gioco bizzarro e romanzesco, dal suo cervello sono spariti 12 anni di vita. Un file bruciato nel quale c’erano i suoi ricordi, i volti delle persone, le scelte fatte, i figli piccoli. E così, risvegliandosi in ospedale, circondato dai suoi cari che vedeva stranamente invecchiati, ha cominciato una nuova vita, quella senza i 12 anni fra il 2001 e il 2013.

"Ma si ricorda qualcosa adesso?” ha chiesto una delle persone presenti a Pavia. "A tutt'oggi non ho recuperato niente se non quello che mi hanno raccontato i miei famigliari e i miei amici" ha confessato. "Ed è dura, ma ormai mi sto abituando. Mi sento un uomo monco, eppure sono ripartito. Ho ricominciato, anche se – confesso – ho avuto pesanti momenti di depressione tanto da ricorrere anche agli psicofarmaci".

La nuova vita
Medico, docente, impegnato nel sociale, stimato a livello internazionale, Piccioni si è trovato nella singolare situazione di doversi reinventare. "Un percorso duro. Sono ripartito dalla mia passione, la medicina", ha raccontato a Pavia. Si è rimesso a studiare, ha superato i test previsti e si è ritrovato di nuovo primario in un pronto soccorso. Solo che stavolta il “nuovo Piccioni” sapeva cosa voleva dire essere paziente. “Credo di essere diventato un medico migliore perché ora ascolto chi ho davanti, non mi limito a fare una diagnosi.

"Purtroppo si ascolta sempre di meno il paziente, lo si riempie di esami ma non gli si parla", ha spiegato amareggiato. ”Mi sono inventato un hastag #iononsonoilmioreferto. Sì perché ho passato mille e 200 ore da paziente, fra test, ricoveri, tac, risonanze... e una diagnosi non può essere fatta solo guardando delle lastre…”. 

I libri
Una storia da romanzo quella di Piccioni. Non a caso dal suo vissuto straordinario sono nati due libri, Meno dodici e Pronto soccorso, entrambi editi da Mondadori. Non solo, la Rai ha deciso di trarre una fiction dalla sua singolare avventura umana.

Due libri-verità i suoi, che scorrono veloci seguendo il doppio registro della forza di volontà e del dolore per la perdita. “Noi siamo i nostri ricordi e quello che di noi ricordano gli altri” ha ammesso. “Forse mi sono rifugiato nell’oblio per sottrarmi a dei dolori… non so dire, è possibile. Però ora sto lavorando a nuovi progetti e ho ripreso a sognare, un sintomo che sta esaltando i medici che mi curano”. Forse, pezzo per pezzo quei 12 anni riaffioriranno. Ma già così Pierdante Piccioni è un uomo ammirevole: “La parola infiamma, l’esempio trascina”.

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