"Organizzare una manifestazione per l'accoglienza dei migranti all'indomani dell'accoltellamento dei due militari e del poliziotto alla Stazione Centrale di Milano, è stata una scelta sbagliata. Fossi stato in Sala, l'avrei annullata".

Sono le parole di Roberto Maroni rilasciate nel corso dell'intervista con il direttore di Panorama Giorgio Mulè nell'evento conclusivo della tappa pavese di Panorama d'Italia.

"Io sto dalla parte degli agenti feriti, della sicurezza, della giustizia" ha aggiunto Maroni. "E credo che oggi la manifestazione non andasse fatta per ragioni di opportunità, per rispetto e vicinanza nei confronti dei rappresentanti delle forze dell'ordine feriti a coltellate. Si rischia, "di dare il segnale che quello che è successo non è importante, che è una cosa che poteva capitare, ma che invece non può capitare in un Paese civile, e soprattutto di mandare il messaggio che si sta dalla parte di chi accoltella i poliziotti. Io sto dall'altra parte. E temo che da oggi in avanti ci sarà una copertura psicologica e politica nei confronti di certi ambienti".

La dichiarazione è arrivata in risposta a uno dei dati emersi nella ricerca "Lombardia, una regione allo specchio" sui sentiment dei lombardi nei confronti della regione in cui vivono, realizzata dalla società Inthera del Gruppo Mondadori.

Tra questi, appunto, anche quello sulla sicurezza che, secondo il campione interpellato, si combina con un alto tasso di preoccupazione sullo stato dell'immigrazione, più elevato della media nazionale.

Tagliati fuori dalla gestione dell'immigrazione
"I lombardi hanno sotto i loro occhi, quotidianamente, una situazione di degrado - continua Maroni - che si è venuta a creare prima di tutto perché i sindaci non hanno i poteri necessari per intervenire in maniera efficace in collaborazione con le forze dell'Ordine. E, in tutto questo, che si collega a doppio filo con la gestione generale dell'immigrazione, la Regione Lombardia è tagliata fuori".

"Quali soluzioni, allora?", domanda Mulè. "Una per tutte: evitare che nel nostro Paese entrino migliaia di persone che non hanno diritto a entrare. Ed è una cosa che si può fare, basta che ci sia la volontà politica".

Anche perchè Maroni dell'eccellenza della sua Regione è certo. "La mia è una regione rock" la definisce il governatore nel backstage dell'intervista. "Ma anche colta, intraprendente, turistica, hi-tech e, tanto più se si avvererà il sogno di ospitare le Olimpiadi nel 2028, sportiva".

Il sentiment dei lombardi
Ma come sono questi lombardi? Gianandrea Abate, della società Inthera, spiega come secondo una scala "emotiva" possono essere definiti Blu, cioè con una personalità proiettata al futuro, e Gialli, ovvero frizzanti orientati al progresso e alle tecnologie, che amano leggere e sono socialmente impegnati.

Inoltre, il 72% è molto soddisfatto di vivere nella propria regione, contro una media nazionale del 64%. E sulla gran parte dei parametri di qualità sottoposti al campione (servizi offerti, della vita, opportunità di crescita professionale., eccetera..) i valori percentuali sono sempre più alti di quelli generali del Paese.

Il Referendum? Inevitabile
Un rating molto virtuoso quindi, che richiama la voglia di autonomia per la quale cui si chiederà conto ai cittadini con il Referendum Consultivo del 22 ottobre per l'autonomia di Lombardia e Veneto, "un'occasione - domanda Mulè - necessaria per far fare alla regione uno scatto qualitativo ulteriore?"

"La verità è che siamo troppo virtuosi - ribatte Maroni - abbiamo un rating superiore a quello dello stato italiano e nonostante questo siamo penalizzati rispetto ad altre regioni che invece vanno a picco. Pertanto, l'unica strada rimane quella di lanciare un sfida al governo, a cui non chiediamo più competenze, ma più soldi".

"Sta dicendo quindi che non si tratterà di una mera parata politica?", provoca Mulè.

"Quando fai una trattativa - continua il governatore - vinci o perdi a seconda della forza contrattuale che hai. Se vado a Roma con il peso del referendum e della volontà dei lombardi, il mio potere aumenta. Vorrei ribadire che non sarà il mio referendum (sorride ripensando a quello di renziana memoria, ndr), e neppure quello della Lega, è il referendum dei lombardi di buon senso".

E a proposito di politica, parte un altro riferimento, quello alle recenti inchieste giudiziarie e al potere delle intercettazioni: "La politica italiana non ha mai avuto la forza e la maturità di affrancarsi dalle ingerenze di questo potere, non ha mai saputo davvero creare un sistema degli equilibri e ora ne paghiamo le conseguenze", denuncia Maroni.

Tempo di bilanci
Dalla sua Maroni ha indubbiamente un bilancio positivo di governo. "Abbiamo mantenuto tutte le promesse" spiega. Quella del reddito di autonomia, per esempio, o quella del bonus bebè. Abbiamo vinto la battaglia delle risorse e nel novembre del 2016 abbiamo ottenuto un grande risultato con la firma del Patto per la Lombardia che ci ha portato altri 10 miliardi freschi, soldi veri per la regione".

Ora le prossime sfide, quella della cultura su tutte, che si appresta a entrare quanto mei nel vivo, con l'inizio dell'anno dedicato, che parte tra poco più di una settimana (il 29 maggio, ndr).

Infine, un cruccio: "Non essere riuscito a convincere Silvio Berlusconi a tenersi il Milan".

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