Alto apprendistato, Laurea Plus, trasferimento di competenze dall'Accademia al business. Si è parlato di tutto questo e anche di molto altro nella mattinata che, a Pavia, Panorama d'Italia e la Regione Lombardia hanno dedicato alla Formazione professionale e in particolare a quel suo sottoinsieme in grande espansione che si chiama Apprendistato di Terzo Livello.

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Valentina Aprea assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Lombardia ha snocciolato cifre di tutto rispetto, a partire dai 39 milioni e mezzo di euro investiti dall'amministrazione regionale negli ultimi 5 anni nel progetto, dai 2.600 apprendisti di primo livello e gli oltre 300 di terzo livello formati fino a ora: "Puntiamo a far scoprire ai ragazzi il lavoro mentre studiano, a far apprendere loro le regole, a far guadagnare loro qualcosa, che non è molto in assoluto, ma in giovane età non è neppure poco. Grazie alle nostre politiche, riescono a 'scongelare' quello che apprendono e a metterlo subito in pratica. Senza contare che tutto ciò si traduce in percentuali altissime di contratti a tempo indeterminato".

Un modello vincente, dunque, che - in quanto tale - dovrebbe essere esportato il più possibile anche altrove. "Non è sempre facile - spiega Aprea - se si considera che abbiamo impiegato qualcosa come 230 milioni di euro del nostro bilancio, ma soprattutto abbiamo creato una forte volontà politica, abbiamo fatto sistema raccordando l'intera filiera".

Tre modi di unire accademia e business

Prima dei festeggiamenti, con la consegna dei diplomi di apprendistato ai 70 ragazzi presenti in sala, è toccato a Maria Daglia, docente dell'Università di Pavia, il compito di spiegare quali sono le caratteristiche di questa particolare modalità di accesso al mondo del lavoro. "Il Terzo Livello è una tipologia di formazione post laurea che si accoppia a un'attività di apprendistato presso le aziende".

Si sviluppa su tre diversi piani: il primo è riservato ai dottorandi, il secondo in parallelo a un master, mentre il terzo è un apprendistato di ricerca che si svolge all'interno dell'università.

Cosa accade veramente in questo percorso lo spiegano tre giovani che oggi lavorano proprio grazie a questo processo virtuoso. Arianna, per esempio, ha iniziato il suo Apprendistato di Terzo Livello al suo secondo anno di Scienze Chimiche e Farmaceutiche: "L'azienda in cui lavoro oggi mi ha accolto e mi ha subito assunta a tempo indeterminato". 

Simile alla sua è la storia di Valeria, che ha portato a casa l'assunzione alla fine del Master, così come Luca che, "oltre a un lavoro - dice - mi sono arricchito di bagaglio culturale e professionale considerevole".

La soddisfazione è tanta anche dentro le aziende. Nel caso della Truffini e Reggè, che a Pavia produce prodotti farmaceutici, "oltre all'efficacia del sistema che ci ha consentito fino a ora di portare nel nostro organico figure preparatissime, viviamo con orgoglio un'opportunità che ci ha permesso di contribuire a ridurre la 'fuga dei cervelli'", sottolinea Lorenzo Colombo, in rappresentanza dell'impresa.

La laurea con una marcia in più
Un'altra best practice del contesto è la nuova tipologia di laurea brevettata dall'Università di Pavia. "La nostra Laurea Plus nasce dal fatto che il numero dei laureati in italia è tra i più bassi in Europa e che dal 2003 al 2013 gli studenti che decidevano di accedere all'università andavano diminuendo", spiega il prorettore Francesco Svelto. "Abbiamo pensato, così, di rivedere il rapporto tra gli studenti delle scuole superiori con l'università, attraverso un'esperienza di impresa integrata nel corso di studi". In pratica, invece dei canonici quattro semestri, gli studenti ne frequentano cinque, dei quali due all'interno delle aziende.

Il progetto partirà a settembre e ha già raccolto l'adesione di oltre cinquanta imprese.

Circoli virtuosi
La collaborazione con l'università, dunque, è un fattore cruciale per le aziende. E non solo quelle manifatturiere ma anche quelle che lavorano nel settore del sapere e della conoscenza. Lo sa bene Giovanna Mazzocchi, presidente e titolare dell'Editoriale Domus. "Nel nostro caso - spiega Mazzocchi - il poter attingere dal mondo accademico è stato fondamentale per condurre il passaggio al digitale. Basti pensare a quelle nuove figure ormai centrali nell'editoria, come il sentiment analyst, o il data scientist o l'esperto di cybersecurity. In tutti questi, e in molti altri casi, l'università è il luogo adatto per individuarle".

Investire nel capitale umano
Alberto Cazzani, presidente di Confindustria Pavia, dà la misura di quanto sia importante la commistione tra aziende e università e di quanto sia vero il solito refrain della difficoltà a reperire figure professionali specializzate. "Se ci sono le idee, e di solito non mancano, i soldi si trovano. Dove invece si fa fatica a dirottare investimenti è il capitale umano, il vero fattore competitivo. La vera sfida di tutti i sistemi che vogliono crescere e portare richezza è creare un processo di trasferimento continuo di competenze e capacità tra accademia e business. Noi, qui a Pavia, questo potenziale lo abbiamo coltivato per anni".

E a confermare che l'Università di Pavia resti un riferimento unico è anche Chiara Manfredda, ‎responsabile sistema formativo e capitale umano di Assolombarda: "È un luogo dove abbiamo sempre trovato una grande capacità di coniugare la visione con l'operatività. Tuttavia, talvolta è stato riscontrato che alcuni laureati molto preparati abbiano avuto delle difficoltà nell'inserimento concreto nel mondo del lavoro o si siano ritrovati deboli nella lettura del contesto. Per questo, abbiamo dato vita a un progetto, che partirà il prossimo autunno, nell'ambito del quale alcune delle nostre aziende associate si renderanno disponibili per ospitare giovani nei loro assessment center, in modo tale da offrire agli studenti l'opportunità di verificare sul campo quali sono le rispettive competenze professionali sulle quali varrà più la pena investire".

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