"Di solito quando un artista vuole celebrare un anniversario di qualche natura incide un album di duetti. Io no, un disco così non avevo alcuna intenzione di farlo. E per i miei e sessant'anni mi sono regalato la reunion con i Decibel" racconta Enrico Ruggeri al Cinema Politeama di Pavia per Panorama d'Italia.

Con lui ci sono Fulvio Muzio (chitarrista) e Silvio Capeccia (tastierista) a testimoniare il ritorno della band che quasi quarant'anni fa cambiò il volto e l'approccio sonoro del rock italiano con due album storici come Punk e Vivo da Re.


Chi sono i Decibel
Decibel vuol dire brani storici come Contessa, Superstar o Supermarket. Ma anche un nuovo brillante album, Noblesse Oblige un disco vero, suonato dalla prima all'ultima nota, accompagnato da un tour di successo che proseguirà fino alla fine dell'estate. "Rivendichiamo a pieno titolo il fatto che nei nostri concerti tutto viene suonato da noi. Non ci sono trucchi o basi preregistrate. Non è scontato di questi tempi in cui, sempre più spesso, una buona fetta di quel si ascolta dal vivo non è per niente live".

Pop e rap: in Italia manca la cultura e la sperimentazione
"Il pop di oggi è piaggeria" ribadisce Fulvio. "Un tempo il pop era una musica nobile, adesso è diventato il regno di ragazzini che con ogni mezzo cercano di arricchirsi, di avere fama e visibilità" spiega. "Non c'è voglia di sperimentare, di osare".

Hanno cultura musicale e radici profonde nella storia della musica i Decibel come emerge chiaramente da uno i dei pezzi più significativi del nuovo album, My My Generation. "Il rock di geni come David Bowie, Lou Reed o Roxy Music è diventato la nuova musica classica. Solo le persone più elevate culturalmente e spiritualmente ascoltano e tramandano alle nuove generazioni il senso di una musica che ha lasciato il segno" dice Ruggeri che non a caso indossa la t-shirt dei leggendari New York Dolls.

"Il rap? Un'occasione mancata. Poteva essere una forma di nuovo cantautorato, ma in Italia si è accartocciato su se stesso. Basta guardarli questi rapper di casa nostra. O fanno i duri con i soldi di papà oppure fanno canzoni insulse per bambini di dieci anni. In alcuni casi i testi sfiorano l'analfabetismo. Peccato...".

Quella volta della provocazione in stile punk
Tra ricordi ed aneddoti, la memoria va ad uno degli episodi leggendari della carriera dei Decibel.

"A metà degli anni Settanta" ricorda Ruggeri "stampammo duemila volantini con la scritta Decibel - Concerto Punk. Annunciammo lo show in un locale milanese vicino a Corso Buenos Aires e passammo la notte precedente ad attaccare quei manifesti vicino all'università e ai licei più schierati politicamente. Il proprietario del club non ne sapeva assolutamente nulla perché in realtà non c'era alcun concerto in programma. Fu una provocazione. Si presentarono trecento punk tutti vestiti di nero. Sul fronte opposto, un corteo di extraparlamentari di sinistra che cercava lo scontro fisico. Nella loro testa, i punk di nero vestiti, non potevano che essere dei fascisti. Volarono mazzate, il nostro nome finì su tutti i giornali e il mese successivo ci trovammo al Castello di Carimate a incidere il nostro primo disco. Fu una provocazione in puro stile punk, ispirata dalle geniali mosse di Malcom McLaren, l'uomo che dal nulla creò il mito dei Sex Pistols in Inghilterra".

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