Il prima e il dopo. Ma soprattutto il domani. Per ripartire e diventare un modello di comunità per tutto il Paese. A Norcia, cuore dell’Umbria ferita dal terremoto, sono state le storie di rinascita, di forza, di determinazione a salire sul palco di Panorama d’Italia.

Le regole benedettine

Le regole benedettine sono la strada maestra. Le indica per primo Padre Benedetto, priore dei monaci benedettini di Norcia, produttori di birra artigianale tanto che ci scherza su: “Il nostro motto è ‘ora et labira’, anziché labora”. Ma è la stabilità la leva per guardare avanti: “Siamo qui, noi non ce ne andremo mai”. Anzi, sottolinea, “realizzeremo presto una nuova abbazia fuori dalla città, mentre nel centro storico vorremmo creare un grande centro di studi accademici”.

I Love Norcia

Vincenzo Bianconi e la sua famiglia seguono alla lettera le regole benedettine. Lui, anima turistica della città con Palazzo Seneca, non ha dubbi: “Dobbiamo fare un salto culturale, prendere coscienza che il terremoto è parte del nostro territorio. Dobbiamo parlarne e diventare un modello di eccellenza non solo imprenditoriale, ma di comunità”. In questo senso nasce l’associazione I Love Norcia. “Ci siamo concentrati in un progetto di prospettiva - spiega - con l'obiettivo di diventare un posto speciale dove non soltanto le persone del luogo non vanno via, ma dove altri arriveranno perché qui possono trovare un modello di vita per un futuro di qualità”.

A Norcia il terremoto è stato fortissimo, continua Bianconi, “una magnitudo di 7.5 e non c’è stata una vittima. Questo perché noi le cose le sappiamo fare bene”. E se è vero che l’impatto con una parte della cinta muraria crollata è forte, le impalcature a tubi innocenti dentro la città dnno il senso del dinamismo, della ricostruzione e di una città che si è rimessa in moto. “Qui, il paesaggio - insiste Bianconi - sono le persone con una energia incredibile, che trasmette positività. Si può e si deve a fare turismo a Norcia con il sorriso”.

Le terme di Triponzo

A metà strada tra Spoleto e Norcia c’è chi il terremoto lo ha sconfitto. Alla grande. Le Terme di Triponzo, inaugurate qualche settimana dopo il sisma, sono perfettamente in funzione, non hanno subito nessun danno. Certo, dichiara Fioramante Modestia che con la sua impresa le ha ristrutturate in project financing, “la strada di collegamento con le Marche è ancora chiuso e questo ci fa perdere il 30% di clientela”.

Il Castello di Umbriano

Tiziana Tombesi, invece, di clientela nel suo Castello di Umbriano non ne ha proprio. Non per colpa del terremoto. Ma della burocrazia. L’azienda di famiglia, Struzzi, nel ’99 acquista il borgo di Umbriano, antichissimo, le prime tracce risalgono ai saraceni, con l’idea di ristrutturarlo e riportarlo ai fasti di un tempo e adattarlo a una residenza turistica. “È un luogo unico, non esiste una strada per raggiungerlo, si accede solo attraverso una mulattiera. Nel 2000 è iniziato un iter burocratico terminato nel 2016. La situazione economica, però, è cambiata, come quella della nostra azienda. Abbiamo in mano il progetto, approvato, certo. Potremmo iniziare. Ma l’impegno economico è considerevole e con lo stop che abbia avuto ripartire è difficile”. Quando si dice che la cecità della burocrazia impedisce la ripresa.

Modelli per la rinascita

Di rammarico parla invece Pietro Buzzi, direttore Area Imprese Umbria Intesa Sanpaolo: “Il 2016 era stato un anno fantastico per le presenze a Norcia. Oggi il volume d’affari del turismo è in flessione, ma ci sono settori come il manifatturiero che danno segnali molto positivi”.

Positiva e incoraggiante è certamente la storia di Italmatch Chemicals Spa, azienda che in 20 anni è diventata player internazionale: “Siamo partiti da Spoleto con uno stabilimento destinato alla chiusura e oggi siamo presenti in 15 paesi nel mondo con 12 fabbriche e oltre 500 persone che lavorano per noi”. Maurizio Turci, chief financial officer, corporate affairs and hr director, la definisce “una multinazionale tascabile e lo dico perché il nostro sogno è nato in questo territorio 20 anni fa. Il nostro progetto, un po’ visionario, era quello della chimica di specialità, di prodotti di uso quotidiano. Ci siamo riusciti grazie a tanti investimenti in ricerca, ma ciò che conta è il capitale umano legato a tanta passione, a una amministrazione trasparente e a un sindacato partecipativo. In Umbria lo abbiamo trovato”.

Chimica, quindi plastica. Tutta da stoccare. Nota positiva per l’Umbria, territorio virtuoso. Secondo i dati Cobat nel 2016 sono stati recuperati 1,2 milioni di chili di batterie usate, oltre 62 mila chili di pile e 610 mila chili rifiuti elettronici. Daniel Mazzotti, della Biondi Recuperi, diventata Punto Cobat nel 2016, dice con orgoglio che i comuni umbri sono attivi nel perseguire la tutela ambientale “solo nel 2016 abbiamo recuperato oltre 3 mila quintali di batterie e oltre 6 mila di rifiuti tecnologici”.

L'importanza della tecnologia

Ad ascoltare le esigenze del territorio c’è anche la Fondazione di Ibm Italia. Angelo Failla, direttore della Fondazione IBM, chiarisce che dopo i disastri ambientali “mettiamo a disposizione competenze e soluzioni in un’ottica di medio e lungo periodo, così riusciamo ad essere d’aiuto a chi investe e a chi innova. Lo abbiamo fatto a L’Aquila dopo il terremoto del 2009 e lo faremo in Umbria dove, in particolare, possiamo partecipare al monitoraggio del territorio, inserendo sensori in ogni luogo e analizzando i dati”.

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