Un'ultima sigaretta con la sua intervistatrice. Poi prende la via dei riflettori che accecano il palchetto allestito da Panorama d'Italia proprio di fronte a quel che resta della Basilica di San Benedetto, a Norcia, steccata dalle impalcature e dalle cinghie di sostegno, che "chissà per quanto tempo resteranno lì", dice.

Lui è Marco Bocciolini, aka Marco Bocci, lei Piera Detassis, direttrice di Ciak.

Quando la fiction contraddice la realtà

L'aura da duro che quei commissari e quei vicequestori delle sue fiction gli hanno sempre appiccicato attorno, scende dall'auto assieme a lui questa sera.

Piuttosto, per contrasto, questo ragazzo di 39 anni appare umile e modesto, riservato, perfino un po' timido, sensibilmente più affascinato dal lato psicologico che dalla fisicità dei suoi personaggi.

Da davanti a dietro la telecamera

Bocci ha appena finito di girare un film per la tv sulla storia "di una crudeltà pazzesca", dice, del giornalista Mario Francese, e a fine agosto partiranno le riprese della seconda stagione di Solo.

"Però stai anche per diventare regista", gli dice Detassis. "Vuoi dirci che tipo di regista sarai, o vorresti essere?". "Mi piacerebbe raccontare storie vere in una maniera pop, mostrare le disattenzioni di cui si rende colpevole lo Stato nei confronti di chi lo abita, ma senza giudicare o infierire, e vorrei farlo in maniera non intimista o eccessivamente pessimista".

"E quale sarebbe il cast ideale di questo nuovo film?" chiede ancora Detassis. "Ci vedo Laura (Chiatti, sua moglie, ndr), Ninetto Davoli, Claudia della Seta, Giordano de Plano, Edoardo Pesce, Giorgio Caputo".

La scrittura come valvola di sfogo

Nessuna paura di passare dall'altra parte della telecamera per Marco Bocci. Almeno non quanta ne ha avuta quando ha scritto il suo primo libro. "Temevo che sarei stato massacrato. Poi però ho preferito non pensarci".

Il libro si intitola A Tor Bella Monaca non piove mai (edito da Bookme) e parla di una brutta vicenda vissuta dalla sua famiglia. "È stato soprattutto uno sfogo, la scrittura per me è uno sfogo, fin da quando ho cominciato scrivendo poesie".

Presto o tardi ne arriverà un altro, che è già in fase di stesura. "È una storia ambientata negli anni '90 in un paese immaginario dell'Umbria. Protagonisti, due fratelli", anticipa Bocci.

La forza delle radici

Per certi versi, l'ambientazione è anche un omaggio alla terra in cui è nato (a Marsciano, per l'esattezza, nel perugino dove vive con la moglie e i due figli).

"Ero un po' in ansia quando stavo per arrivare in questa Norcia ferita, che ricordo con particolare affetto perché feci qui uno dei miei primi spettacoli di piazza (La moglie ingenua e il marito malato di Achille Campanile, ndr), quando per me fare l'attore era ancora un hobby. Qui c'è la mia casa, la mia famiglia, i miei amici, tutto ciò di cui ho bisogno...".

Guarda la piazza e le rovine della Basilica di San Benedetto e spera, come tutti, in una rinascita al più presto.

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