In una cornice speciale, quella del Teatro Romano di Spoleto del I secolo d.C. "che l'amministrazione cittadina ha aperto in esclusiva per la tappa umbra di Panorama d'Italia", rivela il direttore di Panorama Giorgio Mulè nel fare gli onori di casa, arriva Ivan Zaytsev, giocatore della nazionale italiana di volley di origini russe (è doppiamente figlio d'arte, del pallavolista campione olimpico Vjačeslav e della nuotatrice Irina Pozdnjakova).

Per circa un'ora viene intervistato dal giornalista e volto televisivo Ivan Zazzaroni proprio nella "sua" Spoleto, la città in cui è nato ("quasi", tiene a precisare) 29 anni fa, nella regione in cui "lavora", dove cioè ha sede la sua attuale squadra, la Sir Safety Umbria.

L'importanza di essere social

Ivan è anche un fenomeno di Instagram (400 mila i follower conquistati in un anno). Tutto cominciò dal "fattaccio" nelle Final Six di Rio nel 2015, quando venne rimandato a casa assieme ad altri tre compagni di squadra per rientro ritardato in hotel, per poi esplodere con le ultime Olimpiadi di Rio, un po' per via delle sue schiacciate "da autovelox", un po' per la cresta in testa.

La sua esposizione mediatica però ha raggiunto il suo culmine solo nelle ultime settimane con Mia, il suo primo libro, edito da Rizzoli (parte del ricavato andrà in beneficienza al World Food Programme).

"Cosa c'è di tuo nel libro?", domanda Zazzaroni. "L'amore". Quello per sua moglie, innanzitutto, nonché sua manager, "Una vera colonna portante della mia vita".

"E come vedi il tuo futuro?" gli chiede il giornalista. "Spero di poter giocare ad alti livelli ancora per un po', quello che farò dopo ancora non lo so, ci stiamo ancora pensando... mi piacerebbe aprire un ristorantino di pesce".

Il russo di Spoleto

Zaytsev ama l'Umbria. "È la mia terra" racconta. "Dopo il terremoto sono stato a Norcia e ho visto una città ferita", dice commuovendosi. "Ho visto la paura e la sofferenza negli occhi di molte persone. Ma gli umbri sono forti, hanno sempre voglia di guardare avanti e ripartire".

Se il giornalista si è concentrato soprattutto a indagare il lato umano, il folto pubblico accorso qui sembra essere più interessato allo Zaytsev atleta, anche per via del ricordo ben vivo di quando, ancora bambino, era accanto al papà, che della pallavolo di Spoleto è stato un bel pezzo di storia.

"Verrai mai a giocare anche tu qui? Chiede poi una tifosa . "Se la squadra non fosse in A2...(sorride, ndr). Ma mai dire mai... Giocare nella mia città natale sarebbe magnifico".

La Grande Scommessa

Altra domanda dagli spalti del teatro: "Che cos'è che manca nella tua carriera sportiva?".  "Non ci aspettavamo di arrivare in finale - replica il pallavolista - ma il match di semifinale con gli Stati Uniti ci ha provato davvero tanto. Smaltire quella partita è stato molto difficile e siamo arrivati al cospetto del fortissimo Brasile un po' a corto di energie mentali. Però la considero una mezza vittoria. A livello di club, invece... Beh sì, ho una gran bella collezione di argenteria...".

Finale autoironico con un po' di rammarico subito spazzato via però da una scommessa con il suo intervistatore: "Alla prima vittoria importante ci rivediamo tutti qui a brindare. Offro io".

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