Mai così importante come in questa fase storica, mai così attuale come in questa fase politica. A una settimana di distanza dal clamoroso addio di Trump agli accordi di Parigi, Focus riunisce alcuni tra i massimi esperti coinvolti a vario titolo nel settore e li fa interagire dietro la guida del suo direttore Jacopo Loredan.

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L'obiettivo è fare il punto sulla situazione e riflettere sulle cause di questi cambiamenti. Che sono molteplici.

Cambiamenti climatici, quali conseguenze

Una delle conseguenze ricade sull'acqua, "il grande elemento termolegolatore - spiega Massimiliano Pasqui, ricercatore dell'Istituto di Biometeorologia del Cnr - la cui presenza sul pianeta, tra siccità, inondazioni, scioglimento dei ghiacciai, sta cambiando (parecchio) e influenzando (in maniera anche notevole) il clima in tutte le aree della terra, in un contesto in cui anche un aumento medio generale della temperatura di due gradi mette in moto una serie di mutamenti deleteri di straordinaria portata".  

Prevedere quali saranno le conseguenze di questi cambiamenti nel lungo e anche nel medio periodo è tutt'altro che semplice e lo sarà via via sempre di meno. Rendendo, peraltro, ulteriormente complesso il già problematico lavoro dei meteorologi, attorno ai quali si concentra una curiosità sempre notevole. Riassunta da questa domanda: "Quanto sono affidabili le previsioni meteo?"

"Molto è affidato ai modelli matematici - spiega la tenente colonnello dell'Aeronautica Militare Stefania De Angelis - realizzati da supercomputer dalla potenza di calcolo enorme, che viene comunque fisiologicamente limitata da leggi matematiche, secondo le quali le previsioni non possono andare oltre i quindici giorni, in alcuni casi sette. Il massimo si ottiene tre a tre giorni, ma talvolta non ci si può affidare neppure di quelle della sera che riguardano il mattino dopo".

Una decisione scellerata

La vera questione nodale, però in realtà è un'altra. In buona sostanza, quello che sta avvenendo oggi è che si sta addirittura mettendo in discussione il fatto che proprio quei cambiamenti climatici esistano davvero, come dice la scienza, sostituiti dalle fake news che sostengono, invece, che sia tutto una truffa architettata per biechi fini commerciali dalla Cina e dagli altri Paesi che ruotano attorno al suo asse economico. Come dice Trump attraverso i suoi tweet.


"Una scelta paradossale quella degli Stati Uniti", ha commentato Luigi De Rocchi, responsabile area Studi e Ricerche del Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo (Cobat), "che anche l'establishment statunitese fatica ad appoggiare. Emblematiche, in questo senso, le dimissioni dell'ambasciatore Usa a Pechino". 

Quello che c'è da fare, quindi, è correre ai ripari, prima che la natura lo faccia a modo suo, "esattamente come ha già fatto quando a farne le spese furono i dinosauri", ricorda Loredan.
Assodata la necessità di trovare una soluzione (ovvero, "il cosa"), il passo successivo è capire la, anzi, le modalità (ossia, il come) in cui procedere.

Le possibili soluzioni al problema

Una strada è sicuramente quella su cui si basa l'impianto teorico che sta sullo sfondo alle attività del Cobat, cioè l'economia circolare, il paradigma, come spiega De Rocchi, "che consente nel continuo riutilizzo delle materie prime e delle fonti energetiche", rinnovabili, appunto, al posto di quelle fossili, che esaurendosi producono effetti deleteri sull'ambiente.

Una strada, ma non l'unica. Bernardino Ragni, zoologo dell'Università di Perugia e autore del libro Wildlife Economy, ha lanciato una proposta tanto interessante quanto originale, che riguarda il complesso bovino mondiale, cioè l'insieme dei grandi e piccoli animali domestici destinati a scopo alimentare che, per varie ragioni, hanno un impatto sul pianeta notevolissimo.

Qualche cifra: sul Pianeta ne vivono oltre 2 miliardi di esemplari, per produrre una grossa bistecca occorrono 15 mila litri d'acqua, producono il 18% dei gas serra, e via discorrendo.

Quello che propone con il suo gruppo di lavoro è di ridurre i vari impatti ottimizzando le aree selvatiche che, anche in Italia negli ultimi anni sono raddoppiate, e sfruttando la fauna che vive al loro interno, aumentata anch'essa soprattutto tra le specie ungulate

Una storia piccola e bella

Dalle macro alle micro questioni di inquinamento, con una bellissima storia di virtuosità raccontata da Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace Italia.

Riguarda i cosiddetti pfc (perfluorocarburi) che l'organizzazione è riuscita a far eliminare dalla filiera manifatturiera della Gore-Tex, leader mondiale nella produzione di equipaggiamento tecnico per escursionismo, dopo che una serie di analisi avevano individuato una presenza di tali sostanze chimiche in abbondanza anche dove non avrebbero dovuto essere presenti.

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