L’innovazione a Bologna ha il volto di Matteo Scapin fondatore di Kopjra, la start up vincitrice della tappa emiliana di “Eureka: l’idea diventa impresa”, il concorso promosso da Panorama d’Italia che mette a confronto in ogni città toccata dal tour due progetti all’avanguardia. Kopjra, specializzata nella protezione della proprietà intellettuale digitale, ha battuto sul filo di lana Tickete di Andrea Giglio, l’app che, premiando gli utenti disposti a fotografare i propri scontrini fiscali con buoni sconti e giftcard dei principali brand, è in grado di profilare l’utente con precisione.

Il vincitore di ciascuna tappa concorre a un premio finale che verrà annunciato in novembre a Ragusa: una settimana di formazione intensiva a New York. Matteo Scapin ci spera davvero: “Finora abbiamo raccolto 500 mila euro per il mercato italiano, ora guardiamo all’estero. Noi siamo in grado di cristallizzare l’abuso digitale per portarlo in giudizio. I nostri ambiti sono molti: dall’antipirateria all’anticontraffazione fino alla tutela dal cyber bullismo”.

La formazione universitaria
Sorride soddisfatto Danilo Iervolino, presidente dell’Università telematica Pegaso, che partecipa al dibattito sull’innovazione via skype: “La cultura delle start up in Italia sta prendendo piede. In un anno il numero è raddoppiato. La strada è quella giusta. Mi auguro che nel futuro si faccia ancora di più”. La sfida è grande, aggiunge Rosa Grimaldi, professoressa del dipartimento scienze aziendali dell’Università di Bologna: “Il nostro ateneo negli ultimi 20 anni ha posto grande attenzione all’imprenditorialità, è stata la prima università a dotarsi di un incubatore. La nostra ambizione è diventare leader in Italia in generazione di imprese”.

La rivoluzione tecnologica delle grandi aziende...
A puntare sulle nuove idee di business soprattutto nel settore hi-tech è Enel: “Insieme a una rete di atenei internazionali contribuiamo alla creazione di nuove tecnologie - sottolinea Luca Seletto, Area Iniziative start up e incubatore aziendale di Enel - Nella nostra azienda c’è stato un grande cambiamento sul fronte dell'innovazione, ci siamo aperti verso l’esterno e l’interesse oggi è molto forte anche in aree inizialmente resistenti”. 

Ibm, invece, che è nata sull’innovazione, sta provando a “destrutturare il più possibile i processi organizzativi - come afferma Nicola Losito, direttore digital business Ibm Italia - dobbiamo contaminarci di più. Abbiamo 90 anni di esperienza e di relazioni di business che mettiamo a disposizione gratuitamente per le start up che selezioniamo”.

... ma senza esagerare
C'è un limite però all'uso smodato della tecnologia. E lo sa bene il Gruppo Hera che trova indispensabile tutelare tutti i clienti anche chi è a digiuno o quasi in tema digitale. Salvatore Molè, direttore centrale innovazione dell'azienda emiliana, non ha dubbi: “penso ai pensionati che ancora si rivolgono allo sportello. Va utilizzato il doppio binario per consentire ai clienti di mettersi in contatto con noi”.

Del resto, il rapporto umano conta anche per chi di innovazione si occupa tutti i giorni. Alberto Fioravanti, fondatore e presidente di Digital Magics, ritiene che “prima delle idee arriva la qualità delle persone. Il nostro compito è sostenere le nuove imprese. Riuscire a connettere un team di innovatori, questa è la scintilla che dobbiamo far scattare”.

Non solo. Secondo Fernando Napolitano, presidente e ceo IB&II, “per chi vuole creare start up andare negli Stati Uniti è fondamentale. L’Italia ha fatto notevoli passi avanti dal punto di vista culturale”. Ma c’è ancora molto da fare.

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