“Esistono prodotti industriali, in questa nostra regione, dalla qualità sublime, con un contenuto tecnologico  che risale a molti decenni fa, eppure mantengono inalterato il disegno originale e vanno ancora bene come se fossero prodotti progettati ieri. Com’è possibile? Perché c’è un fenomeno di accumulo di conoscenze intergenerazionali che interagiscono con la domanda e che non possiamo permetterci di sottovalutare”: è molto incisivo Luca Lambertini, docente di Economia politica all’Alma Mater, dando la sua chiave di lettura di quel forte e non facilmente definibile filo rosso che lega le tante "eccellenze" imprenditoriali di Bologna e dell’Emilia Romagna.

È l’accumulo delle conoscenze. L’innovazione che sa essere memore della tradizione.

Gli fa eco Giovanni Francia, capo delle Officine Maccaferri, interpellato dal direttore di Panorama Giorgio Mulè nella stupenda Cappella Farnese a Palazzo d’Accursio, per la tavola rotonda su “Eccellenze imprenditoriali del territorio a confronto” nell'ambito del tour Panorama d'Italia: "Su un prodotto di concezione antica, facciamo continuamente ricerca", spiega. "E non abbiamo mai pensato a delocalizzare, pur essendo presenti nel mondo con 30 stabilimenti, e avendo nel mondo 70 aziende consociate. Il cuore dell’impresa è qui". E prosegue: "Mio zio lavorava alla Ducati e quando avevo dieci anni mi mostrò, smontato, il motore desmodromico della 750 Imola, che oggi è ancora uguale e ancora vince".

Il radicamento territoriale è un "asset" percepito da tutti, compresa Carisbo – la Cassa di risparmio di Bologna che fa parte del Gruppo Intesa SanPaolo - il cui vicedirettore generale Erico Verderi testimonia quanto sia sentito dalla clientela oltre che dalle risorse umane della banca che, con quasi 370 mila clienti e 28 mila imprese assistite, rappresenta dopo 180 anni un punto di riferimento essenziale. “Radicamente territoriale”, spiega, “non significa solo prossimità geografica ma anche relazioni e conoscenza approfondita del cliente. Come Carisbo abbiamo circa 9 miliardi di impieghi in essere tra Bologna e le province vicine, da Ferrara a Piacenza. E l’anno scorso abbiamo erogato 1,8 miliardi alle imprese. Recente è poi l’autorizzazione della vigilanza ad aggiungere fattori qualitativi nella valutazione del merito di credito come i brevetti, i marchi, il capitale umano”.

L’innovazione nella tradizione è anche la formula del successo di Alce Nero, un’azienda di grande successo nel bio, cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni, che ha messo a sistema migliaia di imprese agroalimentari per proporre il meglio al mercato, con un marchio, un marketing e una comunicazione unificate proporlo su una fascia di prezzo “premium”. "Il nostro modello di business è originale: stiamo strutturalmente una grande filiera, una rete d’imprese”, spiega l’amministratore delegato Massimo Monti: "I nostri azionisti sono produttori, metà cooperative e metà privati: piccoli e medi. Che hanno qualche migliaio di agricoltori che lavorano per loro. Dietro a tutto questo c’è l’idea di condividere un percorso d’impresa: puntanto su un unico marchio che le rappresenti tutte”.

Una sensibilità di “sistema”, insomma, che diventa cultura d’impresa e cultura materiale di un territorio: come anche nel caso Trs Ecologia - Punto Cobat amministrato da Claudio Dodici, che si occupa di gestione integrata dei rifiuti industriali, compresi raccolta e trasporto: "Direi che c’è consapevolezza diffusa della crucialità della tutela ambientale, i numeri lo stanno dimostrando. Il cittadino è sempre più informato sulla necessità di gestire il “fine vita” di un apparato. Dal canto nostro facciamo molta comunicazione, anche e soprattutto nelle scuole, per spiegare che tante tipologie di materiale invece di essere buttate possono e devono essere riutilizzate…”.

Una storia straordinaria di legame col territorio è poi quella di Alberto Masotti, il Cavaliere del lavoro, creatore di tante imprese tra cui la celebre La Perla, che ha lanciato (e finanziato già con oltre 20 milioni) una sua no-profit, la "Fondazione Fashion Research Italy" per aiutare le piccome e medie imprese emiliane del sistema moda a diventare grandi e a innovare: "Sono imprese che hanno fatturati tra i 10 e 20 milioni di euro, di solito familiari, con un padrone al centro, che con la crisi hanno tardato a rimettersi al passo dell’innovazione e che stiamo aiutando a evolvere, a digitalizzarsi, a esportare. Abbiamo comprato e messo a disposizione 30 mila disegni di moda, abbiamo una biblioteca tecnica ricchissima facciamo formazione avanzata".

E l’ecosistema se ne avvale, come si avvalse 40 anni fa e lo fa tuttora del centro all’ingrosso per l’abbigliamento più grande d’Italia, Center Gross, presieduto da Lucia Gazzotti: "Un Hub con 1 milione di metri quadrati, 6000 addetti e 700 aziende, che cresce perché l’anno scorso si è arricchito di 400 addetti e 18 aziende in più, con maestranze qualificate e 1,7 milioni di buyer all’anno che arrivano da tutto il mondo”.

Corale, infine, l’apprezzamento per qualsiasi iniziativa che possa aiutare la formazione e l’arricchimento del capitale umano, essenziale sempre più in tutti i settori d’impresa: "Di capitale umano ne produciamo già, tanto e bene, infatti ne esportiamo un bel po'", dice Lambertini, concludendo: “Semmai il problema è riuscire a tenercene qui un po’ di più: non per impedirgli di andare nel mondo, ma per rafforzare una bidirezionalità che lascia ancora a desiderare”.

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