Bologna, “città della rivoluzione padana”, quella artistica e straordinaria che lega insieme grandissimi pittori lombardi, veneti, emiliani. A raccontarla Vittorio Sgarbi, nella sua lectio magistralis in occasione della tappa emiliana di Panorama d’Italia. Come sempre, incanta, strappa sorrisi e raccoglie molti applausi (qui il Live su Facebook)

È perentorio Sgarbi, quando parla di “un paese sfregiato”, il nostro. E usa l’arma dell’ironia per sottolineare come Bologna sia “una città di straordinaria bellezza ignota a tanti, perfino ai suoi stessi amministratori: dobbiamo far rinascere questa città, vorrei che Bologna fosse quello che è e che non appare, capitale della bellezza, dell’arte e della civiltà”.


Da Cimabue a Morandi
Ci sono una quantità enorme di capolavori racchiusi in musei e palazzi sparsi per la città, dice Sgarbi: "La storia di Bologna è di livello altissimo, vanta personalità altisonanti, da Cimabue a Morandi”.
In una Bologna attraversata dalla peste del 1548 “viene dipinto il San Giorgio di Vitale da Bologna in cui c'è energia, pathos, vitalità: il cavallo ha una torsione, San Giorgio è potente e spicca sul fondo nero, blu notte. La protagonista, la principessa, è quasi fuori dal dipinto”. Un esempio della grandezza della scuola bolognese che si affianca a quella toscana indubbiamente detentrice di un primato, ma non esclusivo.

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Vittorio Sgarbi con alle spalle il San Giorgio di Vitale da Bologna - Bologna 19 aprile 2017 – Credits: Ada Masella

"Voi siete la città della rivoluzione padana", dice il critico d’arte, "nel senso più nobile del termine: Caravaggio e Morandi rappresentano il nuovo orientamento che prende la storia dell’arte dopo l’innovazione dello storico dell'arte Roberto Longhi. Ogni area ha una sua identità artistica, ma quella più vasta è l’arte padana. E l’arte bolognese, l’arte ferrarese ne fanno parte a pieno titolo”.

Lo spirito bolognese nei dipinti del Guercino
Sgarbi passa in rassegna una carrellata di pittori e dipinti indimenticabili: dalla "Santa Cecilia in estasi" di Raffaello alle "Storie della Genesi" di Jacopo della Quercia.

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Vittorio Sgarbi con alle spalle la Santa Cecilia in Estasi di Raffaello - Bologna 19 aprile 2017 – Credits: Ada Masella

L’opera più straordinaria di Bologna, secondo lui, è il "Compianto sul Cristo morto" di Nicolò dell’Arca: qui c’è la forza del dramma, è un "precursore dell’Urlo di Munch" dice Sgarbi.

E che dire di Guido Reni e del suo "Sansone Vittorioso, con un fisico da ballerino come Roberto Bolle” o della "Strage degli innocenti" dove il dramma viene idealizzato in modo composto?

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Vittorio Sgarbi con alle spalle il Sansone Vittorioso di Guido Reni - Bologna 19 aprile 2017 – Credits: Ada Masella

“Due sono le opzioni che viaggiano parallelamente nell’arte bolognese: una più intensa, realistica, e l’altra più ispirata. Entrambe racchiuse nei dipinti del Guercino”.

Tutte opere che hanno Bologna come valore aggiunto e che è tempo, conclude Sgarbi tra mille applausi, che abbiano il giusto risalto: “la città deve tornare ad essere capitale dell’arte e della bellezza”.

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