“Abbiamo un piano di sviluppo della rete che copre 271 città italiane”, dice Tommaso Pompei, amministratore delegato di Open Fiber, società controllata alla pari da Enel e Cassa Depositi e Prestiti, “e Bari è una di queste. In questa città dobbiamo raggiungere 120 mila edifici, l’80% delle unità immobiliari, in 18 mesi circa, e siamo a un terzo del programma: ne abbiamo già connesse 45 mila. Abbiamo 4 miliardi di investimenti da fare, con fondi privati, per raggiungere alla fine dei lavori 20 milioni di persone”. Bentornati al “modello italiano” dell’economia mista – Stato e privati – che ha saputo trasformare in vent’anni una nazione sconfitta, piena di macerie e a economia agricola, nella settima potenza industriale del mondo.

Open Fiber – con Pompei, ospite di Panorama d’Italia a Bari, città-simbolo della sfida aziendale - rappresenta oggi l’esperimento più avanzato di un nuovo possibile compromesso tra le esigenze del libero mercato e le necessità del futuro. Già, perche cablare in banca ultralarga il Paese è “un fattore abilitate” – come lo chiamano gli economisti – per qualunque futuro sviluppo economico. Insomma senza fibra ottica negli uffici e nelle case tra poco sarà come stare senza luce elettrica o senz’acqua.

“Dal primo luglio daremo il via ai lavori in 81 città”, spiega Pompei nell'intervista pubblica con il direttore di Panorama Giorgio Mulè, confermando anche le avanzate trattative con l’Acea per i lavori a Roma: “Gli accordi con le municipalità che stiamo sottoscrivendo in tutta Italia ci servono per poter stendere la rete in fibra ottica scavando il meno possibile e quindi impattando al minimo nei centri urbani, grazie alla scelta di sfruttare le infrastrutture preesistenti”, come i cavidotti elettrici, “e gli accordi prevedono appunto di utilizzare le infrastrutture degli operatori territoriali più qualificati, come a Roma è Acea”.

L'impatto sul Pil

L’amministratore delegato di Open Fiber ha ricordato che secondo un recente studio della Banca mondiale le connessioni a banda ultralarga hanno un impatto diretto sullo sviluppo economico che si misura nell’1,4% del Pil ogni 10% in più di allacciamenti. “E naturalmente con i nostri cantieri creiamo posti di lavoro: solo a Bari sono oggi all’opera 250 persone, sul nostro progetto”. Pompei ha ancora sottolineato che la sua è un’azienda di realizzazione e gestione di infrastrutture che vende all’ingrosso, però, e quindi agli operatori telefonici e non direttamente agli utenti: “Noi non competiamo per conquistare il cliente finale, creiamo l’infrastruttura e la diamo in affitto”.

La polemica con Telecom Italia

Pompei ha sorvolato sulle recenti polemiche contro Open Fiber mosse da Telecom Italia che dopo aver due volte escluso in audizioni istituzionali l’intenzione di investire nelle aree cosiddette “a fallimento di mercato” (dove cioè nessun operatore voleva mettere soldi suoi per investire) c’ha ripensato, e ha sporto ricorsi a raffica, dopo aver partecipato (perdendo) alle gare pubbliche con cui il governo ha messo a bando i fondi europei che consentiranno appunto il cablaggio.

Pompei si è limitato a ricordare la dinamica delle gare pubbliche condivisa da tutti ma oggi contestata dall’ex operatore dominante, ed ha preferito sottolineare un’altra evidenza che a lui – considerato un po’ il manager papà delle telecomunicazioni italiane – sta molto a cuore: “Con il compiersi del piano Open Fiber l’Italia ritornerà ai primissimi posti nel mondo per qualità di telefomunicazioni. Venticinque anni fa, Telecom era un’azienda statale che guadagnava bene ed era molto presente all’estero; Omnitel era il più dinamico nuovo operatore d’Europa ed era italiano, poi dall’Enel è nata Wind, anch’essa dunque un’iniziativa italiana, che aveva rilevato Infostrada da Omnitel, e poi è nata Tiscali, poi ancora Metroweb e Fastweb. Erano tutte aziende tecnologie eccellenti, all’avanguardia, e a capitale italiano. Da allora le cose sono andate diversamente, tutte quelle aziende ci sono ancora, quasi sempre guadagnano, ma sono diventate straniere. E in alcuni casi hanno investito meno. Da italiano dico che la realizzazione del progetto Open Fiber è tale da riportarci nell’eldorado delle tlc, ci rimette ai primissimi posti in Europa e nel mondo per capacità di investimento e gestione di reti e servizi di tlc”.

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