"Il Pd è in caduta libera, per vederlo basta camminare per strada, altro che sondaggi". È un Michele Emiliano tranquillo ma ancora agguerrito (ha da poco dato alle stampe una sua autobiografia che definisce una sua "autoterapia") quello che è stato protagonista oggi dell'incontro conclusivo della tappa di Panorama d'Italia in Puglia.

Ci troviamo a Bari, nel palazzo della Città Metropolitana e il presidente della Regione, in un'intervista con il direttore di Panorama Giorgio Mulè, non si tira indietro su nessun tema: Partito democratico, Ilva, Tap, immigrazione, xilella.

Gli ultimi sondaggi, è notizia di questa mattina, dicono che il Pd stia arretrando un po' dappertutto, soprattutto dove il "renzismo" è più forte...
Una delle ragioni delle mia candidatura alla segreteria del Pd era proprio questa, limitare il danno, visto che con la leadership di Renzi sarebbe stato sempre più difficile riconquistare il cuore degli italiani.
Ma ormai è inutile fare polemica, e devo ammettere che il Pd sta lavorando bene ultimamente, anche se lo fa troppo timidamente e, soprattutto, senza mai dare la sensazione di essere pentito degli errori che ha commesso, una cosa che la gente percepisce e che sta alla base della disaffezione a cui si faceva cenno prima.

E per le prossime elezioni, come si fa?
Resto convinto che se la nuova legge elettorale prevedesse un premio alla coalizione e non alla lista, avremmo la possbilità di vincere. Renzi non ne è convinto e questo è un ulteriore motivo della distanza tra me e lui.

Passiamo all'Ilva: il 5 giugno, il ministro Calenda ha firmato il decreto di aggiudicazione alla nuova proprietà, la cordata Arcelor-Mittal, ma il piano non è piaciuto affatto ai sindacati e il processo di ripartenza della fabbrica rischia di rallentare...
La Regione ha sempre avuto un compito fondamentale nel risolvere le crisi aziendali ma, nel caso Ilva è stata estromessa. Noi non abbiamo condiviso la procedura di aggiudicazione, in primo luogo perché la cordata che ne è diventata proprietaria ha già in Europa un'elevata quota di mercato e rischia di dover ridurre la sua posizione dominante.
Noi sospettiamo che l'abbia acquistata soltanto per impedire al suo competitor indiano di espandersi in Europa.

Meglio l'offerta dell'altra cordata, Jindal?
Sicuramente ci era sembrata migliore sul piano dell'occupazione e sul fronte ecologico.
Sui tagli del personale indicati dai vincitori infatti, la nostra posizione è molto semplice: non è pensabile che a una popolazione che ha dovuto sopportare migliaia di morti dovute proprio a questa azienda adesso non venga garantita l'occupazione. Ora sarà l'Unione europea e i giudici che probabilmente verranno aditi da Jindal a dover decidere chi ha ragione. Nel frattempo aspettiamoci la rivolta dei tarantini".

La Tap: qual è il futuro che attende questa controversa infrastruttura?
Quella del gasdotto che parte dall'Azerbaijan è una storia iniziata male, con un errore primigenio: l'aver consentito al consorzio di procedere per l'approdo proprio in un'area pregiata dal punto di vista del territorio. Sono certo che nei 900 km di costa pugliese, si poteva individuare un diverso punto per esempio nell'area industriale di Brindisi, utilizzando il gas per decarbonizzare la Centrale Enel e Ilva.

- LEGGI QUI il parere del management Tap

E ora?
Noi chiediamo un po' di ragionevolezza: per esempio spostare di 30 km il punto di ricezione, che non mi sembra una cosa impossibile. Aggiungo che, a chi pensa che dietro ai No Tap ci sia io, rispondo che, in realtà, io sono uno dei primi con cui ce l'hanno, perché pensano che stia facendo troppo poco per far pressioni su Roma.

Terzo argomento che scotta: la xylella. Oltre ai 200 ulivi espiantati per far spazio al gasdotto, ce ne sono 350 mila infettati dal dannoso animale, per i quali l'Europa vi accusa di aver agito in ritardo nel debellare un'epidemia che, viceversa, poteva essere contenuta...
Falso. La colpa principale è proprio dell'Ue perché non ha fatto lavorare bene gli embarghi di piante dai Paesi dell'America Latina. Dopodiché, quando la malattia ha cominciato a diffondersi, non siamo riusciti a trovare la chiave per combatterla perché la Ue ha applicato agli ulivi le procedure di contrasto sbagliate. E questo ha provocato altri ritardi. Va detto, però, che da un anno e mezzo a questa parte stiamo monitorando a tappeto tutta l'area interessata e nel frattempo speriamo di trovare la cura.

Come la mettiamo invece con i flussi migratori?
C'è in genere un timore generalizzato per lo straniero, ma qui in Puglia le cose vanno un po' diversamente...

Ci sta dicendo che non sono troppi?
Assolutamente sì, ma non solo. Senza di loro il nostro sistema agroalimentare si fermerebbe. Certo va risolto il problema del caporalato, ma - da tempo - stiamo mettendo in atto diverse strategie per intervenire e tentare di ridurlo fino a sconfiggerlo.

Gli imprenditori locali mettono spesso in evidenza i limiti logistici della Regione Puglia che creano enormi problemi nel far arrivare altrove le merci prodotte. Cosa risponde a queste richieste?
È storicamente uno dei principali punti deboli di tutto il Mezzogiorno, ma abbiamo in essere importanti investimenti su tutto il territorio. Basti pensare al Porto di Taranto, che a breve sarà completamente rinnovato. E con lui tutti gli altri snodi, che dovranno essere sempre più specializzati e con  compiti ben precisi da svolgere. Stiamo lavorando per rendere il rapporto tra il trasporto su gomma e quello via mare sempre più vantaggioso.

Parliamo di quello su rotaia. Poco più di un mese fa l'ennesimo incidente a Lecce. Che cosa sta succedendo sui binari? Quanti anni devono passare perché in Puglia si possa viaggiare in piena sicurezza?
La situazione ferroviaria pugliese non è più compatibile con le ambizioni della nostra Regione e per questo proprio ieri ho concordato con l’amministratore delegato delle Ferrovie, Mazzoncini, per il 20 di luglio una riunione nella quale la Regione e Rete ferroviaria italiana si confronteranno sull’intero sistema dei trasporti regionali e ci sarà da parte nostra la richiesta di chiudere tutta la partita della sicurezza dotando dei sistemi migliori tutta la rete entro 18 mesi.

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