Bari

La Tap in Puglia: "Zero rischi, tante opportunità" - FOTO e VIDEO

Lo assicura Michele Mario Elia, country manager della società del gasdotto all'incontro di Focus su clima e ambiente a Bari per Panorama d'Italia

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MIchele Mario Elia country manager di TAP – Credits: Giovanni Culmone/Next New Media

Un ospite d'eccezione è stato protagonista dell’evento su clima e ambiente che Focus ha organizzato nella tappa del ritorno a Bari di Panorama d’Italia: Michele Mario Elia, country manager di Tap (Trans-adriatic pipeline, il Gasdotto trans-adriatico), intervistato dal direttore Jacopo Loredan.

Con lui è stato fatto il punto su questa opera che mette in gioco tanti interessi e attira tante polemiche.


Ci vuole spiegare di che cosa si tratta?
È un’infrastruttura di nuova generazione di oltre 3 mila chilometri che, passando in maniera mai visibile sotto il livello del suolo e del mare, trasporterà oltre 10 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, dall’Azerbaijan al cuore dell’Europa.
Il nostro territorio sarà interessato dal punto di approdo a San Foca di Melendugno sulla costa salentina in provincia di Lecce.

A chi servirà questo gas?
L’infrastruttura percorrerà i suoi ultimi 8 chilometri in Italia, dove una stazione di ricezione lo collegherà ai 35 mila chilometri della rete gas di Snam già esistente sul territorio, interessando circa 7 milioni di famiglie.

Per quali ragioni dovremmo preferire il gas alle altri fonti energetiche?
Il gas è un’energia pulita che produce il 70-80 per cento in meno di co2 rispetto agli altri carburanti fossili, e non emette polveri sottili

Il gas azero porterà delle opportunità particolari alla Puglia?
Le industrie pugliesi che vorranno riconvertirsi al gas potranno godere di indubbi vantaggi dati dalla vicinanza della stazione di ricezione

Ma allora perché tante polemiche?
Inspiegabili, visto che Tap non ha nulla di diverso da qualsiasi altro impianto di distribuzione gas già esistente

Perché avete dovuto proprio scegliere un pezzo di costa così bello?
Abbiamo fatto fare 20 diversi studi di impatto ambientale da Brindisi a Otranto, e abbiamo individuato nella zona prescelta la migliore opportunità, se si considera che è quella in cui la prateria di poseidonia (una pianta marina molto preziosa per la salute del mare) diffusa in tutto il tratto di costa, si interrompe.
Del resto, per realizzare l’opera il ministero ci ha imposto 65 prescrizioni ambientali, che rispetteremo al 100%.

E la questione degli ulivi espiantati?
Ingiustificata. Abbiamo espiantato gli ulivi presenti nel tratto interessato dai lavori di scavo, li stiamo curando con estrema attenzione e verranno riposizionati, più in salute di prima, nell’identica posizione in cui sono stati prelevati

Quale saranno le conseguenze per l’economia locale?
Ci saranno soltanto grandi opportunità. Abbiamo investito già 3 milioni di euro nella valorizzazione del territorio e continueremo a farlo.
Per Melendugno possiamo ragionare anche in termini pratici: piste cliclabili, pulizia delle spiagge, parcheggi, manutenzione delle strade.
Ma penso che i benefici possano essere ancora più grandi, non solo per la località che ospita il gasdotto ma per tutto il territorio pugliese: per esempio, se usato come carburante i trasporti stradali e marittimi il gas naturale dà un contributo decisivo alla riduzione delle emissioni e ne guadagniamo tutti in salute, senza alcuno sforzo.

 

Le responsabilità dell'uomo

Soltanto grandi opportunità quindi, su cui saranno chiamati a controllare le autorità locali.

Una grande responsabilità individuale la abbiamo invece tutti per quello che riguarda l'ambiente e i cambiamenti climatici, tema che ha interessato la seconda parte dell'incontro di Focus. “Siamo al 'Punto di non ritorno', come recita il titolo del film di Leonardo DiCaprio?”, domanda il direttore Loredan.

Ilaria Baneschi, ricercatrice in geochimica ambientale e paleoclimatologia presso IGG-CNR sede di Pisa, di evoluzione storica del clima ne sa parecchio. “Il clima è sempre cambiato nel corso della storia - spiega - il problema, anzi la discriminante è la velocità con cui questo cambiamento avviene. Negli ultimi 100 anni la temperatura si alzata di 0,8-0,9 gradi, cioè 8 volte più della media e questa rapidità fa sì che gli ecosistemi non abbiano il tempo necessario per adattarsi alle nuove condizioni”.

A far la differenza, dicono i modelli matematici che calcolano le proiezioni future del clima elaborando i dati del passato, è l’uomo, responsabile di aver immesso nell’atmosfera sostanze come l’anidride carbonica o il metano, i quali provocano fenomeni come l’effetto serra che, a loro volta, generano - a cascata - il surriscaldamento globale, lo scioglimento dei ghiacci, le variazioni delle correnti marine, le inondazioni, la siccità e altri eventi “estremi.

Una battaglia quotidiana

Che fare, quindi? Giancarlo Morandi, presidente del Cobat, il Consorzio per il recupero e il riciclo delle batterie al piombo richiama alla responsabilità individuale: “Spetta a noi tutti fare qualcosa, giorno dopo giorno, mettendo in atto comportamenti virtuosi”.

Il principio-guida, secondo il manager, è che “così come non esistono rifiuti in natura, non dovrebbero essercene neppure nella nostra vita e perché questo avvenga occorre che, nella progettazione di ogni nuovo prodotto, venga contemplato anche il suo fine vita e il completo recupero e riuso dei materiali che lo compongono. In altre parole, è necessario che si affermi la cosiddetta economia circolare”, spiega.

Tanto caldo, ma perché?

E in Puglia che cosa sta accandendo proprio in questi giorni afflitti da un caldo torrido con temperature più elevate della media stagionale (anche se ben lontane da quelle raggiunte nel 2007 quando, proprio nel mese di giugno, nella provincia di Foggia si raggunsero i 47 gradi)?

“La Puglia è una terra arida (non a caso il suo nome deriva da Apulia, assetata) - spiega Francesco Montanaro, capitano dell’Areonautica Militare - e le temperature diventano elevate soprattutto quando è interessata dal vento di sud-ovest (favonio) e le ondate di calore portano un accumulo di energia nei bassi strati. Siamo peraltro nel periodo in cui le ore notturne che disperdono il caldo durano sostanzialmente meno di quelle diurne".

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