La corruzione non è un male, fa male e fino a quando i cittadini non ne avranno consapevolezza non cambierà nulla. É indispensabile un salto culturale di tutta la società a cominciare dalle scuole. Francesco Caringella, presidente di sezione del consiglio di Stato, e Beniamino Migliucci, presidente dell’Unione delle Camere Penali italiane, ne hanno discusso a Bari sul palco di Panorama d’Italia.

Una conversazione su temi scomodi prendendo spunto dal libro “La corruzione spuzza” che il magistrato barese Caringella ha scritto assieme a un altro magistrato, Raffaele Cantone, a capo dell’Anac, l’autorità nazionale anticorruzione.

“La gente - sottolinea Caringella - ha un atteggiamento autoassolutorio nei confronti della corruzione perché generalmente ritiene che appartenga alla politica o alla pubblica amministrazione”. E, invece, afferma il magistrato, è un problema culturale: “Poco tempo fa ne sono stato vittima io stesso - rivela - un signore, a margine di un convegno sulla corruzione, si avvicina e mi chiede se sono un giudice amministrativo. Io lo guardo e non rispondo. E lui insiste raccontandomi di sua figlia, che deve fare l’esame con il professor Tizio e ha studiato poco. Ecco io con tutto col garbo possibile l’ho allontanato. E mi è dispiaciuto vedere questo signore andare via convinto di essere stato leso in un suo diritto”.

La morale di questa vicenda è chiara. Il fatto è che “le regole minime della convivenza sociale in Italia non vengono rispettate: dal biglietto dell’autobus che non si paga alla fila che furbescamente si evita”.

Ma non è con la repressione che si risolve il problema. Migliucci, che di mestiere fa l’avvocato, punta il dito contro l’eccessivo numero di leggi - in Italia sono 200 mila - e sulla scarsa chiarezza dei testi che costringono all’interpretazione.

E la corruzione "attecchisce dove le regole sono poco chiare come nel caso del codice degli appalti”. Migliucci contesta anche la tesi che la corruzione allontani gli imprenditori e metta in fuga i giovani: “sono ben altri i motivi che rendono il nostro paese indigesto - sottolinea - dalla disoccupazione all’eccessiva tassazione fino al lavoro nero”.

Caringella e Migliucci su una cosa sono perfettamente d’accordo: il nostro Paese ha bisogno di essere rifondato. "É indispensabile più consapevolezza sul fatto che lo sperpero di denaro pubblico è definibile come corruzione, perché quei soldi vengono tolti agli ospedali, alle strade, al bene comune", dice il magistrato barese. "La corruzione uccide il futuro dei nostri figli, è una mano nelle tasche di ognuno di noi”.

Per scardinare questo stato di cose è più importante la prevenzione della repressione, secondo Migliucci. E Caringella, che si dice d’accordo, conclude con un monito: “Per battere la corruzione dobbiamo cominciare dall'educazione, dalle scuole, dalle famiglie. Ci vuole un cambiamento culturale. Per questo stiamo studiando un’edizione semplificata del libro da dedicare ai ragazzi”.

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