Esteri

Sul caso marò l'India si gioca la credibilità intemazionale

Anche alcuni analisti indiani sostengono che la giurisdizione del caso sia italiana

(Credits Deccan Chronicle)

Sulla vicenda dei fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone detenuti in India dal 20 febbraio l’Italia ha rimediato finora solo fallimenti e brutte figure non riuscendo a farsi valere con Nuova Delhi ma anche l’India rischia di giocarsi buona parte della sua credibilità internazionale. Lo sostengono Samir Saran e Samya Chatterjee, analisti della Observer Research Foundation che in un editoriale pubblicato dal uotidiano The Hindu intitolato "Chi governa il mare aperto?" hanno di fatto sostenuto la tesi italiana basata sull’assenza di giurisdizione indiana.

Gli autori precisano  che in base alla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare sottoscritta da 162 Paesi (inclusi India e Italia) l’episodio che vede coinvolti i due fucilieri di Marina in servizio sulla petroliera Enrica Lexie è di competenza della giustizia italiana. Gli obblighi internazionali stabiliscono come “i tribunali italiani abbiano nella questione l'unica ed esclusiva giurisdizione”: Un invito chiaro alla Corte Suprema indiana che dovrà esprimersi i proposito il 26 luglio, due settimane dopo l’avvio del processo ai due militari italiani previsto in Kerala.

Per Saran e Chatterjee una “interpretazione non ambigua da parte della Corte Suprema è di fondamentale importanza, altrimenti la reputazione dell'India come paese rispettoso del diritto internazionale sarà indebolita” poiché lo Stato del Kerala ha invece deciso di processare "due militari in servizio per atti compiuti in difesa del loro territorio” e in un incidente avvenuto “al di fuori del territorio indiano".

Ai due analisti, e al Presidente Giorgio Napolitano che aveva definito "ingiusto" l’arresto di Latorre e Girone, ha però risposto con toni cortesi ma fermi il ministro degli Esteri, S.M. Krishna per il quale i due fucilieri “devono essere processati in India, secondo la legge indiana.  Abbiamo espresso una posizione molto chiara e cioè che in questo caso deve essere applicata la legge nazionale. Dovranno seguire le procedure del procedimento giudiziario indiano - ha detto il ministro all'agenzia di stampa Ians - e provare la loro eventuale innocenza davanti ai nostri tribunali. Su questo non accettiamo compromessi”.

Krishna ha aggiunto che “manteniamo stretti contatti con il governo del Kerala e gli abbiamo detto di procedere in questa vicenda secondo quanto esso ritenga sia giusto”. La credibilità internazionale dell’india sembra quindi valere molto meno dell’interesse politico e del populismo che hanno dominato finora la gestione del "caso marò" da parte delle autorità del Kerala e federali.

Il ministro si è detto poi convinto, riferisce l'agenzia Pti, “che questo incidente non danneggerà le cordiali relazioni bilaterali con l’Italia” ed è su questo punto che appare evidente il totale fallimento della Farnesina nella gestione della crisi. Con toni morbidi e la mancanza assoluta di incisività Roma ha convinto gli indiani che non hanno nulla da perdere a incarcerare e processare illegalmente per omicidio e perfino “associazione a delinquere” due nostri militari.

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