Esteri

Ritiro dall'Afghanistan: per l'Italia comincia a settembre

Le operazioni, ha dichiarato Terzi, termineranno nel 2014

Isaf

Nel silenzio più totale del  Ministero della Difesa prenderà il via a settembre il ritiro del contingente italiano in Afghanistan . Una riduzione progressiva delle forze schierate a Herat e nell’Afghanistan Occidentale pianificata già da molti mesi nell’ambito del più ampio ritiro degli alleati ma mai resa pubblica nei dettagli dal governo. Alcune indiscrezioni pubblicate dal quotidiano La Stampa nei mesi scorsi trovano ora piena conferma.

La prossima brigata attesa a Herat a ottobre, l’alpina Taurinense che darà il cambio ai bersaglieri della Garibaldi attualmente in Afghanistan, avrà una task force da combattimento in meno: cioè tre invece di quattro. Il reggimento Lagunari che avrebbe dovuto affiancare gli alpini resterà in Italia perché l’area di Bala Murghab (task force North nella provincia di Badghis) verrà abbandonata dagli italiani a settembre lasciando a presidio della “bolla di sicurezza” le sole forze afghane.

Bala Murghab venne espugnata combattendo dai fanti del 66° reggimento aeromobile il 2 agosto 2008 e da allora l’area è stata allargata strappando il territorio metro per metro ai talebani con battaglie durissime sostenute soprattutto dai paracadutisti della Folgore nell’estate 2009.

A Bala Murghab gli italiani hanno speso molto denaro, molto sudore e hanno lasciato sul terreno 4 caduti. Sforzi forse resi vani da un ritiro che lascerà il campo libero ai talebani dal momento che nessuno si fa illusioni sulla possibilità del battaglione afghano che resterà di guarnigione a mantenere il controllo dell’area e della strada per Herat senza elicotteri e mezzi protetti contro le mine.

Con il ritiro dei bersaglieri da Bala Murghab il contingente italiano scenderà dagli attuali 4 mila effettivi a poco meno di 3.500 in ottobre. Oltre 500 militari torneranno in Italia in aereo mentre i mezzi pesanti (veicoli e container) dovrebbero rientrare dopo un lungo viaggio in treno attraverso la Russia e le repubbliche ex sovietiche.

Un'altra task force da combattimento italiano (la Sud-Est) verrà ritirata tra l’autunno di quest’anno e il marzo 2013 dalle zone calde di Gulistan e Bakwa (nella provincia di Farah) consentendo un’ulteriore riduzione delle forze italiane che dovrebbero dimezzarsi entro l’estate del prossimo anno per poi ritirarsi del tutto dal Paese entro il 2014.

Nel 2012 la missione afghana costerà ai tartassati contribuenti italiani 750 milioni di euro. Una cifra che da sola giustificherebbe una maggiore trasparenza da parte del ministero della Difesa e del governo circa i tempi, le modalità e le conseguenze del ritiro delle truppe dall’Afghanistan.

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