Esteri

Pirati somali in ribasso

Calano gli arrembaggi nel mondo e soprattutto nell’Oceano Indiano

Fucilieri di Marina italiani catturano un gruppo di pirati e ne affondano il barchino (Credits: Marina Militare)

Gli abbordaggi dei pirati somali sono al scesi al minimo storico dal 2008 secondo i dati diffusi dalla missione navale europea nell’Oceano Indiano. Dall’inizio dell’anno al 20 luglio la flessione degli episodi di pirateria marittima è netta: appena 28 attacchi e solo 5 navi catturate contro i 151 attacchi e i 25 sequestri registrati nel 2011. Una tendenza confermata, anche se con dati diversi, dall’ultimo rapporto dell’International Maritime Bureau che ha registrato nelle acque dell’Oceano Indiano e del Golfo di Aden 69 attacchi dei pirati tra gennaio e giugno contro i 163 dello stesso periodo dell’anno scorso (meno 60 per cento).

Si tratta di una "sensibile diminuzione nel numero degli attacchi, dovuta a due fattori ben precis" ha detto all'agenzia Adnkronos il contrammiraglio Gualtiero Mattesi, da pochi giorni vice comandante dell’Operazione Atalanta e ufficiale esperto di contrasto alla pirateria che l’anno scorso guidò la flotta della Nato e le operazioni per la liberazione della nave italiana Montecristo sulla quale era salita una ciurma di pirati. Per Mattesi  si tratta di un successo da attribuire a diversi fattori. "I mercantili oggi riescono a proteggersi meglio, sia perché hanno strutture di protezione a bordo più adeguate sia perché ormai su circa il 40 per cento delle navi sono presenti militari o appartenenti a ditte private con l'incarico di costituire nuclei di scorta e protezione".

Mattesi sottolinea inoltre una maggiore capacità delle flotte internazionali con una "pianificazione volta predisporre un certo numero di imbarcazioni a poca distanza dalla costa a scopo deterrente" una maggiore visibilità delle navi militari, l’incremento dei pattugliamenti aerei e "una miglior distribuzione delle navi nell'ambito delle varie task force antipirateria impegnate in questi mesi". Il contrammiraglio Mattesi tiene a precisare che da alcuni mesi il mandato della missione europea è stato esteso e "consente di agire sulle postazioni logistiche dei pirati", cioè sulle "tortughe" anche se dopo un primo raid effettuato nel maggio scorso nell’area di Haradhere che portò alla distruzione di cinque barchini i pirati  hanno minacciato di uccidere i marinai delle navi sequestrate in caso di nuovi attacchi.

Secondo Eunavfor al momento nelle mani dei pirati ci sono 7 mercantili e 185 marinai. Un numero mai così basso negli ultimi cinque anni, periodo nel quale al largo della Somalia si sono registrati 433 attacchi contro i mercantili con 125 sequestri. Quanto ai riscatti incassati dai pirati i dati forniti dalla flotta europea riferiscono che dal 2010 siano stati pagati quasi 230 milioni di dollari: 79,8 milioni per 25 riscatti nel 2010, 147,2 milioni per 30 riscatti nel 2011 e soltanto 2,65 milioni per 5 riscatti dall'inizio di quest'anno. Dati da prendere con le molle sia perché altre fgonti autorevoli come l’International Maritime Bureau valutano i riscatti incassati dai pirati in almeno 120/130 milioni di dollarinel 2010 e oltre 160 l'anno scorso sia perché per la sola liberazione della nave italiana Enrico Ievoli, in aprile, sarebbero stati pagati non meno di 10 milioni di dollari.

I costi determinati dalla pirateria non si limitano poi ai soli riscatti, come ricorda poi il rapporto dell'organizzazione statunitense Oceans Beyond Piracy secondo il quale nel 2011 i pirati somali sono costati all'industria globale della navigazione una cifra compresa tra i 6,6 e i 6,9 miliardi di dollari dei quali 1,3 dovuto alle operazioni navali militari e 1,1 per gli equipaggiamenti di sicurezza e le guardie armate. Il rapporto quantifica poi i riscatti incassati l’anno scorso dai pirati in 160 milioni di dollari, 13 in più di quanto riferisce la missione navale europea, cinque navi (inclusa la fregata della Marina militare Scirocco) il cui comando passerà il 6 agosto al Contrammiraglio Enrico Credendino. L’Italia inoltre fornisce agli armatori una decina di team di fucilieri del Reggimento San Marco, numero da potenziare (o da integrare con la possibilità di impiegare guardie private) dal momento che tra ottobre 2001 e giugno di quest’anno hanno protetto 77 mercantili sui 107 che ne avevano fatto richiesta.  

Al di là dei dati discordanti forniti dalle diverse organizzazioni il momento difficile per la pirateria marittima è confermato anche  dall’International Maritime Bureau che su scala mondiale ha registrato un calo del 35 per cento negli arrembaggi alle imbarcazioni commerciali con 177 attacchi tra gennaio e giugno (20 le navi catturate con 334 uomini d’equipaggio) contro i 266 nello stesso periodo del 2011. Meno assalti nell'Oceano Indiano compensati però dall’incremento delle attività dei pirati nigeriani nel Golfo di Guinea dove i casi registrati nei prime sei mesi dell’anno sono stati 32 contro, con 3 navi sequestrate, a fronte dei 25 dell’intero 2011.

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