Esteri

La flotta americana si rafforza nel Pacifico

Per contrastare eventuali minacce cinesi

Leon Panetta, alla testa del Pentagono, lo aveva promesso a inizio giugno nel suo viaggio nel sud est asiatico: la Marina statunitense abbandonerà il tradizionale bilanciamento tra le forze schierate nel mondo per rafforzare lo schieramento nell’Oceano Pacifico.

Oggi le quasi 300 navi da guerra statunitensi sono dislocate in parti circa uguali nell’Atlantico/ Mediterraneo e nel Pacifico /Indiano ma i piani prevedono che entro il 2020 il 60 per cento della flotta sarà posizionato nei mari asiatici in base alla nuova strategia annunciata nel novembre scorso dal presidente Barack Obama che mette al centro l’asia-Pacifico, area definita "vitale" per la sicurezza degli Sati Uniti.

Dopo gli annunciati ritiri di truppe statunitensi dall’Europa sarà quindi la volta delle unità navali dell’Atlantico a spostarsi verso "altri lidi" e non si tratta solo di quantità ma anche di tipologia di navi da guerra. Cinque delle 11 portaerei saranno a tempo pieno nel Pacifico con tutte le più moderne unità da combattimento, inclusi i sottomarini classe Virginia e le Littoral Combat Ship che verranno schierate in 4 unità a Singapore a protezione degli stretti della Malacca vitali per il traffico mercantile e delle petroliere.

La flotta americana tornerà a utilizzare basi nelle Filippine e a Cam Ranh Bay, nel Vietnam un tempo nemico e oggi alleato di Washington in funzione anti cinese. Con un aggressivo espansionismo e la marcata ostentazione di potenza, Pechino è infatti riuscita a terrorizzare tutti i Paesi dell’area spalancando le porte al ritorno degli statunitensi.

Il parallelo con la guerra del Vietnam (di quel conflitto mancano notizie ancora sui 1.678 dispersi statunitensi) non è solo simbolico e paradossale poiché gli Stati Uniti torneranno a disporre della fitta rete di basi controllate negli anni ’60 e ’70 quando fino mezzo milione di soldati erano schierati a Saigon e dintorni.

“La maggioranza delle porterei e dei nostri incrociatori, cacciatorpediniere, navi da sbarco e sottomarini sarà nel Pacifico”, ha annunciato Panetta a Singapore per rassicurare gli alleati e poi ad Hanoi dove ha discusso con il primo ministro Nguyen Tan Dung e il ministro della difesa Phuong Quang Thanh una maggiore cooperazione militare tra i due Paesi specie nel settore marittimo.

Il potenziamento militare americano è accompagnato da una rinnovata disponibilità a vendere armi anche sofisticate agli alleati asiatici che potranno così difendersi meglio dai cinesi ma aiuteranno anche l’industria della Difesa statunitense a sopportare meglio il calo delle commesse interne determinato dai tagli al bilancio del Pentagono.

Inevitabile che il portavoce del ministero cinese degli Affari esteri, Liu Weimin, abbia definito “inopportuna” la decisione degli Stati Uniti di ridispiegare la maggior parte dell’US Navy nel Pacifico chiedendo a Washington di rispettare i suoi interessi nella regione ricordando che "tutte le parti devono sforzarsi di salvaguardare e promuovere la pace, la stabilità e lo sviluppo in Asia-Pacifico".

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