Esteri

Gioco al buio per i francesi in Malì

Tutti plaudono l'intervento delle truppe di Parigi ma nessuno le affianca

Truppe francesi si imbarcano per il Malì (Armèe de l'Air)

La Francia è alla fine scesa in campo contro i jihadisti del nord del Malì esercitando quel diritto all’ingerenza già più volte applicato da Parigi nelle sue ex colonie africane e resa possibile dai 5 mila militari schierati in un decina di basi dal Senegal a Gibuti.

Un’ingerenza gradita a tutti a quanto pare. Dagli Stati Uniti che possono continuare a restare “dietro le linee”, come sembra imporre la dottrina Obama, limitandosi a qualche raids dei droni basati in Mauritania e Burkina Faso e a operazioni d’intelligence affidate agli uomini della CIA, delle forze speciali e contractors attivi da anni nel Sahel per tenere sotto controllo i qaedisti non sempre con successo.

Il New York Times sottolinea infatti che gli Stati Uniti hanno addestrato in questi anni molte unità antiterrorismo africane ma i loro comandanti e molti soldati hanno disertato per schierarsi con i ribelli. L’intervento francese è gradito agli africani   i cui eserciti non sono in grado di contrastare le milizie jihadiste composte in buona parte da veterani dei conflitti afghano, iracheno, algerino e libico. Combattenti ben armati, grazie alle armi prelevate dagli arsenali dell’esercito libico nell’estate del 2011, che hanno già inflitto perdite ai francesi. Persino russi e cinesi hanno espresso gradimento per le incursioni dei jet e degli elicotteri francesi sulle basi logistiche dei movimenti Ansar Edine e al-Qaeda nel Maghreb islamico mentre la Ue può limitarsi ad apprezzare il “coraggioso intervento francese” come lo ha definito Josè Emanuel Barroso,  presidente della Commissione europea, mentre l’unione si limitava però nei fatti a inviare solo qualche centinaio di militari che arriveranno in Malì chissà quando e solo per addestrare l truppe di Bamako, non per combattere.

I raids dei cacciabombardieri Mirage 2000 e Rafale francesi si sono rivelati efficaci ma non potranno durare a lungo perché la lista degli obiettivi selezionati da tempo dai droni americani, dai satelliti e dall’intelligence sta per esaurirsi  mentre su un terreno così vasto e desertico i 600 militari francesi dell’Operazione Serval e i circa 3 mila che verranno inviati dai paesi dell’Africa Occidentale saranno troppo pochi per controllare un’area così vasta. Non è un caso che oggi, nonostante le incursioni francesi, i jihadisti abbiano espugnato Diabaly, a 400 chilometri da Bamako proseguendo così l’avanzata verso sud. Un successo tattico e forse solo temporaneo che dimostra però come le scarse forze sul terreno consentano ai guerriglieri di condurre operazioni di tipo convenzionale e non solo attentati, imboscate e incursioni mordi e fuggi.

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