Esteri

Emergenza immigrati: se Onu e Ue non ci aiutano

Con Frontex, Eurosur ed Eubam la UE ha speso molto denaro senza risultati nel contrasto all’immigrazione clandestina: ecco che cosa occorrerebbe per arginare il fenomeno ed evitare altre tragedie. Il flop di Mare Nostrum

Operazioni di soccorso in Sicilia - ANSA

Lasciata sola gestire i flussi migratori e i drammatici soccorsi da portare ai barconi di immigrati in difficoltà, l’Italia non sembra riuscire a convincere i partners  a condividere lo sforzo dei pattugliamenti navali né quello per accogliere parte dei clandestini giunti in Italia con l’aspirazione di raggiungere il Nord Europa. Nonostante i quasi quotidiani appelli di Matteo Renzi e dei ministri del suo governo a Bruxelles nessuno sembra interessato ad assumersi l’onere di condividere la gestione di flussi migratori che dall’inizio dell’anno hanno già portato in Italia (a bordo delle navi militari dell’operazione Mare Nostrum ) circa 30 mila clandestini in aggiunta ai 43 mila arrivati l’anno scorso.

Eppure, sulla carta, l’Europa si è dotata di agenzie espressamente dedicate a questa missione e teoricamente attive. La più importante è Frontex, basata a Varsavia e definita oggi “completamente da ridisegnare “ dal ministro della Difesa Roberta Pinotti che vorrebbe venisse trasferita in Italia. Frontex  sulla carta dispone di 48 aerei ed elicotteri, 113 navi e motovedette ma si tratta di numeri di carta che sommano solo le teoriche assegnazioni di mezzi che tutti i Paesi della Ue impiegano per controllare frontiere terrestri e marittime. Non a caso ci sono solo navi della Marina Militare italiana a prestare soccorso ai clandestini. Frontex è costata dalla sua costituzione, nel 2005, oltre 600 milioni di euro dei quali 86 messi a bilancio l’anno scorso. Di questi, come ha ricordato il ministro Pinotti in un’intervista pubblicata oggi dall’Avvenire , solo 12 sono stati assegnati all’Italia per l’emergenza immigrati quando la sola operazione Mare Nostrum assorbe 9,5 milioni di euro al mese.

L’agenzia Eurosur ha invece lo scopo di armonizzare e integrare i sistemi di rilevamento e sorveglianza dei diversi Paesi Ue del Mediterraneo. E’ operativa dal dicembre scorso e dovrebbe consentire un miglior coordinamento tra le forze navali italiane e quelle degli altri Paesi per far fronte all’emergenza immigrazione con un bilancio di 340 milioni di euro dal 2013 fino al 2020 pari a 42,5 milioni all’anno.. Peccato però che gli altri partner non partecipino alle operazioni di soccorso.

In territorio libico la Ue schiera da un anno la missione Eubam (EU Border Assistance Mission)   che dovrebbe aiutare il governo locale a gestire i 4.300 km di frontiere. Un centinaio di funzionari che costano 30 milioni di euro l’anno ma che anche a causa della precarie condizioni di sicurezza non hanno combinato molto. 
Con i fondi annuali delle tre missioni europee, pari complessivamente a quasi 75 milioni non si raggiunge il costo di Mare Nostrum (114 milioni all’anno) ma simili cifre verrebbero meglio spese se vi fosse la volontà comune di Ue e Onu di collaborare con l’Italia. Anche per  scongiurare le tragedie in mare prevenendo le partenze dalle coste libiche. Le forze militari italiani già assegnate a Mare Nostrum potrebbero facilmente assumere il controllo di un tratto di costa libica o di un porto sul quale riportare i clandestini raccolti in mare. Certo sarebbe necessario il via libera di Tripoli ma le autorità libiche potrebbero venir forzate a impedire i flussi oppure ad accettare l’intervento internazionale.

Un’operazione del genere scoraggerebbe i migranti togliendo il guadagno alle organizzazioni criminali semplicemente perché nessuno pagherebbe per ritrovarsi sulle coste libiche dove con il supporto di Onu e Ue potrebbero venire allestiti centri di raccolta e assistenza e uffici per esaminare eventuali richieste di asilo. Un’operazione non certo impossibile pur tenendo conto delle stime che riferiscono di almeno 600 mila africani in Libia in attesa di un passaggio su un barcone. Basti pensare che nel 2011, durante il conflitto contro Gheddafi, oltre un milione di lavoratori stranieri fuggiti in Tunisia vennero assistiti dalle agenzie dell’Onu e rimpatriati con un ponte aereo internazionale cui presero parte anche velivoli militari italiani. Perché non fare la stessa cosa anche oggi?

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