Esteri

Cameron taglia, i generali si dimettono

L'austeriry nei confronti dell'esercito di Sua Maestà scatena la reazione dei vertici militari

Martin Godwin/Telegraph

Sei generali hanno annunciato le dimissioni dal British Army , l’esercito di Sua Maestà britannica falcidiato negli organici e nei mezzi dai tagli sempre più corposi apportati dalla spending review del governo di David Cameron.

Il piano riguarda tutte le forze armate e che ha già ridotto le unità della Royal Navy al minimo storico, che prevede di radiare 200 velivoli della Royal Air Force e che porterà l’esercito  a ridurre gli effettivi da 100mila a 82mila unità (più 30 mila riservisti del Territorial Army ) entro il 2020 cancellando interi reggimenti e mettendo in naftalina o in vendita cannoni e carri armati.

Il programma lascerà operative 6 brigate e di fatto impedirà in futuro ai britannici di gestire impegnative missioni oltremare come quelle in Iraq e Afghanistan e che già oggi renderebbe impossibile per Londra riconquistare le isole Falkland,  liberate 30 anni or sono dopo l’occupazione argentina.

Tra gli ufficiali che si sono detti pronti a lasciare anticipatamente il servizio c’è il meglio del British Army. Generali giovani e brillanti come Justin Maciejewski, indicato da diverse fonti come il futuro probabile capo di Stato maggiore. Un alto ufficiale ha ammesso anonimamente al Telegraph di "non aver mai visto il morale così basso in 26 anni di servizio''. Un chiaro riferimento alle condizioni dell’esercito dove la carenza di fondi e i tagli governativi stanno compromettendo addestramento e capacità operative. ''Il rapporto di fiducia e rispetto fra l'esercito e il governo è collassato del tutto''.

Maciejewski, decorato con il Distinguished Service Order per le operazioni a Bassora nel 2007, verrà seguito sullo ”scivolo” che favorisce con un bonus di 190 mila sterline il prepensionamento degli alti ufficiali, dal generale Jonathan Shaw, veterano della guerra in Iraq e già comandante delle forze speciali  (il "mitico" Special Air Service). Se ne andrà anche Mungo Melvin, generale apprezzato anche come storico e intellettuale militare e il comandante della prestigiosa accademia di Sandhurst, fucina di generazioni di ufficiali britannici, il generale Patrick Marriott.

Toglierà l’uniforme pure il generale di brigata appena nominato Nicky Moffat, l'ufficiale donna dell'esercito col grado più alto divenuta un simbolo per la Difesa britannica. Cinquant’anni, dei quali 26 con addosso l’uniforme, la Moffat ha rassegnato le dimissioni alla vigilia dell'annuncio dei tagli decisi dal governo che sono malvisti proprio dall’elettorato conservatore da sempre vicino alle forze armate. Il ministero della Difesa, in evidente imbarazzo, tenta di smorzare i toni e un portavoce ha dichiarato che "non possiamo commentare le scelte compiute dai singoli individui ma non crediamo che debbano essere viste come una conseguenza del morale nelle forze armate".

© Riproduzione Riservata

Commenti