Esteri

In Asia è corsa alla portaerei

Il frenetico riarmo che coinvolge i Paesi asiatici gonfia le forze navali

Lo scafo della portaerei indiana Vikrant (Credits: India Times)

Portaerei e sottomarini nucleari caratterizzano i più recenti sviluppi della corsa al riarmo navale in Asia. Dopo la Cina, che l’anno scorso ha iniziato a impiegare, ufficialmente a scopi addestrativi, la sua prima porterei Liaoning (la russa Varyag) varando un programma per costruirne altre più avanzate, nelle ultime due settimane l’India ha annunciato il completamento dello scafo della prima portaerei e del primo sottomarino nucleare lanciamissili balistici interamente realizzati nei cantieri nazionali.

L’India è stato il primo Paese asiatico a dotarsi di una portaerei già alla fine degli anni, ’60, una nave ex britannica battezzata Vikrant che fu protagonista della guerra col Pakistan del 1971. Oggi la Marina di Nuova Delhi dispone di una portaerei, la Viraat, ex Hermes che i britannici cedettero nel 1986 dopo averla impiegata nella guerra delle Falkland. Nel tentativo di  ammodernare la flotta l’India ha acquistato nel 2004 in Russia per 1,4 miliardi di dollari un’altra portaerei, la Admiral Gorshkov, ribattezzata Vikramaditya ma mai entrata in servizio a causa di problemi tecnici ma nello stesso periodo ha dato vita a un piano per costruire nei cantieri di Kochi una portaerei di realizzazione interamente nazionale.

La nuova Vikrant è stata realizzata con il consistente contributo italiano nel design, nella motorizzazione (Fincantieri), nei cannoni (Oto Melara) e nei radar (Selex ES) ma lo sviluppo dell’unità, il cui costo finale previsto è di 5 miliardi di dollari, sconta le difficoltà indiana a gestire nuove tecnologie e integrare sisteminazionali, italiani e russi.

Per questo la Vikrant, quasi 40 mila tonnellate con a bordo 40 velivoli e 1.400 uomini di equipaggio, non entrerà in servizio prima del 2018 con tre anni di ritardo sui tempi previsti. ''Si tratta di una giornata di orgoglio per la nostra nazione che ha raggiunto l'autosufficienza in questo settore strategico ed è entrata nel ristretto club di Paesi che sanno progettare e costruire portaerei'' ha detto dal ministro della Difesa indiano AK Antony enfatizzando il crescente ruolo della Marina indiana, diretta concorrente della flotta cinese per la supremazia regionale. Nuova Delhi, che quest’anno spende per la difesa 27,5 miliardi di euro e ha stanziato 112 miliardi di dollari per l’acquisizione di nuovi armamenti nel periodo 2010-2016, intende realizzare nei prossimi anni una portaerei ancora più grande, la Vishal da 65 mila tonnellate, ammiraglia di una flotta che nel 2022 conterà 162 navi delle quali 90 da combattimento.

A inizio agosto il premier Manmohan Singh ha presentato anche lo Arihant , primo sottomarino nucleare lanciamissili balistici che verrà presto sottoposto ai test preliminari.

Costato quasi tre miliardi di dollari il battello da 6 mila tonnellate sarà dotato di 12 missili K-15 Sagarika con testata nucleare e un raggio d’azione fino a 1.900 chilometri.Negli ultimi anni l’India è diventata il primo importatore di armi al mondo, un primato che qualche anno or sono spettava ai cinesi oggi divenuti tra i primi esportatori di equipaggiamenti militari. La rapida acquisizione di mezzi e tecnologie da sola non basta però a garantire efficienza agli strumenti militari delle potenze emergenti. Basti pensare all’incidente che il 14 agosti ha colpito il sottomarino indiano Sindhurakshak, un battello convenzionale del tipo russo Kilo esploso e affondato nel porto di Mumbai per cause probabilmente legate ad errori umani.

Il riarmo cinese e indiano non lascia indifferenti gli altri Paesi dell’area compresa tra gli oceani Indiano e Pacifico, tutti impegnati in programmi di potenziamento marittimo, incluso il Giappone che il 6 agosto ha varato la portaelicotteri Izumo , prima di quattro unità tuttoponte da 24 mila tonnellate (le più grandi prodotte dai nipponici dopo la Seconda guerra mondiale) e potenzialmente in grado di imbarcare anche la versione B del cacciabombardiere F-35,. Le Izumo sono considerate l’ultimo passo di Tokyo prima di realizzare vere e proprie portaerei.

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