Esteri

Smantellare le armi chimiche della Siria è impossibile

Un compito immane, costoso e mai tentato prima in un Paese in guerra 

I siti militari siriani di stoccaggio e produzione di armi chimiche (Credits: James Martin, Center for Nonproliferation Studies)

Il presidente della Siria, Bashar al-Assad ha confermato che le armi chimiche siriane saranno messe sotto il controllo internazionale in cambio della rinuncia di Washington e dei suoi alleati ad attaccare Damasco. Se l’accordo politico internazionale dovesse andare in porto i problemi per attuarlo concretamente sarebbero tanti e forse irrisolvibili poiché catalogare e mettere in sicurezza le armi chimiche di Assad valutate in mille tonnellate di testate, proiettili e bombe (più 5 mila tonnellate di aggressivi chimici) sarà un’impresa titanica, lunga, molto costosa e soprattutto mai tentata prima in un Paese in guerra.

Olivier Lepick, ricercatore presso la FRS (la Fondazione per la ricerca strategica) e consulente dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (Opcw)  valuta “la proposta russa per certi versi irricevibile” perché, come ha spiegato in un’intervista al quotidiano Libero, “solo per distruggere o mettere in sicurezza l’arsenale siriano, ci vorrebbero non meno di una dozzina d’anni”.

Alberto Breccia Fratadocchi che è stato per sette anni nella stessa organizzazione ha ricordato in un’intervista al Quotidiano Nazionale che smantellare gli arsenali chimici richiede tempi lunghi e molto denaro al punto che la Russia non ha ancora finito di neutralizzare le sue armi chimiche. ”Ne aveva per 44 mila tonnellate ma per mancanza di fondi finora si è liberata solo del 40 per cento dello stock. Per distruggere le armi chimiche siriane “è assolutamente necessaria una tregua”.

Smantellare l'arsenale chimico siriano potrebbe essere "immensamente difficile" valutano all'Istituto internazionale di studi strategici (Iiss) di Londra. "Non c'è mai stata  una situazione in cui la comunità internazionale abbia cercato di mettere in sicurezza, sequestrare e annientare armi di distruzione di massa durante un conflitto in corso – ha detto l’analista Mark Fitzpatrick durante la conferenza stampa di presentazione del rapporto annuale dell'Istituto Strategic Survey 2013.  “

In Iraq ci sono voluti mesi per mettere insieme un team e anni per distruggere l'arsenale. In Libia ci sono voluti molti anni e ancora il gas mostarda non è stato del tutto distrutto. Quindi è un'operazione immensamente difficile e il Pentagono ha stimato che ci vogliono 75mila truppe per mettere in sicurezza le armi chimiche siriane”.

Damasco si fida solo dei russi ma è difficile ipotizzare che in Siria vengano schierate truppe di Mosca a sorvegliare i siti dove sino stoccate le armi chimiche, che erano una cinquantina prima della guerra mentre ora sembra che siano state concentrate in otto o forse solo tre depositi.

Emile Hokayem l'analista dell'Iiss che si occupa di Medio Oriente ritiene che “l'ipotesi di dislocare truppe russe sul terreno potrebbe rivelarsi disastrosa, in quanto i soldati verrebbero considerati come bersagli dai ribelli siriani''.
Anche Hans Blix, ex capo degli ispettori dell’Onu in Iraq e direttore dell'Agenzia atomica internazionale (Aiea) è scettico sul controllo gli arsenali chimici in Siria, sostenendo il processo di verifica e distruzione potrebbe essere difficile e lungo.

A differenza della missione in Iraq, in Siria c'è una guerra civile in atto. "Sarà molto difficile cercare queste armi" e anche se Damasco si dichiara disponibile "non significa che gli ispettori che le cercano le troveranno". Inoltre non è chiaro se anche i ribelli le abbiano: Assad potrebbe "pretendere che gli ispettori cerchino armi chimiche anche fra i ribelli".

L’ipotesi di smantellare all’estero gli arsenali di Assad non è meno complessa, costosa e richiederebbe numerosi convogli speciali. Difficile immaginare che un simile carico possa transitare sulle frontiere terrestri siriane, peraltro controllate in parte dai ribelli. Più attuabile il trasporto degli arsenali verso i porti di Tartus e Latakia con convogli  che  dovranno essere tenuti sotto stretto controllo e pesantemente scortati per il rischio di attacchi, azioni terroristiche o tentativi di impossessarsi delle armi chimiche. In ogni caso un incubo.

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