Papa Francesco all'apertura del Sinodo dei vescovi
Cronaca

Sinodo sulla famiglia: la prova per la Chiesa

Per due settimane vescovi e cardinali di tutto il mondo discutono di divorzio, convivenze, contraccezione, ruolo della donna. Ecco una mappa per orientarsi

Sono 253 i partecipanti al Sinodo straordinario sulle «Sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione» che si svolge in Vaticano dal 5 al 19 ottobre. Un piccolo «parlamento mondiale» composto non solo di vescovi e cardinali ma anche da religiosi, suore, laici e 14 coppie di sposi. I «padri sinodali», cioè i partecipanti con diritto di voto sono 191, tra cui 25 capi dicastero della Curia e 114 presidenti di Conferenze episcopali: 36 dall’Africa, 24 dall’America, 18 dall’Asia (per la Cina, ci sarà l’arcivescovo di Taipei, mons. Shan-Chuan), 32 dall’Europa e 4 dall’Oceania. Gli altri partecipanti, tra esperti e «uditori» sono 62 inclusi 8 «delegati fraterni» (ortodossi, anglicani, luterani, riformati e battisti). Nonostante una certa presenza di laici (uomini e donne) saranno i vescovi e i cardinali i veri protagonisti del Sinodo, pur essendo tra coloro che forse hanno meno esperienza di vita familiare.


 

Chi sono i più influenti
Perciò è interessante analizzare qual è la mappa dei gruppi, delle cordate, delle «lobby» di vescovi e cardinali presenti nell’assemblea per capire quali saranno i rapporti di forza, l’influenza e il peso delle diverse posizioni riguardo ai principali temi che saranno discussi dall’assemblea (accesso ai sacramenti dei divorziati risposati, contraccezione, ruolo della donna, convivenze, modelli di famiglia nelle diverse parti del mondo). Un primo gruppo è composto da vescovi e cardinali molto vicini a Papa Francesco e perciò assai sensibili alla dimensione pastorale dei problemi della famiglia. Tra questi il segretario generale del Sinodo, cardinale Lorenzo Baldisseri, i presidenti delegati, cardinali Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila (Filippine) e Raymundo Damasceno Assis, arcivescovo di Aparecida e presidente della Conferenza episcopale del Brasile e il cardinale Walter Kasper, già presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani. Essi guidano il gruppo più disponibile a discutere delle riforme e ad aprire all’accoglienza dei divorziati risposati. Ad essi si aggiungono anche il segretario speciale monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti e il presidente della Commissione per il messaggio, cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la cultura. Ai vertici del Sinodo quindi vi è un gruppo nutrito di «riformisti». C’è poi un uomo di fiducia del Papa che terrà aggiornato Bergoglio anche su quello che si dirà nei «corridoi» del Sinodo e al di fuori degli incontri ufficiali: monsignor Victor Manuel Fernandez, detto «Tuccio», rettore della Pontificia Università Cattolica Argentina e vicepresidente della Commissione per il messaggio.
Contrapposto a questo gruppo di cardinali e vescovi aperti alla possibilità di modificare la prassi della Chiesa su alcuni temi del matrimonio e della famiglia, vi sono invece i difensori della dottrina. Per essi una modifica della pastorale della Chiesa rischia di compromettere il magistero su aspetti fondamentali, come l’indissolubilità del matrimonio cattolico. In questo gruppo militano i cardinali Gerhard Mueller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Raymond Leo Burke, prefetto del Tribunale della Segnatura Apostolica, Timothy Dolan, arcivescovo di New York, Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, George Pell, prefetto della Segreteria per l’economia. In questo gruppo di prelati molto attenti a difendere la dottrina tradizionale sulla famiglia si può certamente anche ascrivere il cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi e presidente delegato del Sinodo. Basta ricordare, infatti, che quando è stato presidente della Conferenza episcopale di Francia, Vingt-Trois ha fortemente difeso la famiglia tradizionale rispetto ai progetti di legge di riforma presentati dal governo.

Gli esperti del diritto
Vi sono poi i canonisti, cioè coloro che propongono una soluzione più giuridica che pastorale alla questione dell’accesso ai sacramenti dei divorziati risposati e alle altre sfide che riguardano la famiglia. In particolare suggeriscono di snellire e semplificare le cause di nullità matrimoniale. Tra questi ci sono i cardinali Peter Erdo, arcivescovo di Budapest e relatore generale del Sinodo, Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi e monsignor Pio Vito Pinto, decano del Tribunale della Rota Romana. Anche il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, contrario a dare la comunione ai divorziati risposati, propone un processo molto più semplificato e rapido per dichiarare nulli i matrimoni canonici. Sono sempre di più infatti le cause di nullità pendenti di fronte ai tribunali ecclesiastici: nel 2012 erano oltre 76 mila. Nel corso dello stesso anno nel mondo sono state annullate quasi 50 mila nozze celebrate in chiesa, di cui 2.413 in Italia.

I "delegati fraterni"
Molto significativo è poi il gruppo dei cardinali e vescovi cattolici di rito orientale e dei «delegati fraterni», come il cardinale cattolico maronita Bechara Boutro Rai, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, capo del Sinodo della Chiesa cattolica ucraina, il metropolita ortodosso del Belgio, Athenagora e il presidente del dipartimento delle relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, Hilarion. Essi potranno portare l’esperienza del mondo ortodosso che prevede per i divorziati, dopo un percorso penitenziale, la possibilità di sposarsi nuovamente in chiesa.
Non è da sottovalutare infine, il gruppo di padri sinodali africani e asiatici come i cardinali Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kinshasa (Repubblica democratica del Congo), Wilfrid Fox Napier, arcivescovo di Durban (Sud Africa), Peter Turkson, presidente del pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay. Essi cercheranno di allargare l’attenzione del Sinodo a tutti quei problemi che riguardano la famiglia nel Sud del mondo: la lotta alla povertà, la violenza sulle donne, i matrimoni delle bambine, i rapporti con le altre religioni, la lotta all’Aids. Sulla famiglia, infatti, si scaricano tutte le grandi questioni e le sfide che interrogano la Chiesa nel Sud del mondo e nei paesi più poveri. Il Sinodo dovrà discutere anche di questo.

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