Papa Francesco porta alla Casa Bianca il grido degli esclusi. Coloro che bussano "con forza alle nostre case, città, società" per chiedere una società più giusta, più accogliente, più solidale, dove nessuno sia lasciato indietro. Una casa comune rispettosa dell’ambiente e attenta al futuro delle giovani generazioni.

E’ un discorso molto intenso quello che Bergoglio rivolge al presidente Barack Obama nel suo primo discorso ufficiale sul suolo degli Stati Uniti. Ieri l’arrivo a Washington con l’omaggio, non formale, di tutta la famiglia Obama all’aeroporto e l’abbraccio della gente per le strade. Oggi inizia l’esame per il pontefice, in uno dei suoi viaggi più difficili.

Mentre il candidato Repubblicano alla Casa Bianca, Donald Trump, afferma che nessun musulmano è gradito (il riferimento è al candidato repubblicano Ben Carson) e propone di alzare un muro al confine con il Messico, Francesco cita Martin Luther King e invita all’accoglienza dei migranti.

Le parole di Francesco alla Casa Bianca
"La storia ci ha posto in un momento cruciale per la cura della nostra 'casa comune'. Siamo, però, ancora in tempo per affrontare dei cambiamenti che assicurino 'uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare'. Cambiamenti che esigono da parte nostra un riconoscimento serio e responsabile del tipo di mondo che possiamo lasciare non solo ai nostri figli, ma anche ai milioni di persone sottoposte a un sistema che le ha trascurate. La nostra casa comune è stata parte di questo gruppo di esclusi che grida al cielo e che oggi bussa con forza alle nostre case, città, società. Riprendendo le sagge parole del Reverendo Martin Luther King, possiamo dire che siamo stati inadempienti in alcuni impegni, ed ora è giunto il momento di onorarli".

"'L’umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune'. Come cristiani animati da questa certezza, cerchiamo di impegnarci per la cura consapevole e responsabile della nostra casa comune.

Gli sforzi compiuti di recente per riconciliare relazioni che erano state spezzate e per l’apertura di nuove vie di cooperazione all’interno della famiglia umana rappresentano positivi passi avanti sulla via della riconciliazione, della giustizia e della libertà. Auspico che tutti gli uomini e le donne di buona volontà di questa grande e prospera Nazione sostengano gli sforzi della comunità internazionale per proteggere i più deboli nel nostro mondo e di promuovere modelli integrali ed inclusivi di sviluppo, così che i nostri fratelli e sorelle ovunque possano conoscere le benedizione della pace e della prosperità che Dio desidera per tutti i suoi figli".

Buona la sintonia del pontefice con il presidente Obama che, nel suo intervento, ringrazia Francesco per i suoi interventi a difesa dell'ambiente, dei migranti, la mediazione con Cuba, l'impegno per la pace. "Lei è il Papa della speranza" afferma il presidente rivolgendosi a Bergoglio.

"Vengo quale figlio di emigranti"
Il tema dell'immigrazione è molto presente in questo viaggio di Francesco. Il Papa non perde occasione per ricordare che gli Stati Uniti sono terra di immigrazione e per invitare ad accogliere senza alzare muri. Nel suo discorso alla Casa Bianca ha ricordato le sue origini: "Quale figlio di una famiglia di emigranti, sono lieto di essere ospite in questa Nazione, che in gran parte fu edificata da famiglie simili".

Ed è tornato sull'argomento rivolgendosi ai vescovi americani nella cattedrale di san Matteo a Washington: "Chiedo scusa se in qualche modo parlo quasi 'in causa propria'. La Chiesa statunitense conosce come poche le speranze dei cuori dei migranti. Da sempre avete imparato la loro lingua, sostenuto la loro causa, integrato i loro contributi, difeso i loro diritti, promosso la loro ricerca di prosperità, conservato accesa la fiamma della loro fede. Anche adesso nessuna istituzione americana fa di più per gli immigrati che le vostre comunità cristiane. Ora avete questa lunga ondata d’immigrazione latina che investe tante delle vostre diocesi. Non soltanto come Vescovo di Roma, ma anche come Pastore venuto dal sud, sento il bisogno di ringraziarvi e di incoraggiarvi. Forse non sarà facile per voi leggere la loro anima; forse sarete messi alla prova dalla loro diversità. Sappiate, comunque, che possiedono anche risorse da condividere. Perciò accoglieteli senza paura. Offrite loro il calore dell’amore di Cristo e decifrerete il mistero del loro cuore. Sono certo che, ancora una volta, questa gente arricchirà l’America e la sua Chiesa".

La stampa Usa non fa sconti
Se l’accoglienza per le strade è festosa e i grandi network televisivi americani hanno messo in campo uno spiegamento di mezzi degno delle grandi occasioni, tuttavia la stampa Usa non fa sconti al pontefice e lo mette sotto esame. Il Wall Street Journal definisce il Papa il world’s disrupter-in-chief ("il comandante distruttore") parafrasando il termine usato per il presidente Usa commander-in-chief e sulla prima pagina di oggi parla delle riserve dei conservatori americani sul Papa. Secondo il New York Times ci sono due Chiese che attendono Francesco: quella ispanica, impegnata e ricca di partecipazione, e quella bianca, esausta e piegata dagli scandali. Usa Today mette invece in evidenza le polemiche per la coincidenza del viaggio del Papa con la festa dello Yom Kippur degli ebrei e della Eid-Al –Adha dei musulmani.

Le polemiche sulle auto
A Cuba Papa Francesco ha utilizzato una Volkswagen Passat nel giorno dello scandalo sulle emissioni dei diesel della casa tedesca. Negli Usa invece ha scelto una 500L nera. Un’utilitaria, certamente, ma anche l’auto più venduta negli Usa, sulla quale la Fiat di Sergio Marchionne sta spingendo molto con il marketing. E l’immagine del pontefice che arriva alla Casa Bianca in 500 ha fatto certamente piacere al Ceo di FCA.

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