Francesco tira le orecchie alle Nazioni Unite. Arriva al Palazzo di Vetro, dopo il successo di ieri al Congresso degli Stati Uniti. Porta con sé l’apprezzamento mondiale per l’esito delle innumerevoli mediazioni diplomatiche che hanno visto la Santa Sede protagonista: la riapertura delle relazioni diplomatiche tra gli Stati Uniti e Cuba, l’annuncio della pace tra il governo colombiano e le Farc, un possibile intervento tra Bolivia e Cile per la questione dell’accesso al mare. Ma soprattutto nel Palazzo di Vetro risuona forte l’eco degli appelli delle scorse settimane del pontefice per l’accoglienza di profughi e rifugiati e la sua accorata difesa dell’ambiente nell’encilica “Laudato si’”. Per la prima volta, accanto alle 193 bandiere dei Paesi membri, sventola anche quella della Santa Sede.
Il Papa coglie l’occasione del discorso alle Nazioni Unite (è il quinto pontefice a prendere la parola di fronte all’assemblea generale) per offrire una riflessione sistematica su quelle che a suo avviso sono le priorità nell’attuale contesto mondiale, sul ruolo della comunità internazionale e sull’impegno della Chiesa. Ma anche per richiamare ai suoi doveri la principale organizzazione internazionale del pianeta.

Difesa dell’ambiente e lotta all’esclusione
Due sono i pilastri del discorso di Bergoglio all’Onu: difesa dell’ambiente e lotta all’esclusione. E, nella prospettiva di Francesco, sono intimamente connessi. Perché è proprio la distruzione e il mancato rispetto dell’ambiente ad alimentare la “cultura dello scarto”. Da qui discende un grande richiamo etico a preoccuparsi per le generazioni future cominciando a prendersi cura di quanti oggi sono gli ultimi. “Oggi il panorama mondiale ci presenta, tuttavia, molti falsi diritti, e – nello stesso tempo – ampi settori senza protezione, vittime piuttosto di un cattivo esercizio del potere: l’ambiente naturale e il vasto mondo di donne e uomini esclusi”.
Difesa dell’ambiente e lotta all’esclusione diventano il paradigma su cui impostare un sistema delle relazioni internazionali autenticamente ispirato ai principi della giustizia sociale e della difesa della persona. “Qualsiasi danno all’ambiente è un danno all’umanità. Ciascuna creatura, specialmente gli esseri viventi, ha un valore in sé stessa, di esistenza, di vita, di bellezza e di interdipendenza con le altre creature”. Inoltre l’abuso e la distruzione dell’ambiente, per il Papa, “sono associati ad un inarrestabile processo di esclusione. In effetti, una brama egoistica e illimitata di potere e di benessere materiale, conduce tanto ad abusare dei mezzi materiali disponibili quanto ad escludere i deboli e i meno abili, sia per il fatto di avere abilità diverse (portatori di handicap), sia perché sono privi delle conoscenze e degli strumenti tecnici adeguati o possiedono un’insufficiente capacità di decisione politica”.

Le nuove schiavitù e la cultura dello scarto
Durissimo il giudizio del pontefice: “L’esclusione economica e sociale è una negazione totale della fraternità umana e un gravissimo attentato ai diritti umani e all’ambiente”. I più poveri soffrono le conseguenze più gravi: “Questi fenomeni costituiscono oggi la tanto diffusa e incoscientemente consolidata ‘cultura dello scarto’” con le sue “tristi conseguenze di tratta degli esseri umani, commercio di organi e tessuti umani, sfruttamento sessuale di bambini e bambine, lavoro schiavizzato, compresa la prostituzione, traffico di droghe e di armi, terrorismo e crimine internazionale organizzato”. A questo riguardo il Papa ha fatto riferimento alla “Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile” e si è augurato che l’imminente conferenza di Parigi sul clima porti dei risultati in questo senso.

Promuovere lo sviluppo umano integrale
Lo “sviluppo umano integrale”, questo è ciò che sta a cuore a Papa Francesco in linea con quanto proclamato dai suoi predecessori da quella stessa tribuna.
Da qui discende anche l’appello a tutelare una serie di altri diritti fondamentali, a cominciare dalla libertà religiosa, pilastro di tutte le altre libertà, chiedendo di proteggere i cristiani e le minoranze religiose perseguitate. La libertà di educazione, con particolare attenzione alle bambine e alle donne. La difesa della vita, anche quella non ancora nata. Il diritto alla casa e al lavoro.
“La misura e l’indicatore più semplice e adeguato dell’adempimento della nuova Agenda per lo sviluppo sarà l’accesso effettivo, pratico e immeditato, per tutti, ai beni materiali e spirituali indispensabili: abitazione propria, lavoro dignitoso e debitamente remunerato, alimentazione adeguata e acqua potabile; libertà religiosa e, più in generale, libertà dello spirito ed educazione. Nello stesso tempo, questi pilastri dello sviluppo umano integrale hanno un fondamento comune, che è il diritto alla vita”. Più avanti il Santo Padre torna sulla sacralità della vita umana: “La casa comune di tutti gli uomini deve continuare a sorgere su una retta comprensione della fraternità universale e sul rispetto della sacralità di ciascuna vita umana, di ciascun uomo e di ciascuna donna; dei poveri, degli anziani, dei bambini, degli ammalati, dei non nati, dei disoccupati, degli abbandonati, di quelli che vengono giudicati scartabili perché li si considera nient’altro che numeri di questa o quella statistica”.

Il Papa cita la condanna della finanza che ieri aveva omesso
Il Papa ha messo in relazione crisi ecologia e predominio della finanza: “La crisi ecologica, insieme alla distruzione di buona parte della biodiversità, può mettere in pericolo l’esistenza stessa della specie umana. Le nefaste conseguenze di un irresponsabile malgoverno dell’economia mondiale, guidato unicamente dall’ambizione di guadagno e di potere, devono costituire un appello a una severa riflessione sull’uomo”. Bergoglio ha denunciato perciò un problema che gli sta a cuore ma che ieri aveva tralasciato nel discorso al Congresso degli Stati Uniti (nonostante fosse scritto nel testo ufficiale del discorso) probabilmente per non irritare i presenti: la politica asservita alla finanza. “Gli organismi finanziari internazionali devono vigilare in ordine allo sviluppo sostenibile dei Paesi e per evitare l’asfissiante sottomissione di tali Paesi a sistemi creditizi che, ben lungi dal promuovere il progresso, sottomettono le popolazioni a meccanismi di maggiore povertà, esclusione e dipendenza”.

No alla guerra
Francesco naturalmente ribadisce il no alla guerra come strumento per la risoluzione dei conflitti: “La guerra è la negazione di tutti i diritti e una drammatica aggressione all’ambiente. Se si vuole un autentico sviluppo umano integrale per tutti, occorre proseguire senza stancarsi nell’impegno di evitare la guerra tra le nazioni e tra i popoli. A tal fine bisogna assicurare il dominio incontrastato del diritto e l’infaticabile ricorso al negoziato, ai buoni uffici e all’arbitrato”. Per Francesco, “un’etica e un diritto basati sulla minaccia della distruzione reciproca – e potenzialmente di tutta l’umanità – sono contraddittori e costituiscono una frode verso tutta la costruzione delle Nazioni Unite, che diventerebbero ‘Nazioni unite dalla paura e dalla sfiducia’”.

Apprezzamento per l’accordo con l’Iran
E loda il trattato di non proliferazione nucleare sottoscritto con l’Iran: “Il recente accordo sulla questione nucleare in una regione sensibile dell’Asia e del Medio Oriente, è una prova delle possibilità della buona volontà politica e del diritto, coltivati con sincerità, pazienza e costanza. Formulo i miei voti perché questo accordo sia duraturo ed efficace e dia i frutti sperati con la collaborazione di tutte le parti coinvolte”.
Nel discorso però ci sono anche delle ombre o comunque dei temi sui cui il pontefice preferisce non entrare direttamente: in particolare la questione del Medio Oriente e le cosiddette primavere arabe così come il conflitto in Siria. Un versante su cui anche la Santa Sede ha subito un duro scacco, basti pensare agli scarsi effetti diplomatici della preghiera in Vaticano, nel giugno 2014, voluta dal Papa con il presidente israeliano Shimon Peres e quello palestinese Abu Mazen. Francesco si limita a chiedere una maggiore incisività dell’Onu su questo fronte ma preferisce non toccare la delicata questione dei “due popoli, due Stati”. Il pontefice ribadisce perciò la richiesta della protezione dei cristiani e di tutte le minoranze perseguitate: “Non posso non reiterare i miei ripetuti appelli in relazione alla dolorosa situazione di tutto il Medio Oriente, del Nord Africa e di altri Paesi africani, dove i cristiani, insieme ad altri gruppi culturali o etnici e anche con quella parte dei membri della religione maggioritaria che non vuole lasciarsi coinvolgere dall’odio e dalla pazzia, sono stati obbligati ad essere testimoni della distruzione dei loro luoghi di culto, del loro patrimonio culturale e religioso, delle loro case ed averi e sono stati posti nell’alternativa di fuggire o di pagare l’adesione al bene e alla pace con la loro stessa vita o con la schiavitù. Queste realtà devono costituire un serio appello ad un esame di coscienza di coloro che hanno la responsabilità della conduzione degli affari internazionali. Non solo nei casi di persecuzione religiosa o culturale, ma in ogni situazione di conflitto, come in Ucraina, in Siria, in Iraq, in Libia, nel Sud-Sudan e nella regione dei Grandi Laghi, prima degli interessi di parte, pur se legittimi, ci sono volti concreti”.

La piaga del narcotraffico
Tra i conflitti Francesco cita anche il narcotraffico: “Una guerra ‘sopportata’ e debolmente combattuta. Il narcotraffico per sua stessa natura si accompagna alla tratta delle persone, al riciclaggio di denaro, al traffico di armi, allo sfruttamento infantile e al altre forme di corruzione. Corruzione che è penetrata nei diversi livelli della vita sociale, politica, militare, artistica e religiosa, generando, in molti casi, una struttura parallela che mette in pericolo la credibilità delle nostre istituzioni”.

La riforma dell’Onu non è più rinviabile
Infine domanda una riforma delle Nazioni Unite, in linea con la proposta della Santa sede di ripensare il Consiglio di Sicurezza e coinvolgere maggiormente i Paesi del Sud del mondo nel governo della principale organizzazione internazionale del pianeta. Il pontefice ha concluso il suo storico discorso con un invito a non perdere tempo prezioso: “Non possiamo permetterci di rimandare ‘alcune agende’ al futuro. Il futuro ci chiede decisioni critiche e globali di fronte ai conflitti mondiali che aumentano il numero degli esclusi e dei bisognosi”.

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