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Terremoti. Monte Pollino: autodifesa antisismica

Cinquemila piccoli terremoti in due anni. È l’incubo perenne con il quale convivono i cittadini di Mormanno e degli altri centri alle falde del monte Pollino. «Panorama» era con loro la notte della scossa più forte.

Credits: Agenzia Controluce

Meglio dormire fuori casa. Mancano ancora cinque ore al terremoto sul Pollino, ma Antonio ne parla come di un dramma atteso e, assieme alla moglie e agli altri familiari, si prepara a trascorrere la notte in roulotte. Non è né un geologo né un esperto della Protezione civile per prevedere la scossa di magnitudo 5 che, nella notte tra il 25 e il 26 ottobre, sveglia di soprassalto gli abitanti dei paesi sul confine tra Calabria e Basilicata. Antonio Laino ha 67 anni, due figli maschi, una villetta elegante. E alleva conigli destinati al macello. «Ho paura» dice «da quando lo “sciame” si è fatto insistente»: sono oltre 5 mila eventi dal 2010, sempre più frequenti negli ultimi 6 mesi. «Sono tanti e tali da farci soffrire di insonnia, perché non è detto che le mura domestiche restino in piedi».

Così, vicino agli edifici di cemento sono spuntati i rifugi d’emergenza: roulotte, camper e auto adibite a dormitorio che Panorama ha visto proprio il giorno prima del sisma. Era lì per raccontare l’angoscia di queste famiglie. All’una e cinque s’è ritrovato a condividerla nell’epicentro. A Mormanno. Tra la gente. Sotto la pioggia di calcinacci. Angelo punta il dito verso un’altra roulotte parcheggiata in giardino, tra le giostrine dei bambini. Sua moglie, Domenica Giannotti, fa notare i disagi: «L’umidità mi ha fatto ammalare di bronchite. Non si può continuare a vivere così. Vorremmo farci una casetta di legno, ma per i permessi ci hanno detto che occorre aspettare dai 4 ai 6 mesi».

A Rotonda (Potenza), sulla collina oltre i pini, un caravan ospita uomini e donne di tre generazioni. Sono l’anziana mamma e la suocera, il marito e i due figli di Rosa Straticò, che afferma senza ironia: «Abbiamo adottato un piano fuga fai-da-te. Qualunque cosa accada, restiamo insieme». Il sindaco Giovanni Pandolfi avvisa: «Abbiamo bisogno dei fondi per completare la ricostruzione».

Si vive nel terrore sul Pollino già colpito da altri terremoti. A Laino Borgo (Cosenza) hanno il camper Loredana e Mario Principe, un’insegnante e un veterinario con le due figlie che, dopo il sisma del 1998, «solo lì si sentono al sicuro». Racconta Loredana: «Il nostro palazzo fu dichiarato inagibile ed è stato possibile completare la ristrutturazione solo due anni e mezzo fa. Ma tra quelle pareti è rimasta la paura». A Laino Castello (Cosenza) il centro storico è fantasma dal terremoto del 1982. «Per questo siamo fortunati» è il paradosso del sindaco Giovanni Cosenza: vuole dire che le case, perché ricostruite da zero, sono più solide. Tuttavia, a 8 chilometri dal nuovo centro abitato, il comandante dei vigili urbani, Piero De Franco, dorme tranquillo solo nella casa con le ruote: «Vado a letto, in roulotte, anche per il pisolino pomeridiano».

A Mormanno il primo cittadino Guglielmo Armentano mostra il carteggio con il capo della Protezione civile. Sua la segnalazione del 2 ottobre a Franco Gabrielli: lo sciame sismico, si legge, ha modificato «le abitudini dei cittadini che, sempre più spesso, preferiscono passare la notte in auto». Per avvertire i disagi basta bussare alla porta di una casa. In via Martin Luther King, per esempio. Luigi Perrone fa la guida turistica, la moglie Giovanna è infermiera, Asia ha 8 anni: mostrano i borsoni con coperte, farmaci, acqua e latte; nel salone una freccia indica il punto esatto dove è minore il rischio di crolli; all’ingresso è appeso un cartello con le «regole d’oro».

Rocco Maradei, vigile urbano, ha una sorta di bunker antisismico dentro casa: «La cellula di sicurezza è composta da 3 moduli abitativi, il guscio di protezione in grado di resistere a un crollo verticale di 9,3 tonnellate e di 8,3 in pressione orizzontale».

Per calmare le figlie in lacrime, a inizio ottobre, il vicesindaco Domenico Armentano racconta che per 7 notti con la famiglia ha dormito vicino al lago, in una casetta di legno. Il parroco Peppino Oliva racconta: «Durante il terremoto conto i secondi e appena la terra smette di tremare dico: magnifico». Pino Aita, che coordina i volontari della Protezione civile, rivela che gli abitanti di Mormanno ormai riescono a riconoscere la magnitudo: «Scommettiamo sul grado, e non è un gioco».

L’ultima tappa della giornata è in un bed & breakfast. All’una e cinque il boato, poi il buio. E le urla disperate della proprietaria in fuga. Tutto il paese scappa in strada. Da Scalea arriva notizia che un anziano è morto d’infarto. Qui, per fortuna, non ci sono feriti, ma la struttura sanitaria che altrimenti avrebbe dovuto accoglierli viene evacuata.

C’è un particolare non secondario che emerge riascoltando il colloquio con il sindaco. Armentano afferma prima del sisma: «L’ospedale è stato controllato». Invece l’indomani diventa inagibile, come la chiesa. «Le probabilità giornaliere di un terremoto di magnitudo 5,5, o più forte, fornite dalla Commissione grandi rischi, erano in media di 1 su 2 mila. Subito dopo l’evento, sono diventate di circa 1 su 500 e ora sono in fase di diminuzione, ma lo sciame è destinato a continuare ed è impossibile dare indicazioni sul lungo periodo» dice a Panorama Warner Marzocchi, dirigente della ricerca dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, uno dei massimi esperti in Italia nell’elaborazione dei dati.

Se è vero che il terremoto non si può prevedere, c’è però un elenco di due pagine con nomi, indirizzi e cifre certi. «Per il sisma del 1998, magnitudo 5,6, furono fatte 105 ordinanze». Spiega Armentano: «La Protezione civile girò a tappeto il paese e i 105 edifici risultarono bisognosi di interventi. Oggi la graduatoria fino al trentesimo posto è stata soddisfatta. Ne sono rimasti fuori 75: adesso non so quanti privati abbiano provveduto, ma non penso che siano stati molti. C’è un tessuto sociale debole dal punto di vista economico che non può mettere mano». Quattordici anni dopo, ripartono i controlli nelle case.

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