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Soldi ai partiti, la casta si suicida

Salta la certificazione esterna sui conti dei gruppi parlamentari. E ci si stupisce che vinca Beppe Grillo?

Parlamento

L'Aula della Camera oggi, 5 ottobre 2011, durante le operazioni di voto per l'elezione di un giudice della Corte Costituzionale. ANSA/GIUSEPPE LAMI

"Pecunia non olet, il denaro non ha odore" sosteneva Vespasiano quando introdusse la tassa sulla pipì.
E in effetti per i partiti - tutti -  il modo come vengono spesi i soldi del finanziamento pubblico rimane un argomento che puzza.
Non è bastato lo scandalo di Fiorito 'Er batman' , di Lusi e anni di denunce dei radicali su come viene impiegato il denaro pubblico, per accelerare una nuova normativa in materia, anzi. Ora oltre al danno arriva pure la beffa.

Domani dovrebbe essere il grande giorno, annunciano con una certa pomposità dagli uffici di presidenza della Camera. "La Giunta per il regolamento analizzerà la bozza!" Cosa prevede però  la bozza? Il testo prevede che il controllo finale sui conti dei partiti spetta sempre alla camera dei deputati e che non ci sarà alcuna società di certificazione a sorvegliare i bilanci dei gruppi parlamentari. Il concetto è semplice, non cambia assolutamente nulla perché è come mettere un gatto a guardia di un ristorante di pesce.

La proposta iniziale  di introdurre una sorta di controllo esterno in un primo momento era stata bocciata, nonostante le roboanti dichiarazioni dei leader impegnati "nel voler dare una risposta immediata al tema del finanziamento".  Le nuove, rivoluzionarie (si fa per dire), regole elaborate dagli statisti che siedono nel Palazzo "entro trenta giorni dalla propria costituzione, ciascun gruppo approva uno statuto”, che “indica l’organo competente ad approvare il rendiconto e l’organo responsabile per la gestione amministrativa e contabile del Gruppo”. In più "i contributi” della Camera" sono destinati dai Gruppi "esclusivamente agli scopi istituzionali riferiti all’attività parlamentare e alle funzioni di studio": bellissime formule, talmente generiche da poter essere aggirate in qualsiasi momento. Se infatti un politico decide di organizzare una bella cena per 70 persone con amici suoi, potrà sempre rendicontare questo meeting culinario come "scopo istituzionale e di studio". In sostanza se mangia a spese dei contribuenti.

L'unica norma da mettere in questa straordinaria bozza, in realtà dovrebbe essere solo una, far certificare i bilanci dalla Corte dei Conti. Già qualche mese fa Il presidente Luigi Giampaolino aveva detto: "No a un'Authority ad hoc, ci pensiamo noi: la Carta  costituzionale ce lo consente! La corte, comunque, esercita la funzione ausiliaria rispetto al Parlamento, che rimane l'arbitro finale di ogni decisione". Perché è così difficile affidare ad un organo terzo il controllo? La triste realtà è che i partiti non vogliono perdere in alcun modo il controllo sul flusso di denaro e quindi, come al solito, non se ne farà nulla e il becero moralismo di Beppe Grillo e dei 5 stelle trionferà di fronte allo sfascio di questa classe politica.

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