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Regione Sicilia. Caro Franco Battiato, ancora non sai in che pasticcio ti sei cacciato

Lettera aperta a Battiato, assessore-superconsulente nella Sicilia delle vecchie clientele. Dove rischia di fare la foglia di fico.

Caro Franco,
giusto in tema di cose siciliane, ti faccio tanti auguri. Sono ammirato dal tuo coraggio ma siccome vengo, come dire?, dal morto e so che non è vivo, ti sono a maggior ragione vicino perché io non ci sono riuscito. E me ne sono andato via dalla nostra Sicilia facendomi una convinzione: l’unica cosa
che si può fare è la villeggiatura, dopo di che niente. Niente di niente.

Ancora non ho capito bene se sei assessore della giunta di governo del presidente Rosario Crocetta oppure, come tu hai sottolineato, superconsulente a titolo gratuito. Hai subito messo da parte l’idea di occuparti della cultura e hai fatto bene: quell’assessorato è un ginepraio spaventoso dove quello che si ricorda, a oggi, è solo il boicottaggio del Museo Riso, la vetrina dell’arte contemporanea di Palermo, e poi tutto il disastro che ha fatto seguito alla cultura degli «eventi». Qualche ora prima di dare le dimissioni, infatti, il predecessore ha fatto piovere denari «acculturati» presso le clientele. Ha accuratamente evitato di dare i fondi agli enti considerati nemici, costringendo all’asfissia finanziaria il teatro della sua città, Catania (vengo dal morto, e so che non è vivo), ma tutto questo accadeva sotto gli occhi del Partito democratico, azionista di maggioranza del passato governo traslocato nell’attuale.

E tutto quel patrimonio poi, quasi il 70 per cento dell’intero deposito artistico nazionale, è nelle mani di custodi ciechi, ma nel vero senso della parola. «Categorie protette» che vengono destinate alla vestigia perché mai come in Sicilia l’idea di Giulio Tremonti, «con la cultura non si mangia», viene ribaltata nel contrario. Clientela che genera altra clientela, precari e assistiti, forestali in luogo di archeologi. Nella cultura, insomma, c’è «la pila».

Certo, la «cultura» non l’hai voluta prendere. Qui non si tratta di andare a perdersi fra i «tradimenti dei chierici», i simboli non bastano più, neppure Lucia Borsellino è sufficiente a farsi simbolo, ma ti invito alla cautela perché, e lo so a spese mie, chi è accreditato è chiamato a fare da foglia di fico. Giusto a protezione dei vizi vecchi. Se tu hai scelto lo spettacolo come settore, però, devo darti un preciso avviso. Attento, Franco mio, attento anche lì. Fino a oggi ha comandato Maria Grazia Cucinotta. Al punto che Daniele Ciprì ha dovuto girare in Puglia È stato il figlio ambientato a Palermo. Mentre la iena Pif, ovvero Pierfrancesco Diliberto, per il suo straordinario film, La mafia uccide solo d’estate, non ebbe neppure la possibilità di essere ricevuto dall’allora assessore, fedelissimo del predecessore di Crocetta. Era arrivata, nel frattempo, Cucinotta. Provvedi per favore a decucinottizzare gli uffici. Con tutto l’amore possibile verso questa diva.

Tu dirai: sono storie di ieri. Adesso c’è Rosario. Vero, ma gli uomini del predecessore sono adesso al fianco del successore. E non vedo l’ora, credimi, di smettere di fischiarlo in attesa che dia loro i suoi proverbiali «piriti», le pernacchie con cui ha respinto i questuanti in cerca di assessorati. Ti abbraccio.

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