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Marina Berlusconi: "Niente prigione alla libertà di stampa"

La presidente Mondadori reagisce così alla condanna a 8 mesi contro il direttore di Panorama per diffamazione. Le reazioni della politica - l'articolo incriminato - l'intervista a Giorgio Mulè - il decreto del gip -

Il direttore di Panorama, Giorgio Mulè (credits: Sergio Oliverio Imagoeconomica / Imagoeconomica)

''La liberta' di stampa non puo' essere chiusa in una prigione. La critica, anche la piu' dura, a patto che non scada nell'insulto o nella menzogna, e' il sale del confronto democratico, al quale nessuno puo' pensare di sottrarsi'. Sono queste le parole di Marina Berlusconi, presidente Mondadori e Fininvest alla notizia della condanna a otto mesi di reclusione inflitta dal Tribunale di Milano al direttore di Panorama Giorgio Mulè e di un anno al giornalista Andrea Marcenaro ed al collaboratore di Panorama, Riccardo Arena per diffamazione.

"Panorama - sottolinea sempre Marina Berlusconi nella nota - ha ancora una volta soltanto fatto, e bene, il proprio mestiere. Anche di fronte ad una sentenza che lascia senza parole, continuera' come sempre ad esercitare la sua funzione di attento, acuto, e profondamente libero protagonista della vita del Paese. Al direttore Giorgio Mule', agli altri colleghi condannati e all'intera redazione, tutta la solidarieta' e la stima che si sono conquistati con il loro lavoro''.

La condanna è scaturita in seguito alla pubblicazione di un articolo in cui si muoveva una critica sull’operato di Francesco Messineo, procuratore capo di Palermo.
L’articolo risale al 2009 dal titolo “Ridateci Caselli”. Al centro della polemica di Marcenaro c’era la parentela (un cognato indagato per mafia che non pochi imbarazzi ha procurato a Messineo) e la gestione della procura al centro di una lotta intestina fra gli stessi magistrati.

Una parentela evidente che aveva attirato pure le attenzioni dei cronisti de La Stampa e de La Repubblica, del Corsera ben un anno prima del servizio che ha dedicato Panorama, ma che Messineo ha preferito non denunciare.

Denuncia che con un anno di ritardo presenta invece nei confronti di Panorama colpevole, a suo modo di vedere, di aver calato quel tema in un contesto di divisione che si respirava in procura e che del resto ha acclarato perfino il suo vice Ignazio De Francisci nel corso di un interrogatorio e testimoniato dai verbali pubblicati da Il Giornale dove si parla di “funesta tradizione di divisioni”, “slalom tra le faide”.

A esprimere solidarietà al direttore di Panorama è l’intero gruppo Mondadoriche in una nota si dice certa che l’enormità della condanna troverà riparazione in appello. “Mondadori da sempre presidio di libertà riconosce nell'operato di Panorama, del direttore Giorgio Mule' e della sua redazione i caratteri genetici che appartengono a questa casa editrice: esprimere opinioni, nel rispetto dei fatti e delle persone, ed esercitare il diritto di critica, in particolare su temi di interesse pubblico, e' l'essenza del buon giornalismo”.

In serata è arrivata pure lanota delle Federazione Nazionale della Stampa: "Suona incredibile e fuori dal tempo, lontana dai principi del diritto delle moderne democrazie, un pugno rispetto alla giurisprudenza europea sui diritti umani, la sentenza di condanna al carcere per diffamazione a mezzo stampa inferta a tre giornalisti di Panorama". E alla note si accoda l'associazione Articolo 21 di Beppe Giulietti: "Mettiamo a disposizione anche i nostri legali per portare immediatamente il caso di fronte alla Corte di giustizia europea".

«Si tratta di una vicenda orribile e di una sentenza inaccettabile che colpisce due giornalisti seri come Mulè e Marcenaro, trattati come delinquenti abituali, nel momento in cui esprimono opinioni su fatti di cronaca». Peppino Caldarola, ex direttore dell’ «Unità», ex deputato ds, uomo di sinistra, è sconcertato e preoccupato di fronte alla condanna al carcere decisa dal tribunale di Milano per il direttore di Panorama Giorgio Mulè e per Andrea Marcenaro. 

Caldarola, dunque, per Mulè otto mesi, per Marcenaro 12, condannato per diffamazione anche il collaboratore Riccardo Arena… «È sempre sgradevole vedere magistrati giudicanti schierarsi regolarmente dalla parte dei magistrati querelanti. Non si capisce quale possa essere l’istanza terza che garantisca ai giornalisti di poter esprimere opinioni». Qui siamo al carcere e senza condizionale… «Nella sentenza c’è persino l’ignominia della carcerazione come se fossimo di fronte a delinquenti abituali».

Sta dicendo che ci vorrebbero maggiori e meno timide reazioni anche da parte del mondo di sinistra?

«Io da uomo di sinistra non posso che essere particolarmente attento alle opinioni e alla libertà di opinione di chi non vota per il mio stesso schieramento politico. No ai due pesi e alle due misure. È necessaria una reazione corale di fronte a una vicenda orribile come questa. Peraltro infastidisce che l’ex presidente della Fnsi, Roberto Natale, attuale portavoce della presidente della Camera, Laura Boldrini, che tante battaglie ha fatto in passato contro il bavaglio si dimentichi di intervenire in questa vicenda scandalosa. Non sento quel coro di proteste al quale abbiamo partecipato in passato e che è particolarmente necessario in questo momento».

"E' vero o no che la procura di Palermo da decenni e'un verminaio di fazioni infiltrata da ambizioni personalistiche e protagonismi politici? E allora: come fa Messineo a sentirsi diffamato? La verita' e' che in Italia se il giornalista e' di centrodestra paga dazio,altrimenti no. Una autentica indecenza", tuona Daniela Santanchè.

"Una pagina nera per la liberta' di stampa'' dice Renato Schifani, ex presidente del Senato. "Credo - sempre Schifani - che sia arrivato ormai il momento inderogabile per mettere in campo iniziative parlamentari condivise, in grado di sanare questo vulnus e di eliminare l'arresto per i reati d'opinione''.

Ancora più diretta la portavoce dei deputati del Pdl, Mara Carfagna: "L'idea di punire con il carcere una opinione, sia essa giusta o sbagliata, e' incompatibile con uno Stato di diritto. La diffamazione e' si' un reato, ma puo' e deve essere punito -anche severamente- senza ricorrere alle carceri, come si usa nelle dittature. Le condanne alla reclusione per Giorgio Mule' e per Andrea Marcenaro, cosi' come la precedente, dimostrano che e' arrivato il momento di mettere in campo iniziative parlamentari condivise per superare l'arresto per i reati d'opinione e, allo stesso tempo, regolamentare gli abusi in maniera severa, ma senza alimentare sproporzioni fra reato commesso e pena comminata"

Presa di posizione anche di un deputato del Pd come Ernesto Carbone: “La libertà di informazione e' cartina tornasole dell'agibilita' democratica di un Paese. A volte accade che per eccessivo amore di scoop qualche giornalista scriva cose sbagliate,imprecise e diffamanti. Esiste la rettifica a norma di legge. Quado invece si tratta di fatti accertati, dove sta la diffamazione? Al netto di opinioni spesso diverse, al direttore di Panorama Mule' e alla intera redazione va la mia totale solidarietà”. Dello stesso parere anche un altro democratico come Vannino Chiti: "ll carcere per la diffamazione a mezzo stampa e' un errore che la democrazia non si puo' piu' permettere". "La diffamazione è un reato ma chiedere il carcere per i giornalisti mette i brividi", twitta Nicola La Torre, senatore Pd e presidente della Commisione difesa.

«In questo paese c'è una pericolosa deriva che strozza la libertà di stampa». Lo afferma il senatore Pd, Stefano Esposito a proposito della condanna, per
diffamazione a mezzo stampa, a 8 mesi di carcere per il direttore di Panorama Giorgio Mulè e a un anno di reclusione per Andrea Marcenaro. Osserva Esposito, paladino della battaglia contro i No Tav:

«Evidentemente c'è un problema nella legislatura se ci sono tribunali e magistrati che possono condannare giornalisti rispetto ai quali si può avere l'opinione che si vuole addirittura al carcere peraltro senza condiizionale. Non si possono usare due pesi e due misure: ci sono giornalisti iscritti all'ordine che inneggiano contro lo Stato rappresentato da poliziotti e operai del cantiere Tav che possono continuare a scrivere liberamente e giornalisti che invece sono condannati al carcere per aver scritto pezzi di commento e di analisi». Conclude: «Non vorrei che la giustizia fosse amministrata a seconda dell'orientamento politico dei giornalisti».
«Non ho letto l'articolo in questione ma mi sembra molto esagerato il carcere per i giornalisti». Lo afferma il leader dei Moderati, alleati del Pd, Giacomo
Portas sulla vicenda. Portas definisce la condanna al carcere: «Una follia». Osserva: «In Italia ci sono assassini a piede libero che sono usciti per decorrenza dei termini di carcerazione . Mandare in galera i giornalisti mi sembra una follia».

Parla invece di “condanna incredibile”, l’ex ministro dell’Istruzione MariaStella Gemini a cui fa eco il coordinatore del Pdl, Sandro Bondi:  “E’ una condanna che limita gravemente la liberta' di espressione nel nostro Paese, tanto piu' se se pensa che si tratta di un caso purtroppo molto frequente di magistrati che si rivolgono ad altri magistrati perseguendo e condannando giornalisti per manifestazioni di pensiero che in altri Paesi sarebbero assolutamente normali”.

"Ogni volta che un giornalista viene condannato al carcere per le idee espresse tutti noi perdiamo un pezzo di libertà. Una norma che abbiamo invano
tentato di cambiare già nella scorsa legislatura, certe barbarie devono scomparire dalla nostra legislazione. Noi dobbiamo tutelare la buona reputazione dei
cittadini e dunque chi sbaglia e diffama a mezzo stampa è sacrosanto che paghi ma il carcere non può essere la soluzione: per questo esprimo la mia solidarietà, a di là delle idee espresse, al direttore di Panorama Giorgio Mule' e ad Andrea Marcenaro".
Lo dichiara Davide Caparini, responsabile della comunicazione per la Lega Nord.

"In questo momento, tutti quelli che credono al free speech e alla libertà despressione dovrebbero mostrare vicinanza a Gorgio Mulè e Andrea Marcenaro. Non  in questione solo il loro caso, ma un valore più grande: la tutela di ogni opinione e la possibilità di esprimerla liberamente", fa sapere Daniele Capezzone, presente della Commissione Foinanze della Camera e coordinatore dei dipartimenti Pdl.

“Quanto è avvenuto è sconcertante. E’ in atto un attacco senza precedenti alla libertà di stampa. Esso viene fatto in maniera obliqua. Si tratta di una variante estrema dell'uso politico della giustizia. Mentre quando si parla di intercettazioni,ecco allora che i presunti paladini della libertà di stampa fanno sentire la loro voce, quando ad essere nel mirino e' la stampa di centrodestra, ecco che immediatamente piomba il silenzio”, così Fabrizio Cicchitto.
'Il delitto? Aver osato esprimere un parere circa la politicizzazione dei magistrati della procura di Palermo, dimenticando che lo stesso procuratore capo Messineo aveva espresso parole dure sugli schieramenti di carattere ideologico in cui è divisa la procura palermitana. E’ una condanna assurda, ancora”, aggiunge Maurizio Gasparri.

E al direttore di Panorama arriva la solidarietà del capogruppo Pdl alla Camera, Renato Brunetta: “Ci risiamo. Un giornalista scrive un articolo, il direttore lo pubblica, un magistrato querela, un altro magistrato infligge il carcere ai due giornalisti, negando le attenuanti. Non c'e' bisogno certo di ergersi a paladini per scandalizzarsi di questo cortocircuito giudiziario. E' davvero grave quanto accaduto al direttore di Panorama, Giorgio Mule', e al suo giornalista Andrea Marcenaro, condannati, rispettivamente a otto mesi e ad un anno di carcere senza condizionale, per diffamazione a mezzo stampa”.

"Condivido dalla prima all'ultima le parole del presidente Renato Brunetta sulla questione della liberta' di stampa ed esprimo solidarieta' e amicizia a Giorgio Mule' e Andrea Marcenaro, nella speranza che la questione venga affrontata bene e nel profondo una volta per tutte, non cavalcando l'emergenza, in modo da garantire una informazione totalmente libera e allo stesso tempo impedire abusi e sproporzioni fra presunto reato commesso e pena comminata'', dice Luca d'Alessandro, segretario della commissione Giustizia della Camera.

"Una condanna che, a pochi mesi di distanza, ricorda il ben noto caso del direttore Sallusti. Ancora una volta in una sentenza, infatti, si richiama il reato di diffamazione, sempre in relazione ad articoli ritenuti accusatori nei confronti di un giudice e sempre con la grave previsione del carcere''. fa notare  Deborah Bergamini, deputato del Pdl.

In una nota anche la solidarietà del Cdr di Panorama: "Ci colpisce la condanna a Mulè e Marcenaro (rispettivamente a 8 mesi e 1 anno) a cui viene negata la sospensione condizionale della pena e nei confronti dei quali – se la sentenza dovesse essere confermata nei successivi gradi di giudizio – si potrebbero aprire le porte del carcere. Ancora una volta alcuni giornalisti pagano con una misura intimidatoria, che potrebbe privarli della libertà, per un reato di opinione visto che viene dato atto che nessuna falsità è contenuta nell’articolo incriminato. I fiduciari esprimono piena solidarietà ai colleghi Mulè, Marcenaro e Arena e si appellano alla Federazione Nazionale della Stampa per una presa di  posizione chiara in difesa della libertà di stampa sempre più minacciata dai poteri forti".

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