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Politica

Zanetti: "Il governo Gentiloni volti pagina all'Agenzia delle entrate"

L'ex viceministro dell'Economia sulla sentenza del Tar Piemonte che conferma l'eccesso di discrezionalità delle promozioni: "I vertici non vogliono fare i concorsi e non rispettano neppure i punteggi dati dai loro organi interni"

Un documento fa emergere ancora una volta le pratiche scorrette usate all’Agenzia delle entrate per le promozioni.

È una sentenza di fine 2016 del Tar del Piemonte, pubblicata il 9 marzo scorso, su un caso verificatosi a Cuneo, dove al termine di un “interpello” (una procedura di selezione semplificata) la posizione di capo area per le medie imprese è stata assegnata a un candidato il cui punteggio era più basso di un altro concorrente.

Il mancato vincitore ha fatto ricorso e l’Agenzia, anziché riconoscere l’errore, si è costituita in giudizio per difendere il proprio operato. Ma ha perso: il Tar ha stabilito che quella promozione era illegittima, ordinando di rifare daccapo l’interpello.

Per collocare al giusto posto questa sentenza va ricordato che in fatto di promozioni all’Agenzia delle entrate c’è da molti anni una situazione di grave anomalia denunciata a più riprese dai sindacati dei dirigenti (la Dirstat anzitutto). A marzo 2015 la Corte costituzionale ha bocciato ben 800 promozioni effettuate negli anni in modo irregolare, intimando all’Agenzia delle entrate lo svolgimento di regolari concorsi.

Da allora non solo queste prove non si sono tenute, ma i vertici dell’Agenzia hanno preferito coprire gli incarichi vacanti con posizioni operative, assegnate ancora una volta con larga discrezionalità, una delle quali è proprio quella bocciata dal Tar del Piemonte.

Infine, per far fronte alla situazione cratasi in seguito a queste partiche,i due ultimi governi hanno dovuto prima prorogare fino a settembre 2017 la validità di decine di posizioni che sarebbero già scadute e poi allungare di un anno (fino a fine ’17) i termini stabiliti per lo svolgimento dei concorsi.

Il segretario di Scelta civica Enrico Zanetti è forse il politico italiano che negli anni si è espresso, come deputato e come vice ministro dell’Economia del governo Renzi (nonché, prima ancora, come direttore del centro studi dei commercialisti italiani) in modo più critico verso i comportamenti dell’Agenzia delle entrate. Di fronte a questa vicenda ha un moto di incredulità. "È stupefacente. Nella selezione dei funzionari da promuovere neppure i punteggi attribuiti dagli organi interni dell’Agenzia vengono rispettati".

Al di là del caso singolo, questa sentenza ha qualcosa da insegnarci?

Certo. Ci dice due cose soprattutto: che all’Agenzia delle entrate si fanno promozioni con una discrezionalità di gran lunga eccessiva e che c’è una tendenza fortissima a conservare equilibri di potere interni stratificatisi in anni di relazioni personali. Un esempio su tutti: le posizioni operative a tempo, una delle formule utilizzate per coprire gli incarichi vacanti, sono andate per il 95 per cento agli stessi dirigenti di cui la Corte costituzionale aveva imposto la decadenza! Un po’ curioso, no?

Può essere che siano i più bravi?

Ce ne sono sicuramente di bravissimi, visto che il personale dell’Agenzia è mediamente di livello molto elevato. Ma penso che abbiano diritto a fare un po’ di carriera anche i funzionari altrettanto bravi che hanno il difetto di non andare perfettamente d’accordo con il capo.

Se i vertici dell’Agenzia si ostinano a evitare le procedure in vigore nella Pubblica amministrazione non sarà anche un po’ colpa dei governi, che lasciano fare?

Forse era così in passato. Durante il governo Renzi non era certo questo l'approccio della presidenza del Consiglio. Io stesso ho fatto sentire spesso la mia voce contro questa situazione, anche se devo ammettere che al ministero di via XX settembre la mia era una voce un po’ fuori dal coro.

La riforma delle agenzie fiscali in arrivo basterà a risolvere finalmente il problema?

Lo spero. E’ del tutto evidente, ormai, che l’attuale vertice dell’Agenzia non ha intenzione di fare i concorsi. Ora è importante che il governo Gentiloni abbia la forza di voltare pagina davvero. Altrimenti il rischio è che tutto si risolva solo in un cambio di nome.

C’è chi sostiene che nel corso degli anni l’Agenzia è diventata un centro di potere in grado di condizionare la politica...

Beh, nei mesi successivi alla sentenza della Corte costituzionale ho assistito a diversi tentativi di parlamentari della sinistra Pd, l’area che poi è uscita da quel partito per dar vita al Movimento Democratici progressisti, di stabilizzare per legge le centinaia di dirigenti decaduti, cosa che avrebbe significato di fatto un aggiramento della decisione della Consulta. Ma il governo Renzi ha sempre resistito.

Circolano interpretazioni discordanti a proposito degli ultimi risultati ottenuti dall'Agenzia nella lotta all’evasione. Gli annunci del direttore Rossella Orlandi sui record dell’accertamento non sono eccessivi?

I risultati della lotta all’evasione fiscale degli ultimi anni sono complessivamente buoni. Però i toni trionfalistici con cui si è annunciato poche settimane fa il raggiungimento dei 19 miliardi di accertamento mi sembrano fuori luogo, visto che quella cifra include anche il ritorno dei capitali dall’estero con la "voluntary disclosure", ossia un adempimento spontaneo dei contribuenti. Proprio perché i risultati sono buoni non c’è motivo di esagerarli con annunci imbarazzanti.

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