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Politica

Domenico Zambetti: l'assessore che tradì l'Ulivo

Fedelissimo di Formigoni, area Dc, amante dei salotti romani, con un elettorato meridionale ed un passato nell'Ulivo

L'assessore regionale lombardo Domenico Zambetti

Un altro duro colpo alla giunta Formigoni in Regione Lombardia. Oggi, a essere arrestato, è l’assessore alla casa Domenico Zambetti, Pdl. L’accusa è gravissima: avere acquistato dalla ‘ndrangheta un pacchetto di 4mila preferenze, alle scorse regionali del 2010, decisivo per la sua rielezione.

Un bottino totale di circa 200mila voti corrisposti a due boss dell’associazione mafiosa:  un esponente della cosca calabrese «Morabito-Bruzzaniti» di Africo (Giuseppe D’Agostino, condannato anni fa per traffico di droga nell’inchiesta sull’Ortomercato) e un referente del clan «Mancuso» di Palmi, il gestore di negozi Costantino Eugenio.

I reati contestati dal gip milanese Alessandro Santangelo sono tre: scambio elettorale politico-mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione con l’aggravante di aver agevolato la ’ndrangheta. Le intercettazioni lo inchioderebbero.

Si tratta del tredicesimo consigliere regionale dell’attuale assemblea a essere sotto inchiesta e il quinto assessore nella giunta del Celeste a essere arrestato dopo Bombarda, Prosperini, Nicoli Cristiani e Ponzoni.

Ma chi è Domenico Zambetti? E da quale passato arriva?

Nato a Bari nel 1952 è a Milano dal 1973. Sposato, due figli e due nipoti è stato Dirigente dell’ASL Città di Milano. Dopo un’esperienza come consigliere comunale a Cassina de’ Pecchi (MI), assessore comunale e poi sindaco, approda a Milano, in Provincia: dal 1995 al 1999 svolge il ruolo di assessore al Bilancio, Programmazione Finanza, Demanio Patrimonio e Protezione Civile della Provincia di Milano.

La sua formazione politica è in area DC. In consiglio regionale arriva, infatti, nel 2000 come presidente del gruppo consiliare “Cristiano Democratici Uniti – Partito Popolare Europeo”. Coordinatore  regionale dell’Unione dei Democratici di Centro (UDC), diviene in seguito presidente lombardo della Democrazia Cristiana per le Autonomie, confluita nel PDL nella primavera del 2009.

Nel partito fa il pieno di cariche: prima presidente della Commissione consiliare Ambiente e Protezione civile, poi Consigliere Segretario della Commissione speciale per lo Statuto e componente di tutte le Commissioni consiliari e speciali.
Formigoni lo nomina assessore alla Qualità dell’Ambiente. Dal luglio 2006 riceve la delega all’Artigianato e Servizi e nel 2010, con la rielezione, s’aggiudica l’assessorato alla Casa.

Nel partito berlusconiano lo hanno sempre guardato con grande sospetto. Braccio destro di Rotondi è però un fedelissimo di Formigoni. Più che uomo di Forza Italia, un “affiliato”, come li chiamano qui in gergo. Uno che ha sempre votato di tutto, in consiglio, senza obiezioni.

Gran lavoratore (questo glielo riconoscono tutti) si aggiudicò l’ingresso nel PdL con un gesto proditorio. Eletto come Assessore al Bilancio in Provincia sotto la giunta Tamberi (l’allora Ulivo), si dimise per sostenere la candidatura della sfidante, Ombretta Colli (nell’allora Polo). All’epoca dichiarò: "Non mi candido ma sostengo il programma della Colli, lavoro a un progetto liberaldemocratico. Non ho nulla contro Tamberi, ci lasciamo senza liti".

Nel Pdl raccontano, invece, il retroscena.  Alla Colli, su promessa di un assessorato che non arrivò – l’ex Presidentessa non lo amava e non si fidava di lui – portò in dote, nel salto della quaglia, i bilanci della giunta Tamberi. Gesto che non lo ripagò immediatamente, ma un buon investimento per la sua successiva nomina ad Assessore nei mandati regionali successivi.

Molto vicino all’ex assessore comunale alla Casa della giunta Moratti, Gianni Verga, fu coinvolto in numerose vicende giudiziarie degli ultimi anni. Da cui ne uscì, però, “pulito”. Da Tangentopoli al più recente scandalo del Pio Albergo Trivulzio. All’epoca, sotto l’occhio del ciclone, vi era un appartamento in Corso Sempione, di sua proprietà. “Non trova che sia poco opportuno che un politico come lei acquisti case da enti pubblici?”, gli domandò il pm. "Io ho semplicemente acquistato la casa in cui vivevo dal 1994, e che ai tempi non era nemmeno del Trivulzio. Il fatto di fare politica non c'entra nulla e non mi sento di avere fatto un grande affare. Ho fatto un mutuo che sto ancora pagando, come fa la grande maggioranza delle persone", rispose Zambetti.

Un’altra vicenda, meno nota, lo vede protagonista. Quella sui mancati pagamenti, al partito, delle quote dei tesserati iscritti al Pdl, quest'anno. Lui si è difeso sostenendo che la cifra da versare non doveva finire nelle casse del partito berlusconiano, ma in quelle della corrente di Rotondi (vecchia Dc). Versione che non è mai stata accertata.

Grande frequentatore dei salotti romani ha fatto il pieno di voti alle ultime regionali (quasi 12mila preferenze), con una campagna di comunicazione praticamente inesistente. Circostanza ambigua che ha fatto storcere il naso ai suoi compagni pidiellini che oggi non paiono granché sorpresi del suo arresto. E parlano, anzi, con malizia, del suo “elettorato medio prevalentemente meridionale”.

Sulla home page del suo sito, sotto il suo nome campeggia la scritta “La forza della competenza” e un video che lo ritrae “A tu per tu con Andreotti”. Da viale Monza raccontano anche un altro aneddoto curioso. Un giorno, in Regione, l’assessore si trovò faccia a faccia col consigliere Giulio Cavalli e la sua scorta (Cavalli si stava recando a un appuntamento con un altro assessore regionale). Chi c’era giura che Zambetti sbiancò, girò letteralmente i tacchi e fuggì dentro il suo ufficio.

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