Politica

Bonelli, il "sola" che ride

Anni fa erano un partito in ascesa, adesso sono di fatto scomparsi; ritratto (attuale) dei Verdi e di un uomo, solo, al comando

Il leader dei Verdi, Angelo Bonelli (Credits: ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Signore e signori, ecco a voi i Verdi contemporanei. Le elezioni politiche? Fallimentari. Il peso mediatico? Poco più di zero. Quello nelle istituzioni? Idem con patate (biologiche, naturalmente). E poi le scissioni, le crisi identitarie, i problemi economici. Insomma, superata la leadership controversa di Alfonso Pecoraro Scanio, il Sole che ride è entrato in un cono d’ombra; anzi, per dirla tutta, nel buio più profondo della politica italiana.

Scavalcati sui temi di protesta dal moVimento 5 Stelle, i Verdi hanno mancato l’ingresso in parlamento a causa di una partita di poker giocata male. Alle primarie del centrosinistra il Sole che ride aveva infatti sostenuto la candidatura di Pier Luigi Bersani (in cambio, naturalmente, di tre-quattro eletti nella lista del Pd: si chiama, aulicamente, «diritto di tribuna»). Contestualmente, però, il presidente nazionale Angelo Bonelli trattava con Antonio Ingroia l’ingresso dei Verdi in Rivoluzione civile. E così è stato: ribaltando l’indicazione per Bersani, il presidente ha prodotto una sorta di 8 settembre, annunciando con toni durissimi la sua avversione al Pd. Un dietrofront clamoroso, spiazzante per militanti e iscritti che a livello locale s’erano spesi per il candidato premier del centrosinistra. Purtroppo per Bonelli, le urne hanno clamorosamente bocciato la sua scelta: Ingroia era un bluff elettorale.

Poco male per gli altri Verdi: il presidente risultava l’unico candidato eleggibile del Sole che ride. Il motivo? oh, forse pensava che da unico eletto avrebbe comandato meglio il partito. E invece niente, non ce l’ha fatta.

Certo, anche Bersani ha perso, e infatti si è dimesso da leader. Bonelli no, resta ancorato alla sua scrivania nonostante tutti – tranne gli aderenti al suo ristrettissimo cerchio magico - gli chiedano di lasciare o di convocare perlomeno il congresso.

Negli ultimi mesi gli inviti sono stati infiniti. Ma, forte del suo ruolo, Bonelli si aggrappa ai cavilli. Il 5 maggio ha prorogato a sorpresa la scadenza del tesseramento concluso a fine aprile. Quindi ha prima rinviato il previsto congresso di luglio a ottobre, poi lo ha spostato a novembre e ora si comincia a parlare addirittura di assise nel 2014.

Il blitz ha fatto infuriare i dissidenti, i cosiddetti «rottamatori ecologisti», che puntano ad azzerare tutte le cariche interne del partito e, come linea politica, tendono a far uscire il partito dalle secche di un movimentismo che è più a sinistra di Nichi Vendola (Bonelli, per inciso, detesta il leader di Sel) per portare i Verdi, a pino titolo, nel centrosinistra. E quindi assieme a Sel e al Pd di rito renziano. Alle ultime amministrative, infatti, il Sole che ride ha presentato in alcuni comuni liste dichiaratamente rottamatrici. A Melito di Napoli si è andati oltre: Verdi e renziani hanno composto una lista comune diventando la seconda forza della coalizione che ha anche vinto le amministrative.

Ma chi sono i rottamatori ecologisti? Il primo a manifestarsi è stato lo storico gruppo della Campania, guidato da Francesco Emilio Borrelli.  Ai campani è stata stoppata la convocazione del congresso regionale. Poi, d’improvviso, a Borrelli (commissario regionale) sono stati affiancati due fedelissimi di Bonelli, peraltro entrati nel partito da pochi mesi (uno è un ex esponente di Forza Italia). Due cani da guardia politici, insomma che hanno scatenato una guerra frontale a Borrelli.

Assai critico risulta anche il Sole che ride abruzzese. Il consigliere regionale (per inciso: uno dei 3 consiglieri superstiti in tutta Italia) Walter Caporale ha palesato a mezzo stampa (punti esclamativi compresi) la sua ira verso la gestione-Bonelli: «Mai i Verdi erano caduti così in basso! Mai! Che se ne vergognino! Nessun animalista è stato candidato in posizione eleggibile», anzi «i candidati sono stati calati dall'alto senza nessun reale coinvolgimento». E «le tematiche animaliste sono state totalmente ignorate!».

Anche nelle confinanti Marche non tira una bella aria nei confronti di Bonelli: qui, sul piede di guerra, è l’intera dirigenza, a partire dall’ assessore comunale di San Benedetto del Tronto Paolo Canducci fino al Consigliere Regionale Adriano Cardogna guidati del leader storico e membro dell' esecutivo nazionale Gianluca Carrabs. Anche il portavoce dei Verdi della Toscana Lorenzo Lombardi ogni giorno spara a zero contro Bonelli. Quanto ai Giovani Verdi, sui social network non perdono occasione per attaccare quello che definiscono «il poltronismo di Bonelli», soprannominato «l’Angelo della poltrona», a maggior ragione dopo aver mancato la presentazione delle liste regionali in Lombardia e Friuli Venezia Giulia e l’elezione di uno «straccio» di consigliere nel Lazio, la sua regione, dopo essersi schierato contro Nicola Zingaretti. Peggio ancora è andata alle comunali. Il leader nazionale Bonelli si è candidato in prima persona. Come sindaco? No. Come consigliere comunale? Macché. Si è candidato come consigliere per la municipalità di Ostia. Risultato: 139 preferenze, quarto nella lista, non eletto. Ma, appunto, di dimissioni manco a parlarne.

Tutto rinviato, insomma, a quando si celebrerà il congresso. I rottamatori temono però un ennesimo posticipo con il pretesto di un’emergenza: si devono prima ripianare i debiti del partito. La soluzione di Bonelli è quella di vendere la sede nazionale. Vale circa 2 milioni e mezzo di euro ma potrebbero non bastare. Un finale davvero povero per il Sole che ha smesso di ridere.

Per questo i dissidenti si sono incontrati a Napoli con la maggioranza degli eletti e buona parte dei quadri dirigenti per presentare la loro piattaforma politica: il ritorno nel centrosinistra. Non a caso era presente delegazioni di Sel, guidata dal deputato Arturo Scotto, del Pd, con l’onorevole Luigi Famiglietti (coordinatore dei comitati big-bang di Matteo Renzi) e Adriano Zaccagnini, ex grillino, che ha offerto piena collaborazione al neonato gruppo.

Tutto questo mentre Bonelli, da presidente in carica dei Verdi ha aderito con i suoi fedelissimi al neo gruppo di «Green Italia» composto da vecchie e vecchissime glorie dell’ambientalismo nostrano più qualche neofita proveniente dal Fli di Gianfranco Fini. Un gruppo, quello di Green Italia, ribattezzato dai rottamatori come «eco trombati». E la guerra è soltanto all’inizio. Dopo il congresso, comunque vada, sarà scissione. Bonelli si è già trovato una nuova casetta verde.

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