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Politica

Un anno di Monti: ecco le parole chiave

Da L come linguaggio a B come bipartisan fino a P come pensioni. L'alfabeto di 365 giorni di governo del professore. Lo speciale di Panorama.it

Ad un anno esatto dall’insediamento del governo tecnico, è già  l’ora di fare un primo, parziale, bilancio. Non solo sui dati macro-economici che ad oggi offrono uno spaccato affatto rassicurante sulle prospettive di tenuta del sistema Italia. Ma anche sul piano politico e culturale dove i cambiamenti anche positivi, che pure sono avvenuti, aprono una serie di domande (ancora senza risposta) sulla salute effettiva della nostra democrazia e della fisiologica dialettica tra partiti e parti sociali. Nient’altro che numeri e volti: questo vi offriamo, con un occhio alle lettere e uno ai numeri.

A come ABC. L'acronimo giornalistico che sta per Alfano, Bersani, Casini, i tre leader della strana maggioranza che regge il governo dei tecnici dal giorno del suo insediamento. Ma ABC è per qualche polemista anche il simbolo di una politica che ha rinunciato a fare il suo mesitiere e, in nome dell'emergenza finanziaria, ha delegato a una casta di professori  il governo di un Paese che dovrebbe essere retto invece sulle ali del consenso. Per altri, ABC è nient'altro che una riedizione, sempre in nome dell'emergenza finanziaria, del governo di unità nazionale nato nel 1978 sulla base di un patto tra Dc e Pci.

E COME ESODATI. Effetti collaterali della riforma delle pensioni. Lavoratori troppo giovani per andare in pensione (secondo le nuove norme in vigore dal 1° gennaio 2012), troppo  vecchi per poter rientrare nel circuito produttivo e versare i contributi che mancano per il raggiungimento dell’età pensionabile. Lavoratori-fantasma che, dopo aver lasciato il lavoro nella convinzione di ricevere una copertura economica fino al raggiungimento dell’età della pensione, si sono ritrovati con le nuove norme senza stipendio, senza pensione, senza ammortizzatori. Ma quanti sono inizialmente?  Duecentomila, secondo Mastrapasqua (Inps) o 120-130 mila secondo il Ministero? La questione, a cominciare dall’effettiva incertezza sui numeri delle persone che sono finite o hanno rischiato di finire nel limbo degli esodati, è stata affrontata dal governo secondo uno schema cronologico: prima ne sono stati salvati 65 mila, poi altri 55 mila, infine, dopo una trattativa a tratti surreale, l’ultima tranche di 10 mila non-lavoratori e non-pensionati che rischiavano di trovarsi dal prossimo gennaio in questa categoria fantasma. Per ora le misure hanno messo al sicuro 130 mila di loro fino a tutto il 2014 prevedendo la possibilità di intervenire sulle pensioni più alte (annullandone le indicizzazioni all'inflazione) per coprire eventuali nuovi esodati che dovessero venire fuori dal 2015 in poi. Rimane un dubbio: è davvero finita o ce ne saranno altri?  
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P COME PENSIONI. La riforma del sistema  previdenziale, approvata nel dicembre 2011, è il fiore all’occhiello del  governo tecnico di Mario Monti e  anche, simbolicamente, il suo atto  d’esordio dopo la caduta del governo Berlusconi. Una medicina amara per  gli italiani che comporta dal 1° gennaio 2012 un innalzamento netto  dell’età pensionabile per tutti, 66 per gli uomini e 62 donne, e anche  l’estensione del metodo contributivo pro-rata a tutti i lavoratori.   Tutti i partiti dicono sì e non battono ciglio. I sindacati, nonostante  qualche mal di pancia, anche. L’approvazione della riforma porta con sé  le lacrime di Elsa Fornero, ministro del Welfare, definita subito da  qualche suo maligno collega come il ministro piangente.
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IMU. Prima si chiamava Ici ed era la tassa sugli immobili di proprietà, abolita integralmente dal governo Berlusconi-ter e poi reintrodotta (con entrata in vigore dal 2014 e con esclusione della prima casa) dal suo ministro Giulio Tremonti nei mesi delle montagne russe dello spread. Con il decreto legge nº 201 del 6 dicembre 2011 Monti gli ha cambiato nome, l’ha reintrodotta anche sulla prima casa, e l’ha inasprita rispetto alla vecchia Ici suscitando qualche polemica tutt’altro che inattesa. Anche simbolicamente quell’atto - contenuto nel decreto Salva-Italia - costituisce la pietra tombale sul governo precedente. Il segnale che qualcosa è cambiato. I primi 100 giorni di Monti sono quelli delle misure impopolari nella speranza (per ora vana) di agganciare nel 2013 il treno della ripresa.
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A come ARTICOLO 18. Se la linea del Piave del centrodestra era l’Imu, quella del centrosinistra è sempre stata l’articolo 18, che protegge i lavoratori dal licenziamento senza giusta causa imponendo al giudice il reintegro. L’imposizione, con Elsa Fornero, viene meno. Il giudice può stabilire se imporre il reintegro o l’indennità. Un piccolo cambiamento, dagli incerti effetti pratici, che per la sinistra rappresenta una Waterloo culturale. Ricordate i 3 milioni in piazza chiamati dalla Cgil di Cofferati quando ci provò Maroni?
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S come SPREAD. Se, prima del 2011, cioé prima della crisi, lo spread era per gli italiani (al limite) la quota di interessi che gli istituti bancari trattenevano per sé quando stipulavano un mutuo per l’acquisto della casa, dalla primavera del 2011 (con Berlusconi ancora in sella) è diventato lo specchietto di tornasole del malessere dei nostri conti pubblici. Rischio crac, rischio Grecia. Differenziale tra Bund e titoli di Stato italiani. Commentatori politici, che fino al giorno prima si occupavano solo di cronache parlamentari, si sono scoperti da allora come grandi esperti finanziari  e compassati suggeritori di ricette anti-spread.  Nonostante le attese salvifiche, il governo Monti - insediato da una maggioranza bipartisan per porre fine alla folle corsa dello spread che a novembre 2011 raggiunse il picco di quota 575, è riuscito, solo parzialmente, a riportare sotto controllo la dinamica dei differenziali tra Bund e Btp.  Oggi lo spread si attesta attorno ai 360 punti. A luglio, quando il rischio crac della Spagna diede vita a un’ondata speculativa senza precedenti in tutta Europa, toccò i 537 punti base come non accadeva da novembre, ai tempi del passaggio di consegne Berlusconi-Monti.
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L come LINGUAGGIO. Il governo Monti ha imposto uno stile bocconiano, sobrio e anglosassone anche nel linguaggio. Non senza gaffe, strafalcioni e momenti melodrammatici, come quando Elsa Fornero scoppiò in lacrime annunciando una riforma pensionistica che costringerà migliaia di lavoratori a rimanere al lavoro fino alle soglie della vecchiaia. Non sono mancati i neologismi, come choosy, né le gaffe come quella in cui incorse Michel Martone, giovane sottosegretario, che definì sfigati quei giovani che a vent’otto anni non si erano ancora laureati (magari perché studenti-lavoratori). Anche Monti ha commesso qualche errore comunicativo. Per esempio, quando definì monotono il posto fisso, suscitando ilarità in rete e dure proteste dai vertici della Triplice sindacale.
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T come TRILATERALE. I complottisti italiani hanno definito Monti uomo della Goldman Sachs, nonché agente della Trilaterale, il think tank fondato nel 1972 da David Rockefeller che avrebbe in serbo, secondo loro, di assoggettare tutte le istitutizioni democratiche al potere sopranazionale e mondialista degli istituti finanziari. Uomo delle banche. Membro del Gruppo Bildemberg, che ogni anno riunisce in Svizzera i più alti sacerdoti della globalizzazione liberista. Monti è stato visto, di volta in volta, come salvatore della patria chiamato a mettere ordine nei conti dello Stato e come agente di oscuri interessi finanziari sovranazionali. Per capire quanto quest’ultima tesi abbia fatto breccia tra larghe fasce di elettorato giovanile basta digitare su Google qualche parola chiave. Monti, per costoro, non è un uomo, fallibile come tutti gli uomini, ma una funzione o, se preferite, un robot crozziano al servizio dei poteri forti e della grande finanza.

B COME BIPARTISAN. Dopo un quindicennio di scontro al calor bianco tra maggioranza e opposizione, dopo gli anni della delegittimazione reciproca, delle accuse di berlusconismo o di comunismo che i due Poli si sono lanciati reciprocamente dal 1994 al 2011, il governo Monti - mettendo insieme i vecchi nemici ideologici - ha fatto calare sul Paese la cappa del governissimo in nome dell’emergenza finanziaria, cui hanno preso parte per molti mesi anche gli insolitamente silenti vertici sindacali. La scomparsa della dialettica parlamentare e le immagini sfocate e twitterate dei vertici dell’A-B-C (Alfano, Bersani, Casini) a Palazzo Monti hanno rappresentato, per l’Italia, una svolta simbolica. La fine della lunga era berlusconiana. Ora che si avvicinano le elezioni, e con la fiducia nei partiti ormai ai minimi storici, ritorna un barlume di dialettica politica. Il dubbio: troppo tardi per arginare l’onda della protesta a cinque stelle?

Q come come QUOTA 42. O L come legge elettorale. Archiviato (a parole) il Porcellum, la famigerata legge elettorale inventata dal ministro Caleroli, i partiti si sono dati un gran daffare in questi mesi per dimostrarci che non sono capaci di pensare agli interessi nazionali ma solo ai loro orticelli. L’ultima trovata si chiama quota 42, l’irraggiungibile quota che sarebbe necessaria perché una coalizione conquisti il 55% dei seggi e abbia una maggioranza autosufficiente in parlamento. Il sospetto è che ci stiano preparando un altro Monti bis. E che stiamo correndo dritti dritti verso una terza Repubblica che assomigli in tutto e per tutto alla prima: proporzionalista e con i piccoli partiti che decidono (ex post) quanto deve durare un governo. L’altro sospetto è che qualcuno, sotto sotto, dalle parti dell’ex Bottegone, preferirebbe quasi quasi tenersi il Porcellum. Per governare con il 30% dei voti validi.
Come funziona negli altri Paesi europei

G come GRILLO. Un fantasma s'aggira per il Palazzo: Beppe Grillo, a capo della sua banda di giovani sconosciuti che vogliono rivoltare come un calzino le regole consolidate della democrazia italiana e minacciano di mandare gambe all'aria i progetti dei partiti per sopravvivere dopo le elezioni del 2013. Il comico genovese è stato, ed è, il convitato di pietra della maggioranza che sostiene il governo Monti, ribattezzato sul blog Rigor Montis, secondo un neologismo che ha subito spopolato in rete. Basterà il ritrovato clima bipartisan tra Pd e PdL ad allontanare dal palazzo lo spettro dei barbari che stanno per fare il loro ingresso nei sacri palazzi?
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N come Napolitano. Ex partigiano antifascista, ex comunista migliorista, ex direttore de l’Unità, il parlamentare Pci di lungo corso che nel 1956 giunse a benedire l’intervento dei tank in Ungheria, Giorgio Napolitano si è trovato a gestire la più grave crisi della Repubblica democratica dal 1945 a oggi. È lui, secondo i più attenti commentatori, il vero regista dell’operazione Monti. È lui ad aver dato vita a quello che è stato definito il primo governo del presidente della nostra storia. Ed è sempre lui, l’acerrimo nemico di Silvio Berlusconi prima e di Beppe Grillo ora, a lanciare quasi ogni settimana il suo monito affinché i partiti cambino la legge elettorale. Qualcuno pensa che guardi con favore a una replica del governo Monti (con diverse quote di ministri politici) anche dopo il 2013. I suoi rapporti con Pierluigi Bersani - che pure è il segretario del suo ex partito - sarebbero per questo assai freddi.  

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