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Tutti a bordo della barcollante barca del Pd

Il partito procede tra alleanze strane e rancori: Epifani cade e il web ride

Tutti a bordo della barcollante barca del Pd

– Credits: Getty Image

Sulla barcollante imbarcazione che dovrà aiutare il Pd a superare la tempesta della Grande coalizione e ad arrivare all’approdo del prossimo congresso cercando di schivare il maggior numero possibile di iceberg, i tanti ammiragli che con spensieratezza ballano sul Titanic del partito offrono ogni giorno agli osservatori un’immagine simile a quei famosi istanti della storica riunione di condominio in cui Paolo Villaggio, in Fantozzi contro tutti, dialoga per alcuni secondi con i vicini di casa, li invita con cordialità ad accomodarsi nel suo soggiorno e, dopo avere indossato un elmetto e impugnato una mazza da baseball, dichiara «aperta la seduta», dando il via a un’esilarante rissa tra condomini a colpi di sedie sulla testa e tavolini di cristallospaccati sulle braccia.

L’assemblea nazionale che sabato 11 maggio ha votato Guglielmo Epifani come traghettatore del Pd costituisce una fase simile a quella in cui Fantozzi invita i condomini nel suo soggiorno: il momento in cui i più importanti inquilini del palazzo torneranno a indossare l’elmetto. Nell’attesa di trasformare la fase del «regge rationem» in quella del «redde rationem», si combatte una guerra intestina che Pier Luigi Bersani non è riuscito a sedare e che ha trasformato il partito in una pentola a pressione pronta a esplodere. Tutti contro tutti. Prodi contro Bersani. Bindi contro Letta. Bersani contro D’Alema. Renzi contro Finocchiaro. Marini contro Renzi.Orfini contro Franceschini. Veltroni contro Bersani. Franceschini contro Veltroni. D’Alema contro Fioroni. Bersani contro Renzi. Finocchiaro contro i turchi. Civati contro tutti...

Tutti hanno una ragione precisa per guardare con rancore i compagni di partito. Con Romano Prodi che non ha perdonato a Bersani di avere bruciato la sua candidatura al Quirinale. Con Massimo D’Alema che non ha perdonato a Giuseppe Fioroni di aver messo in giro la voce che è stato D’Alema a far impallinare Prodi. Con Anna Finocchiaro che non ha perdonato a Matteo Renzi di averle tagliato la strada al Quirinale. Con Franco Marini che nonriesce a non pensare che dietro alla sua bocciatura quirinalizia ci sia lo zampino di Renzi. Con Bersani che non riesce a non sospettare che dietro la bocciatura di Prodi  ci sia lo zampino di Renzi. Con i turchi che non riescono a sopportare il fatto che il Pd oggi (Epifani a parte) sia guidato da due democristiani come Enrico Letta e Dario Franceschini. Con Rosy Bindi che non riesce a digerire che il suo grande avversario (Letta) sia riuscito a passare indenne dalle forche caudine della rottamazione. Con Giuseppe Civati che accusa tutti i leader del Pd di aver fatto saltare Prodi per fare un grande inciucio con il Pdl. Con Bersani che non ha perdonato D’Alema per aver sabotato la galoppata prodiana. Con i prodiani che non hanno perdonato il Pd per non aver
fatto un’alleanza con Roberto Casaleggio. Con i veltroniani inferociti con i prodiani per aver messo in giro la voce che sonostati i veltroniani a tradire Prodi. E con i lettiani che tremano quando sentono dire a Renzi «sarò leale con Letta come lo sono stato con Bersani». Brrrr. La zuffa tra i capi corrente ha portato il Pd alla situazione che conoscete ma ha obbligato anche i nuovi e vecchi ammiragli ad arrivare all’assemblea con l’unico obiettivo di non avere un successore forte di Bersani e di condizionare dall’esterno il nuovo reggente per riscrivere tutti insieme la geografia del Pd.

Le caselle più ambite sono quelle occupate fino a qualche giorno fa da alcuni smacchiatori di giaguari doc e nei prossimi giorni le varie correnti (renziani in primis) si batteranno per presidiare i luoghi chiave del partito. Casella numero uno: l’organizzazione, fino a oggi in mano a Nico Stumpo. Casella numero due: la guida degli enti locali, fino a oggi in mano a Davide Zoggia. Casella numero tre: il dipartimento economico, fino a qualche giorno fa in mano a Stefano Fassina (i nomi in ballo tra i renziani per queste cariche sono molti e tra questi ci sono Luca Lotti, Yoram Gutgeld, Ernesto Carbone, Angelo Rughetti). All’interno di questo clamoroso disordine s’indovina già un nuovo sorprendente ordine che avrà l’effetto di rimescolare le carte e mettere sullo stesso fronte esponenti del Pd fino apochi giorni fa in lotta fra loro e oggi invece improvvisamente sulla stessa barca.
L’alleanza più forte e più anomala nel nuovo Pd è quella tra rottamatori bianchi e rossi, tra renziani e giovani turchi, che già poco prima della nomina del nuovo presidente del Consiglio si erano cercati, dopo essersi mandati a quel paese per tutta la campagna elettorale, e la cui alleanza si fonda su un punto: a noi (cioè ai turchi) il nuovo partito, a voi (cioè ai renziani) la fiche per guidare la prossima coalizione. In mezzo a questo marasma si intuiscono anche le mosse del reggente ombra del Pd, il ministro Franceschini, che con una mano sostiene il governo dell’amico Letta e con l’altra manda segnali d’amore all’odiato sindaco rottamatore. E i vecchi? Anche qui le carte si rimescolano. I prodiani, per sbarazzarsi della classe dirigente
che ha mandato al macero la candidatura del Professore, si stanno reinventando rottamatori e chiederanno al sindaco di guidare il partito e di rottamare a sua volta i vecchi ammiragli del Pd. I dalemiani, un tempo nemici giurati di quello «sfascista» fiorentino, oggi considerano Renzi l’unica scialuppa possibile del futuro e non perdono occasione per mandare segnali d’amore al prossimo salvatore della patria. La liaison fra rottamati e rottamatori riguarda anche Walter Veltroni, che dopo essere stato preso a schiaffi da Renzi durante la campagna delle primarie («Veltroni? Meglio che scriva libri») ha ricucito un rapporto con il sindaco e oggi vede nel Rottamatore l’unico interprete del vecchio spirito del Lingotto. Tutto il contrario di Letta che, pur ricordando ogni giorno di avere un grande rapporto con Renzi, osserva con sospetto
la traiettoria dell’amico Matteo sapendo bene che ogni mese di vita in più di questo governo corrisponde a un problema di più per il Rottamatore (che sogna di vedere concludere l’esperienza del governo prima della fine del suo mandato a sindaco, dunque giugno 2014).

Questa la cartina del nuovo risiko Pd.
I carri armati, per un po’, rimarranno sui confini e per qualche giorno non sentirete nell’aria il rumore dei cannoni. Ma le battaglie sono solo rimandate. Il reggente del Pd farà quello che potrà ma tutti sanno che a breve i capicorrente dichiareranno riaperta la seduta: entro metà luglio dovranno essere ufficializzate le candidature alla segreteria e nei prossimi giorni i condomini del Pd tireranno fuori da sotto il tavolo gli elmetti e ricominceranno di nuovo.

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