Luca Zaia e Flavio Tosi
Politica

Tosi e Zaia: i due mondi opposti della Lega Nord

Caos Veneto: Flavio Tosi pronto a candidarsi contro Luca Zaia. E Salvini è pronto a espellerlo

La Lega è contro la Lega. Mai si era vista in Veneto l’esplosione dei sentimenti degli amministratori in camicia verde. “Qui rischiamo di vedere governatore Massimo Giletti…” dicono i leghisti che non solo governano bene regione e città, ma che proprio qui si sono inventati una sorta di leghismo fatto di equilibrio e moderazione. Insomma, non ci crede neppure il Pd che tutto pensava, tranne che immaginare Luca Zaia, governatore ricandidato, litigare con Flavio Tosi, sindaco della bella e civile Verona, che minaccia di candidarsi proprio contro Zaia. Il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, è pronto a espellerlo: “Chi si mette contro Zaia, si mette fuori gioco”. Lo espellerete? “In passato dalla Lega si è stati espulsi per molto meno. C’è un problema di forma nelle azioni di Tosi. Non è accettabile che un leghista si metta in contrasto contro un altro”, dice Paolo Grimoldi, giovane deputato della Lega, fino al 2011 coordinatore dei giovani padani, uno per cui Salvini stravede.

Zaia e Tosi minacciano di candidarsi in competizione l’uno contro l’altro alle elezioni regionali con soddisfazione di Alessandra Moretti, europarlamentare del Pd e compagna di uno che l’Arena non la fa a Verona ma su Raiuno, ogni domenica, quel Giletti che voleva mettere in riga lo spelacchiato Mario Capanna. Non si è rotta la Lega, ma si è esaurita la pazienza di Tosi che negli ultimi mesi ne deve aver avuta tanta nei confronti di Salvini che prima si è preso il partito e che ora sogna la leadership del centrodestra, quella che in un patto tra gentiluomini era stata promessa da Roberto Maroni proprio a Tosi.

E però, da Verona fanno sapere che nessuno ha mai messo in discussione la candidatura a governatore di Zaia, semmai c’è stato un problema di alleanze e di liste, liste che sarebbe toccato a Tosi chiudere secondo statuto essendo il segretario regionale. E proprio sullo statuto si è consumato lo scontro, con Tosi che lo definisce troppo “milanocentrico”. “Tutte le volte che si è parlato di statuto, Tosi non è venuto” replica Grimoldi.

Salvini si è schierato con Zaia, ma il Veneto è pur sempre innamorato di Tosi che è segretario della Liga Veneta, pietra filosofale della Lega di Bossi che non solo a lei si è ispirata, ma che addirittura ne ha riconosciuto l’autonomia, una specie di Hong Kong dell’universo padano.

Anche in Veneto non sono state smaltite le scorie radioattive tra gli ex appartenenti al cerchio magico di Bossi, quelli che Maroni e Salvini volevano mandare via a colpi di ramazza. “Molti stanno rientrando e proprio nelle liste di Zaia” rivelano i seguaci di Tosi che a Zaia ha chiesto l’allargamento delle alleanze, anche a Ncd, e una lista a suo nome. Non ne vuole sapere Zaia che vuole sì le liste civiche, ma solo se sue, forte dell’abbraccio di Salvini che lo difende al grido “nessuno tocchi Zaia”.

A Venezia dicono che non sta andando in scena una commedia di vanità ma semmai l’inconciliabilità delle posizioni. “Parliamoci chiaro: il problema riguarda la linea di partito. L’euro, l’alleanze, l’Europa” dicono i parlamentari leghisti. E lo pensano molti veneti che a solo sentire Salvini parlare d’uscita dall’euro impallidiscono, abituati come sono a leggere il mondo attraverso l’etica protestante, fatica e profitto prima ancora della politica e dell’ideologia. I veneti della Liga temono la Lega “ingrillata”, quella che fa derrate di voti, ma non decide nulla in parlamento. Gli uomini di Zaia invece credono che Tosi, in realtà, tema la scomparsa politica: “Appena finisce il mandato da sindaco è fuori da tutto”. “Ma nella Lega non ci si dimentica dei buoni amministratori” rassicura Grimoldi.

E pero, che Tosi faccia più paura della Moretti, è facile capirlo dalle parole di Zaia che al solo pensiero di vedere sulla scheda elettorale il nome di Tosi usa il termine “abominevole”. Il Veneto non è una passeggiata, basta sentire i veronesi dotti che inquadrano il mondo con il latino e con Fedro “superior stabat lupus”. “Come il lupo della fiaba, il lupo sta cercando il litigio” dicono i leghisti che non portano le felpe di successo, quelle che hanno permesso a Salvini di oltrepassare la cortina territoriale e di sbarcare perfino nel profondo Sud, pure ad Agrigento.

Il gruppo parlamentare è spaccato tra tosiani e salviniani, due modi diversi di intendere il mondo. A Montecitorio, Salvini ha appunto uomini come Grimoldi, il capogruppo Massimiliano Fedriga, ma sono tanti i deputati divisi che guardano a Verona. “Tosi è così bravo come sindaco che alla fine i veronesi preferiranno non votarlo come governatore per tenerlo in città” dicono gli uomini di Salvini per una volta stupiti e arrabbiati non dall’immigrato, ma dallo straniero in casa, quel Tosi che rischia di essere espulso come un clandestino alla frontiera: il primo leghista espulso in Veneto.

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