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Sel: 'O la svolta o l'estinzione'

Stefano Quaranta deputato di Sel ci racconta il clima della Direzione e il bivio davanti al quale si trova il partito

Sel: 'O la svolta o l'estinzione'

– Credits: Ansa

La direzione di Sel si è appena conclusa la direzione che ha confermato Nichi Vendola alla guida del partito. “Il punto è capire se c'è ancora spazio per Sel e se il gruppo dirigente è adeguato” così a margine di una riunione convocata dopo giorni in cui il partito ha perso pezzi importanti, Stefano Quaranta deputato ligure racconta il clima che si sta vivendo in queste ore.

“C'è la consapevolezza che siamo in un momento decisivo per la sopravvivenza di Sel. Credo che in tutti ci sia la percezione che bisogna dare dei segnali forti che dimostrino che il partito è ancora in campo, senza una reazione questa esperienza è chiusa. Il clima era questo”.

“Io ho fatto un intervento nel quale ho chiarito che per molti l'abbandono non è dovuto alla fascinazione verso Renzi e il Pd, ma una sfiducia verso l'utilità di Sel. Il problema è tutto interno e del gruppo dirigente. Il problema non è che sono andati via i parlamentari, ma che abbiamo perso anche voti come dimostrano le ultime amministrative”.
Nell'assemblea nazionale lei sembrava uno dei primi a lasciare Sel, invece a differenza di tanti è ancora dentro al partito.
Io avevo espresso una posizione critica rispetto al documento di Vendola, ma per quello che non conteneva. Penso che se vogliamo fare un'operazione verità dobbiamo guardare in faccia tutti i limiti e le cose che non facciamo. E' sterile stare solo a guardare Renzi.

Avete peccato di immobilismo?
Dovevamo dimostrare che quello che sta facendo il governo è inadeguato. Dovevamo dialogare con Renzi sul piano dell'innovazione e del cambiamento, non su quello della conservazione. Questo doveva essere il nostro ruolo. Abbiamo assunto un ruolo troppo passivo.

Qual è il problema di Sel?
Capire che è nata sotto certi presupposti e forse non siamo stati adeguati a portare avanti la nostra missione in maniera coerente. Ho l'impressione che la sconfitta della coalizione Italia Bene Comune abbia dato l'impressione che fosse finita l'esperienza di costruire una sinistra all'interno del centrosinistra. Ma siamo in una fase post ideologica in cui le persone, anche di sinistra, votano per la formazione che gli fa credere che risolverà qualche problema e dia un po' di speranza.

Vendola è stato l'uomo della speranza?
Si, lo è stato per molto tempo anche al di là dei voti che prendeva. Ma ha portato a casa risultati eccezionali con le amministrazioni di Genova, Cagliari, Milano e in Puglia dove sono stati sbaragliati importanti competitor.

Cosa è successo dopo?
Si è appannata questa funzione. Oggi l'innovatore è Renzi. Anche se io non lo considero tale, ma mi rendo conto che in assenza di altro lui è rimasto l'unico e prende il 40 per cento alle elezioni. In questo la Lista Tsipras è stato un errore. Abbiamo rinunciato alla nostra identità, al simbolo, ai nostri candidati e confluire nel Socialismo Europeo.

Con l'uscita di Migliore e la riconferma di Vendola alla Presidenza, il gruppo dirigente trova la massima espressione in Nicola Fratoianni uno degli uomini più a sinistra in Sel. Si sta balcanizzando il partito?
Vendola nel suo intervento ha escluso che la nostra prospettiva sia quella della sinistra radicale e minoritaria, ma che bisogna lavorare nel centrosinistra. Io non me ne sono andato perchè non ho visto in chi è uscito un progetto politico alternativo, se non quello di un'adesione al Pd.

E se nascesse una “rifondazione di Sel”, sarebbe pronto ad uscire?
Non aderisco a progetti che non esistono. La mia posizione è comunque critica all'interno del partito. Nei prossimi giorni sarà convocata un'assemblea nazionale in cui i nodi devono essere sciolti e alcuni di noi faranno delle scelte.

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