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Prestigiacomo: Il mio rapporto con Berlusconi

Stefania Prestigiacomo spiega i suoi rapporti, talvolta burrascosi, con il Pdl e il suo leader

Credits: Afp/Getty Images

Stefania Prestigiacomo, imprenditrice, tra i fondatori di Forza Italia, già ministro delle Pari opportunità nel primo governo Berlusconi, quindi responsabile del dicastero dell’Ambiente nell’ultimo esecutivo guidato dal Cavaliere, è persona dal carattere duro, anzi un vero caratteraccio. Neppure troppo tempo fa, a cavallo con le elezioni regionali siciliane, dove vide sfumare l’accordo con il ribelle Gianfranco Miccichè, suo gemello politico in quel di Trinacria, aveva annunciato la sua uscita dal Pdl ma adesso («Lo dica» dice a Panorama) «quando è fin troppo facile scappare, si resta». Ecco, è rimasta: «Troppi topi abbandonano la nave».

Ma non si era detta disgustata da un partito come il Pdl, maggioritario nella nazione al punto da non essere riuscito a cavare un ragno dal buco? Insomma, il partito da cui voleva uscire ha avuto in mano l’Italia per vent’anni e ha fatto fiasco.
Ero disgustata dal Pdl? Certo che l’ho detto, era quel Pdl di cui Silvio Berlusconi aveva cominciato a disinteressarsi qualche mese fa, quel Pdl che ha gestito in maniera suicida le elezioni regionali siciliane, quel Pdl che faceva prevalere gli interessi personali e di bottega su quelli collettivi. Il risultato è stato che abbiamo perso la bottega e la Sicilia.

Ma non avete perso per ragioni di aritmetica, con Miccichè che, appunto, faceva venire meno i voti alla coalizione di centrodestra alleandosi con Gianfranco Fini, notorio «fedelissimo» di Berlusconi?
Se le rispondo che Miccichè venne costretto a restare fuori, si convince? Lo dicevo che senza Gianfranco si perdeva, lo dicevo...

Chi la conosce bene può ben dire: tu sei bastian contraria. La maggioranza del partito, perfino Berlusconi, aveva deciso in un modo e lei dice no?
Bastian contraria? Se significa che mi metto di traverso a prescindere no, non credo d’esserlo; se invece vuol dire che penso con la mia testa, che non sono una yeswoman, che combatto per le cause che penso giuste anche a costo d’essere minoranza, allora sì. Sono fatta così, questo è il mio modo d’essere e di vivere la politica.

Interessante questa categoria delle yeswoman, c’è tutta una letteratura al riguardo…
Ecco, non mi riguarda.

Ma questo carattere, gentile Prestigiacomo, quanto urta con la soave dittatura carismatica del leader?
Vuole sapere cosa ne pensa Berlusconi di questo mio carattere? Lui mi conosce bene, da quasi vent’anni. Sa che sono seria, che mi faccio «il mazzo» a lavorare, che sono leale e proprio per questo non accetto le prevaricazioni.

Dunque ce ne sono di prevaricazioni?
Ho aderito a Forza Italia perché era un partito liberale e moderno. I miei strappi sono stati sempre sui principi, mai su questioni di potere: la legge sulla fecondazione assistita, la rappresentanza delle donne in Parlamento, le risorse per la difesa dell’ambiente...

Non mi guardi male…
…temi politici, non poltrone.

E lui non muove ciglio, lui?
Con Berlusconi abbiamo discusso, litigato anche. Ma poi è arrivato sempre il chiarimento, come succede fra persone in buona fede che conducono la stessa battaglia. Io ho detto in tempi non sospetti, quando non c’erano topi che abbandonavano la nave, che ho cominciato a fare politica con Berlusconi e penso che finirò di farla con lui, che non riesco a immaginarmi in un altro partito, con un’altra casacca.

E se fosse stato lui, al contrario, a cambiare casacca?
Gli elettori, quelli siciliani e quelli italiani, i nostri elettori non sono stupidi. I milioni che ieri hanno votato Pdl e che oggi, ci scommetto, sono pronti a rivotare per Berlusconi hanno capito che senza il presidente il progetto, il sogno che era di Forza Italia, era destinato a perdere. Oggi col ritorno di Berlusconi in campo si può tornare a lottare, si può di nuovo vincere.

I vostri elettori, i moderati, si sono stancati di fare gli «smoderati» e magari seguiranno Mario Monti. L’avete perfino sostenuto, cercato alla vigilia di questa campagna elettorale per farne un federatore…
Monti? Ma Monti è stato un male necessario, imposto all’Italia dalla finanza internazionale e che Berlusconi ha responsabilmente accettato per il bene del Paese. Ora basta. Abbiamo pagato alle lobby finanziarie e all’Europa germanocentrica un prezzo pesantissimo. Il Paese in quest’anno si è impoverito, la disoccupazione è aumentata pesantemente, le imprese non vedono l’uscita dalla crisi, le famiglie sono state massacrate dall’Imu e dall’aumento generalizzato delle imposte locali.

Monti, in ogni modo, c’è. È rispettato nel mondo, ha un nipotino che a scuola chiamano «Spread», candida il capitano Gregorio De Falco, fa trucco e parrucco per andare in televisione.
Monti era accettabile se fosse stato un purgatorio breve. Ora rischia di diventare un inferno con il Professore che (dopo avere detto per un anno che dopo la fine del mandato avrebbe lasciato la scena) s’improvvisa ciò che non è mai stato: un leader politico. Un leader finto che non vincerà mai le elezioni ma che si propone di spaccare il fronte moderato per consentire alla sinistra di avere in Parlamento una maggioranza che non ha e non ha mai avuto nel Paese.

Lo vede? Scusi se la lingua batte dove il dente duole, ma spacca il fronte moderato come già fece Miccichè in Sicilia facendo vincere la sinistra.
Su questo le ho già risposto.

L’Italia di Monti, allora…
Gli italiani sanno che nei 3 anni e mezzo del governo Berlusconi stavano meglio di oggi. Lo spread? Oggi è tornato ai livelli del 2010. Ma chi c’era al governo nel 2010? L’Italia è stata vittima di un’operazione speculativa inaudita che l’ha privata per quasi 10 mesi di un governo democraticamente eletto che aveva tutelato più gli interessi degli italiani di quelli della finanza internazionale.

Lei, dunque, si augura che i moderati ritornino a smoderarsi con Berlusconi, giusto?
La battaglia per ridare dignità politica e indipendenza ai moderati italiani oggi può farla solo Berlusconi. L’Italia dei piccoli imprenditori, del ceto medio, dei ragazzi che vogliono studiare ed essere premiati secondo i loro meriti, l’Italia che si alza presto la mattina e sgobba tutto il giorno non si riconosce nei tecnocrati montiani e nei gattopardi centristi che ora lo hanno indicato come loro leader dopo avere attraversato gli ultimi 30 anni di storia italiana sempre a fianco di chi comanda.

E tutte le toppe, gli errori, i disastri d’immagine fatti da Berlusconi?
Gli errori di Berlusconi? È vero, ne ha fatti certamente come tutti, ma è stato oggetto di un’aggressione mediatico-giudiziaria selvaggia e di una violenza inaudita a cui ha resistito e sta resistendo come un leone. Oggi è lui il solo che può rifondare il Pdl, senza di lui destinato al declino, è lui il solo che può fare riavvicinare alla politica i moderati stanchi e nauseati dai tanti scandali, anche del nostro partito.

Appunto, gli scandali…
Basta. Berlusconi è l’unico che può fare piazza pulita gettando via le mele bacate e tagliando i molti rami marci e restituendo al Pdl una nuova classe dirigente pulita, giovane sostenuta da una generazione di quarantenni che ha fatto tesoro dell’esperienza di governo che nessun altro partito può vantare.

E va bene, tutto questo Berlusconi, ma lei, gentile Prestigiacomo, è pronta a tornare in Parlamento?
Io? Io sono a fianco di Berlusconi, oggi più di ieri, del Berlusconi rottamatore degli errori del passato, del Berlusconi che riprende i temi della rivoluzione liberale, del Berlusconi che vuole rimettere in moto l’Italia che lavora e che oggi è asfissiata dalle tasse e dai vincoli. Il mio futuro? Il mio orizzonte oggi arriva a fine febbraio, alle elezioni. Sono in trincea per il Pdl, per ridare serenità e fiducia nel futuro agli italiani. Dopo si vedrà.

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