Politica

Il sondaggio "segreto" che preoccupa Renzi

Gira la voce di un testa a testa con Grillo e di un Pd sotto il 30%. Ed è allarme

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi esce dall'hotel Majestic al termine del suo intervento al G7 dell'Energia – Credits: ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Un testa a testa con Beppe Grillo, secondo alcuni sondaggi riservati, starebbe rovinando i sonni di Matteo Renzi. Se ne parla sottovoce nel Transatlantico di Montecitorio, dove i renziani ostentano sicurezza coperti da quelle rilevazioni che danno il Pd sopra la soglia del 30%. E, invece, secondo altri sondaggi, sconosciuti ai più, il Pd sarebbe al 28% e i Cinquestelle al 27. “Meno male che tutti parlano dei problemi di Forza Italia, qui invece è un testa a testa preoccupante, dal quale il Pd non sembra schiodarsi, poi le riforme con chi le facciamo? Con Grillo?”, confessa sotto anonimato un parlamentare vicino all’area bersanian-dalemiana.  

Se poi si aggiunge il fatto che alla riunione della direzione di ieri molti big, come Massimo D’Alema e anche Dario Franceschini, non avrebbero partecipato così come diversi segretari regionali, non c’è per il segretario-premier da dormir sonni tranquilli. Si narra che a un certo punto sarebbero state fatte telefonate su telefonate anche a esponenti di solito non tenuti in grande conto per aumentare il numero dei partecipanti.

In ogni caso, al di là dei gossip di Transatlantico, che per il Pd le elezioni europee non sono quell’autostrada sbandierata dalla gran parte dei sondaggi stanno a dimostrarlo le parole preoccupate dello stesso Renzi che ha chiamato il partito a mobilitarsi tutto. Un invito dettato dalla consapevolezza che quei sondaggi in realtà rappresentano più il voto sulla sua persona e il suo ruolo da premier che il consenso al partito. Ma il nome di Renzi stavolta sul simbolo non c’è. Quando il premier ne avrebbe avuto invece bisogno.

Quello del 25 maggio è il primo turno elettorale di fatto chiamato a dargli quella legittimazione che gli è mancata quando è salito alla plancia di comando di Palazzo Chigi. “Il problema è che prima ci maltratta poi ci chiama a dare tutti una mano... così non si fa”, dice un altro esponente vicino alla minoranza interna. Ma tutti sono consapevoli del fatto che “paradossalmente senza Renzi non andiamo da nessuna parte”.

Nessuno lo dice, la gran parte dei media preferisce concentrare i riflettori su FI, ma se Renzi non supera il 30 per cento gli avversari interni ed esterni sono già pronti a saltargli addosso. Ed entro il 10 giugno c’è da approvare quella riforma del Senato sulla quale il premier-segretario si gioca la faccia. Tutto lascia supporre che il braccio di ferro in atto a palazzo Madama per concludersi attenda prima l’esito delle elezioni europee.

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