Telenovela Senato, spunta anche l'idea di abolire i rimborsi

Malumori e accuse a Renzi tra i senatori: "Così insegue i 5s". E dentro Forza Italia: "Il premier si sta costruendo un Senato che unito alla Camera gli servirà ad avere sempre un capo dello Stato di sinistra". Il rischio annunciomania di Renzi 

maria elena boschi 100

 Maria Elena Boschi, Ministro delle Riforme – Credits: Getty Images

Alla fine dal gran vaso di Pandora che è diventata la riforma del Senato sono uscite anche voci di una  proposta, attribuita a ambienti renziani, di abolire i rimborsi spesa per i nuovi senatori, non eletti dal popolo, ma dai consigli regionali. Malumori e battute: «Ma chi  gli ci viene più a Renzi nel suo nuovo Senato se non pagano neppure la benzina per arrivare a Roma?». Dall’immunità ai rimborsi.

La «telenovela Senato» si sta avvitando in un mare di proteste, mugugni e sospetti. Confida un azzurro di rango: «Il presidente Berlusconi, pur stretto a tenaglia nella odissea giudiziaria che lo perseguita da uomo di Stato le riforme le farà, ma questi nuovi e spregiudicati “ragazzi toscani” (Renzi e il ministro Maria Elena Boschi ndr) hanno cambiato il testo a treno delle riforme in corsa come pareva loro.

Si era parlato all’inizio in vari abboccamenti tra i vertici del Pd e FI di ridurre i parlamentari, arrivando a 200 al Senato, facendolo però restare elettivo e non composto da personaggi eletti in secondo grado, e a 400 alla Camera. E invece è finita in questo pasticcio, ma, attenzione, che risponde a mire ben precise di Renzi». Sottolinea il parlamentare forzista: «Se gli accordi di massima dopo il patto del Nazareno fossero stati attuati, avremmo in quel modo ridotto e di molto il numero di deputati e senatori. E, invece, no.  Renzi la Camera non l’ha voluta toccare.

Perché? Perché lì ha già una schiacciante maggioranza e conta di averla ancora più forte dopo il 40,8 per cento alle europee. Una maggioranza che unita ai sindaci quasi tutti rossi del nuovo Senato garantirebbe sempre un capo dello Stato di sinistra. Già le prime simuluazioni dicono che Renzi quanto all’inquilino del Colle potrebbe dormire tra sette guanciali». Uno dei punti più controversi infatti è anche quello del potere di nomina da parte dei nuovi senatori dell’inquilino del Colle, dei membri del Csm e della Consulta». C’è malumore per il metodo «spregiudicato» usato «dai ragazzi toscani». Alla fine FI non si sottrarrà a quelle riforme che i governi Berlusconi hanno posto per primi. Ma più di un sospetto che il pasticcio nel quale si è trasformata la riforma del Senato in realtà risponda molto alla necessità «di annunci spot» da parte di Palazzo Chigi c’è. Intanto, fanno notare molti senatori anche pd, la riforma sta tenendo bloccata il disegno di legge sul lavoro (jobs act) e tanti altri provvedimenti. Si prevede un ingorgo tremendo e ancora una volta la scelta del governo di andare avanti a colpi di voti di fiducia. Mentre ancora non si capisce bene a cosa il nuovo Senato dovrebbe servire. Dentro Forza Italia la protesta cresce anche perché «qui Renzi non sta facendo alcuna vera riforma sulla giustizia».

E osservano: «È necessario un accordo ampio tra il premier e Berlusconi». Evidente che per ampio si intende un impegno da parte di Renzi per una svolta antigiustizialista. Ma, intanto, «anche questa idea di togliere i rimborsi, conferma che Renzi sta al momento sempre più inseguendo i Cinquestelle, facendo semmai una svolta populista anticasta». Ce la farà il testo di riforma ad essere approvato in prima lettura prima della pausa estiva? Il borsino delle scommesse al momento dice: più no che sì. 

© Riproduzione Riservata

Commenti