Pasticcio Senato, Renzi e Boschi travolti dall'annunciomania

Il minsitro Maria Elena Boschi al termine del consiglio dei ministri – Credits: ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Matteo Renzi ci ricasca. E stavolta è clamoroso. Renzi ricasca in quello che il direttore di Panorama, Giorgio Mulè, in più editoriali ha definito «l’effetto annuncio» (leggi qui ). Dalla spesa pubblica, alla cosiddetta abolizione delle Province, alla lotta alla corruzione con la nomina di Raffaele Cantone, fino all’ultima davvero brutta figuraccia del governo sulla riforma del Senato. Ma Renzi anche negli infortuni è sempre coccolato dalla grande maggioranza di giornali e media. Che il giorno dopo il pasticciaccio brutto sull’immunità dei senatori, ora figlia di nessuno (Renzi: «Non ne sapevamo niente» e Anna Finocchiaro, la presidente pd della commissione Affari costituzionali: "il governo sapeva, eccome") e al centro di uno scaricabarile pazzesco, continuano a giustificare il premier e segretario del Pd.

Lo avesse fatto uno dei governi Berlusconi sarebbe stato il finimondo. Perché per tutto il fine settimana da Palazzo Chigi, con il ministro Maria Elena Boschi in prima fila, si sono squillate le trombe del grande annuncio. Un annuncio infinito iniziato già venerdì scorso. Boschi: è fatta; Boschi: ci siamo: Boschi: questione di giorni. A un certo punto anzi di ore. E giù conferenze stampa glamour della ministra delle Riforme dal linguaggio con un tocco sapientemente sexy: «No, sulla legge elettorale non si cambia partner all’ultimo momento…». Questo per rassicurare Forza Italia che non avrebbe ceduto alle richieste grilline sulle preferenze, mentre qualche apertura sulle stesse con i Cinquestelle, secondo agenzie e siti, c’era stata. È evidente che dando per fatta la riforma del Senato, la ministra di Laterina già pensava a quella successiva sul sistema elettorale.

Insomma, per tutto il fine settimana, la gran parte dei media, senza quasi alcuna formula dubitativa, annunciava agli italiani che la grande riforma era fatta. Panorama.it è stata tra le poche testate che, in tanto strombazzare, si era presa la briga di andare a sentire che aria tirava dentro Forza Italia, compresi i dissidenti, e dentro il Pd, anche qui ribelli compresi. Ne emergeva, come emerge tutt’ora, che anche se la riforma viene portata in aula già agli inizi di luglio è sempre a rischio franchi tiratori, perché le incognite erano e restano tutt’ora molte. Compresa quella sull’immunità, ma ci sono anche i poteri da parte del nuovo Senato di nomina del Capo dello Stato e della Corte costituzionale. E il dubbio che il testo non venga approvato in prima lettura prima della pausa estiva resta. Non si tratta di fare i gufi, ma di cercare di andare a vedere le cose come sono, le notizie insomma, non i desiderata di Palazzo Chigi. Con le sue ministre glamour dall’annuncio facile. Renzi style. Fino a quando? 

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