Tutte le incognite sulla strada delle riforme

Accordo virtualmente concluso, come sostiene il ministro Boschi? Non proprio. Ecco le ultime indiscrezione del Palazzo. Ecco come cambierebbe il Senato

Maria Elena Boschi,

Maria Elena Boschi, Ministro dei rapporti con il Parlamento e delle Riforme Costituzionali – Credits: ANSA /Di Meo

Stretto a tenaglia in quella che appare la morsa finale, dell’odissea giudiziaria, volta «a farlo fuori per sempre» (Maurizio Belpietro su Libero), Silvio Berlusconi ha ribadito ai suoi che lui però da uomo di Stato le riforme con Matteo Renzi le farà.

Soprattutto perché, ha sottolineato più volte l’ex premier, non intende lasciare al premier e segretario del Pd la bandiera di quelle riforme che lui per primo con i suoi governi ha avanzato. Questo però, fanno capire importanti fonti azzurre, non significa che la riforma del Senato sia davvero questione di ore o al massimo di giorni, come dice il ministro Maria Elena Boschi.

L’accelerazione da parte di Forza Italia, a Palazzo Madama, c’è stata, nonostante i malumori di una parte di senatori, come Augusto Minzolini, che vorrebbero fare restare una forma di elezione diretta del Senato. Malumori che in aula potrebbero saldarsi con quelli dei ribelli Pd capitanati da Vannino Chiti.  Ma l’accelerazione c’è stata innanzitutto perché «Renzi ha dovuto abbassare il capo e fare significativi cambiamenti, rispetto al testo iniziale», spiegano a Panorama.it azzurri di rango.

I cambiamenti intanto consistono nel fatto che è stato ridotto a un quinto il numero dei sindaci, aumentato quello dei rappresentanti delle Regioni, eletti proporzionalmente alla popolazione. Insomma, la Lombardia e altre regioni del Nord, dove il centrodestra è più forte, avranno sicuramente più rappresentanti di Toscana, Umbria, Marche e altre zone dove il centrosinistra è più forte. Ma questo ancora non basta. Il rischio di trasformare il Senato in un «dopolavoro di sindaci rossi», come aveva detto Berlusconi, in parte sarebbe scongiurato. Ma resta il nodo dei poteri: i nuovi senatori potranno eleggere anche loro il capo dello Stato e del Csm? Questa e diverse altre sono ancora le incognite che stanno sulla strada delle riforme.

Renzi che vedrà i Cinquestelle, dopo aver incassato anche una certa disponibilità della Lega, ora potrà giocare su più fronti. E su questo è ovvio che sta incalzando Forza Italia che ora si trova a dover percorrere un sentiero a doppio binario: da un lato non venir meno al dovere di fare quelle riforme che Berlusconi ha posto per primo; ma dall’altro lato farle in modo tale «che siano davvero utili al paese e non un cedimento ai sogni di gloria del premier e della sinistra», dicono dentro Forza Italia. E aggiungono: «Gli italiani non si interrogano ogni mattina su quando verrà abolito il Senato, servono misure urgenti per l’economia, le imprese». È quello che viene segnalato in una valanga di mail che stanno arrivando in queste ore a Fi e ai suoi parlamentari.

Questo non significa, come dice Roberto Calderoli, che «alla fine Berlusconi si sfilerà». Rivelano alcuni parlamentari: «Non sarà così, Calderoli lo dice perché neppure dentro la Lega sono tutti d’accordo su questo testo di riforma del Senato». Non è sicuro quindi che il superamento del bicameralismo perfetto avvenga prima delle pausa estiva. A meno di novità clamorose dell’ultim’ora. I maligni hanno avanzato il sospetto che Fi potrebbe rallentare per il timore che Renzi una volta varate le riforme, compresa quella della legge elettorale che sarebbe tirata a traino da quella del Senato, potrebbe decidere di andare al voto anticipato. Cosa che al centrodestra in questo momento non converrebbe davvero. Ma in realtà, dicono nel Transatlantico di Palazzo Madama, «qui nessuno vuole andare a votare, neppure Renzi, che è già crollato in popolarità al 53 per cento».   

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