Patto col PdL, la Lega di Maroni come quella di Bossi

Ma la base del Carroccio è inquieta. Forse avrebbe preferito una corsa in solitaria. Lega e B: 20 anni in foto

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Lega a parti rovesciate a poche ore dall’accordo tra Roberto Maroni e Silvio Berlusconi. Se una volta erano i Matteo Salvini, i Falvio Tosi e lo stesso Maroni ad attaccare l’asse con il Cav, ora le critiche vengono dai bossiani. Seppur con toni e sfumatore diverse.  Ora il Carroccio è atteso alla prova della base. «Roberto Maroni si è rafforzato   all’interno  e ha dimostrato di saper condurre la trattativa con Silvio Berlusconi, e il Veneto non è caduto (come aveva minacciato il Cavaliere se non ci fosse stato l’accordo ndr), ma ora mi chiedo come digerirà la base l’intesa».

Luci e ombre vengono   valutate a caldo dalla deputata veneta Paola Goisis. Bossiana di ferro, più volte aspramente critica con il segretario, Goisis riconosce a Maroni dei meriti. Ma non gli risparmia l’accusa di «incoerenza e di linea oscillante che ora rischiano di  mettere la Lega in difficoltà sul terroitorio».

Ma come proprio voi bossiani eravate accussati di filobesconismo e ora criticate Maroni perché si allea lui con il Cav? «Il punto è che  Maroni non poteva non fare questo accordo per una ragione politica e cioè la Lombardia. La questione era in questi termini: ora o mai più.  Però dopo aver mandato a casa a Bossi anche con l’accusa che con Berlusocni ci avrebbe portato alla rovina e dopo aver detto e scritto  che con il Cavaliere la Lega non ha ottenuto niente, ecco, ora mi chiedo come farà dirigerire alla base il fatto che invece si rialeeràa con lui? Io sono sempre stata dell’opinione che l’accordo si sarebbe fatto perché la Lombardia è una posta troppo alta, ma, ripeto, ora come farà passare  tra i militanti, gli elettori queste oscillazioni? Cosa dirà che si sono ricreduti sulla via di Damasco?». Azzarda Goisis: « Il rischio è che  la base digerisca di più  una sconfitta con una corsa solitaria...Ma ripeto: la Lombardia è la Lombardia ed  una grande  conquista il fatto che il Veneto non sia è stato sacrificato sull’altare della Lombardia».

Se Goisis è critica ma prende atto della ragion politica dell’accordo, tra altri bossiani sta ora montando il malumore. A sparare ad alzo zero è  il deputato ligure Giacomo Chiappori, che ha già annunciato la decisione di non candidarsi più in parlamento. Mentre non è ancora data per sicura la ricandidatura dello stesso Umberto Bossi, girano sospetti che i bossiani vengano sì candidati ma non tra i garantiti ai primi posti. Chiappori prima ancora che vengano decise le liste ha già fatto sapere che lui se ne resterà a fare il sindaco di Diano marina. E attacca: «Hanno impiccato Umberto per l’asse con Berlusconi, e ora lo fanno loro? Dove è la coerenza? La Lega doveva misurarsi da sola come fece alle elezioni all’epoca del governo Dini (quello del cosiddetto ribaltone del ‘95), quando prendemmo ben 56 parlamentari. E invece hanno usato  l’attacco a Bossi solo per prendersi la Lega». L’accusa di «incoerenza»  è stata fatta anche dall’ex capogruppo  bossiano alla Camera Marco Reguzzoni su «Il Corriere della sera». Le urne diranno se Maroni e la sua Lega vinceranno ora la sfida più grande.

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