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Governo Monti: un anno di spifferi

Ecco i voti (anonimi, anzi, a scrutinio segreto) dei parlamentari ai 12 mesi dei "Tecnici" - Lo speciale di Panorama.it

Monti ed alcuni dei suoi ministri in conferenza stampa (Credits: Roberto Monaldo / LaPresse)

I commessi di Montecitorio faticano ancora a riconoscerli. Dopo 365 giorni sono ancora in tanti a ricorrere al famigerato “album delle figurine” per evitare le brutte figure: una griglia con nome, incarico e dicastero di appartenenza degli attuali “ospiti di governo” - come amano definirli i falchi del Transatlantico - corredata con tanto di foto profilo.

“Non hanno attecchito”, sintetizza un ex ministro nostalgico dei “giorni di gloria”. “Guardate quest’Aula. Profuma ancora di centrodestra”, dice mostrando l’Aula di Governo della Camera dei Deputati, il luogo in cui esattamente un anno fa – in piena crisi economica internazionale e con il pericolo di una sfiducia post sfarinamento della maggioranza - si consumò il fatidico confronto Bossi-Berlusconi sul da farsi.

Chi continua a passeggiare per quei corridoi giura che, negli ultimi dodici mesi, “di riunioni carbonare e dibattiti infuocati non se ne sono più visti”. Agli “spolpatori del Transatlantico” sono subentrati i tecnici: una ciurma di professori sobri nel vestirsi e vigili nel relazionarsi con la galassia parlamentare. Poche le occasioni di incontro tra i due mondi, consumate per lo più nelle Commissioni parlamentari dove dalla Fornero alla Severino, da Passera a Grilli, ministri e sottosegretari hanno l’abitudine
di presentarsi muniti di assistenti note-taker e taccuini. Alla fine di ogni colloquio la chiusa è sempre la stessa: “le faremo sapere…”.

“In un anno l’Italia non è riuscita ad uscire dalla crisi, ma il miracolo di un nuovo look si è consumato sotto gli occhi di un intero Transatlantico”, afferma una stylish-deputata. Niente più pacche sulle spalle, cazzotti e risse tra colleghi, in alcuni casi anche sputi e barelle. E sarà pur vero che l’abito non fa il monaco, ma – in pieno rispetto del codice di sobrietà - "ogni monaco in questi mesi si è fatto il suo abito": via dai palazzi della politica microgonne inguinali e tacchi a spillo, borse oversize e chiome selvagge. Le tendenze diventano i foulard, la scarpa Valleverde e la borsetta modello Regina Elisabetta. Un cambio di immagine che i più reputano “grigio e antico, proprio come le ricette che ci hanno proposto in questi mesi”.

A sondare le varie anime del Transatlantico, a salvare i professori ed il pacchetto-Monti, anche *off the records, *restano solo i montiani di ferro: i vari Lupi, Gelmini, Fitto, Frattini, Casini, Napoli, Ichino, Gentiloni, Follini. “Monti ha fatto quello che poteva fare. Certo, poteva fare di più. A volte può aver deluso, ma sono stati momenti più imputabili a scelte e compromessi della squadra e non alla determinazione e alle capacità del Professore”, ci confidano alcuni di loro.

I centristi sono i più “calcolatori”. “Sarà che per loro l’unica autoconservazione resta un Monti-bis”, come ci fa notare qualcuno. Sarà che si sentono traditi dal Pd e che diffidano dal Pdl, ma è davvero difficile estorcere a finiani e casiniani una critica a tutto tondo sull’attuale governo: “la fase di emergenza è stata affrontata molto bene. E’ grazie a Monti se adesso possiamo camminare in Europa a testa alta”.

Sul fronte Via dell’Umiltà e Palazzo Grazioli, invece, gli argini si sono rotti. Dopo una prima condizione di sottomissione responsabile alle politiche dei tecnici, le più recenti provocazioni del Professore sul lassismo dei precedenti governi, così come il gioco di forza sull’election day, hanno liberato la galassia del Pdl da un veto – quello di critica - che mal digerivano: “in un anno l’unica missione che sono riusciti a portare a termine è stata quella di aumentare le tasse e diminuire i soldi nelle tasche degli italiani”, è l’analisi di molti dirigenti. “E’ giunto il momento di prendere le distanze da questo cannibalismo. Pena, il rischio di diventare correi”, aggiunge un deputato di spicco del gruppo parlamentare.

In area Pd la fotografia dell’anno di Monti è fatta di chiaroscuri e opportunismi: insomma, andava bene in un primo momento per gridare al fallimento del governo di centrodestra, ma “non appena annusata aria di Monti bis sono scattate le critiche”. Sono alcuni moderati dei democrat ad ammetterlo: “lo abbiamo scritto nero su bianco nel nostro documento, per noi l’agenda Monti non si tocca”. Tra i bersaniani tira aria diversa: “non possiamo criticare Monti a prescindere perché vorrebbe dire dimenticare anche la situazione ereditata dai tecnici”, ci racconta un uomo vicino al segretario del Pd. “Ma le spinte dell’attuale strana maggioranza vanno in senso diverso rispetto a novembre 2011. Chiaro che il Pdl, stando agli attuali sondaggi, non è in condizione di tornare al governo. Mentre noi lavoriamo in tutt’altra direzione: siamo ottimisti”.

“Comunque si voglia giudicare il suo operato il dato di fatto è che dei tre miracoli invocati - rigore, crescita, equità - solo il primo ha tagliato il traguardo”, sostengono in casa Pdl-Lega. Un filo-montiano di centro va in soccorso dei tecnici e aggiunge: “vero, ma per vedere i miracoli serve una fede attiva. In pochi mesi e con poche risorse non si può impostare una coerente politica di sviluppo”.
Quella foto che Casini fece qualche tempo fa a Palazzo Chigi, insieme a Bersani ed Alfano, è oggi sbiadita. Leader politici a parte è lo stesso Professore a non potersi mostrare più rilassato e sereno sotto i riflettori. Troppe preoccupazioni: il tic tac dei giorni che mancano alla sua missione straordinaria al governo, gli imprevisti dell’ultimora, ma soprattutto l’incognita sul futuro. Abbiamo fatto un sondaggio in Transatlantico e tra le tre opzioni Monti bis, Europa e Quirinale quest’ultima si guadagna il 100% delle risposte.

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