Il nuovo Ppe di Monti

Il sogno del Professore è "deberlusconizzare" il centrodestra, come vuole Bruxelles

L'ex premier, Mario Monti (Credits: ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

Non è solo l’eventuale vittoria in Lombardia di Roberto Maroni, che sarebbe il viatico numero uno per il pareggio al Senato, vittoria che sarebbe certo favorita dal ritiro di Gabriele Albertini dalla corsa al Pirellone, a turbare i sonni di Pier Luigi Bersani. Che si è subito inalberato contro Mario Monti alla notizia della candidatura di Albertini al Senato con il Professore.

Il timore del Pd è che Monti lavori in realtà alla costruzione di una nuova sezione italiana del Ppe. Ovvero un nuovo centrodestra depurato dal berlusconismo, che potrebbe essere alleato solo per un periodo del Pd, ma che poi intende sostituirsi come meta finale all’attuale centrodestra bollato da Monti come «populista».

Paradossalmente è proprio uno degli esclusi più illustti da Bersani dalle liste Pd, il costituzionalista Stefano Ceccanti a dirlo con nettezza. Ceccanti, accusato di montismo nel suo partito, dice che ha rifiutato di candidarsi con Monti perché il suo obiettivo è fare, appunto, «la nuova sezione italiana del Ppe». Lo deduce da questo: «Nelle due regioni nelle quali si vota anche alle regionali Lazio e Lombardia, l’area di Monti candida due esponenti di centrodestra: Giulia Bongiorno e Gabriele Albertini». Di centrodestra è anche la candidatura del direttore del «Tempo» Mario Sechi. E sempre a causa delle vere mire del Professore, che si intrecciano con Bruxelles, il pd Umberto Ranieri, anche lui ritenuto di simpatie montiane, avrebbe rifiutato la candidatura con il Professore.

Non a caso Emanuele Macaluso sulle colonne dell’Unità aveva ammonito: che fate, andate con il Ppe? Altro che la strategia di Bettino Craxi, volta a fare l’ago della bilancia, la mira vera di Monti, che secondo gossip di Transatlantico, sarebbe stata concordata con ambienti europei ostili a Silvio Berlusconi, sarebbe proprio quella di deberlusconizzare il centrodestra. Una strategia iniziata da tempo e sotterraneamente: pochi, ad esempio, avevano notato il fatto che già nel settembre scorso Monti abbia accettato a sorpresa l’invito del Ppe a Fiesole. Al quale era presente Angelino Alfano, segretario di quel Pdl che comunque continua ad essere e di gran lunga anche alla luce degli ultimi sondaggi il primo azionista del Ppe a Bruxelles. Dove, sempre secondo indiscrezioni da prendere con le molle, starebbe la meta finale nei desideri del professore e cioè la presidenza del Consiglio europeo, oggi nelle mani di Herman Van Rompuy, il cui incarico scade solo tra un anno, nel 2014.

In ogni caso, sabato a Orvieto, dove Monti è stato invitato dai liberal del Pd, ci sarà un’altra importante occasione per capire meglio la strategia montiana. Tanto più se ci sarà anche Pier Luigi Bersani.

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