Lega Nord, la bavarese è servita

Il dietro le quinte dei parlamentari del Carroccio, indecisi tra il via da Roma e il rilancio della vecchia alleanza

Lega Nord

La bavarese è servita…”, padano numero 1. “Cambia il segretario, ma la vecchie abitudini non muoiono”, padano numero 2. “Passato il Santo, passata la festa!”, padano numero 3. Quel che resta del day after del congresso di Assago è un mix di “tradizione e rivoluzione”: c’è l’euforia per il restyling leghista, ma anche molto scetticismo sulle possibilità che il nuovo segretario riesca nell’operazione consenso, e soprattutto tanta delusione per i toni folkloristici che continuano ad usare alcuni “tesserati non graditi”.

La Lega ha passato tempi migliori e  tempi peggiori”, racconta chi è nel movimento dall’82. “Siamo stati il partito del 4% e oltre il 10. Siamo stati sostenitori, ma anche strenui disertori” (il riferimento è al ’94). I toni sono quelli di un gruppo che non si arrende, seppur ben conscio delle difficoltà che la spada di Giussano incontrerà alle elezioni 2013.

La campagna elettorale è alle porte, c’è molto da fare”, si intromette un parlamentare di lungo corso. “Ma se il Pdl continua a fare il doppio gioco – lisciando noi in Senato e poi corteggiando Monti a Chigi – allora faremmo bene a spendere le nostre energie solo per il nord”. La determinazione c’è. Ed alcuni deputati leghisti, durante le votazioni in Aula sulla spending review, la trasformano in una vera e propria strategia: “Subito il patto 2013 per la Lombardia, più bavarese per tutti”.

L’idea “grottesca” di abbandonare Roma c’è. “Se l’avessero messa in pratica dal primo momento, ci saremmo risparmiati di dover spiegare alla gente che il dito medio alzato nelle Aule non era per chiedere la parola…” si beffa di loro un finiano.

Una vecchia cantilena quella del “rivendichiamo il nord e snobbiamo Roma ladrona”, che ha caratterizzato il lungo corso di Bossi alla segreteria del Carroccio e che, spiega un barbaro sognante, “nemmeno Maroni potrà fare a meno di cantare se intende espugnare l’elettorato padano”. Perché i padani sono così: “Un po’ rudi e un po’ romantici, un po’ complici e un po’ rivali, un po’ responsabili e un po’ imprudenti”. Così riporta un veneto che non nasconde l’amarezza del partito anche per certi toni usati dai colleghi. Non da ultimo Bozza, che ieri, parlando a La Zanzara a proposito dei gay, ha sproloquiato: “Purtroppo esistono, sono malati, diversi”. “Maroni avrà vinto quando sarà riuscito a fare pulizia anche di questa gentarella che continua a far parlare solo male della Lega”, è il commento amareggiato del gruppo a Montecitorio.

Folklore a parte, pulizia e trasloco a nord sono i due binari su cui viaggia il nuovo Carroccio. “Sul piatto abbiamo messo il modello bavarese: vogliamo un partito come la Csu tedesca. Un partito che faccia della Padania la patria politica di donne e uomini che pensano al nord prima di tutto”. Ci credono davvero, e sono convinti di aver fatto anche un gesto magnanimo verso i vecchi alleati: “noi vi lasciamo le poltrone, e voi ce ne date una in Lombardia, quella più alta”, è il ragionamento di una camicia verde lombarda. “Si vedrà”, rispondono in casa Pdl. “Al momento i tempi delle elezioni politiche e in Regione Lombardia non coincidono, e al momento non c’è nessun ordine di dimissioni di Formigoni al prossimo anno”.

Il fuggi fuggi romano è una seria ambizione, ma al momento non ha ancora una tempistica. A Montecitorio non si sono ancora visti né scatoloni né imprese di traslochi.  I membri del gruppo Lega Nord Padania alla Camera sono tutti presenti e si comportano comme d’habitude. Entra-esci dall’Aula. Chiacchiericcio con i cronisti parlamentari. Pacche sulle spalle dei colleghi pidiellini. Stoccatine, riunioncine, frecciatine. I riti sono sempre gli stessi. Anche il pit stop in buvette per rifocillarsi a prezzi ragionevoli. Ma attenzione a non ordinare il supplì, signor onorevole padano, altrimenti al cameriere scappa la battuta facile: “Dottò, questo però ‘ndo lo trova in Padania!”. Applausi e risate dei presenti, da nord a sud.

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