Politica

La guerra intestina al Pd e il voto sulla decadenza di Berlusconi

Secondo fonti interne al centrodestra Berlusconi non staccherà la spina anche se il voto in Giunta dovesse metterlo con le spalle al muto. È il Pd che ha fretta di silurare Enrico Letta

L'ultimo treno per la libertà

Silvio Berlusconi – Credits: Getty Image

“Solo Silvio Berlusconi ci dirà cosa fare, solo lui potrà decidere. Ma io  fin da ora mi sento di escludere che staccherà la spina al governo. Semmai è il Pd, incalzato e asfaltato (il Pd e non il Pdl!) da Matteo Renzi a voler far cadere prima o poi il governo...Il vero bersaglio è Enrico Letta, non a caso ieri sera a Porta a porta ha richiamato all’ordine, secondo me, tra le righe,  soprattutto il suo di partito...”. Il deputato, dirigente di primo piano del Pdl, sotto rigoroso anonimato, alla vigilia del verdetto della Giunta per le Elezioni, atteso nella notte tra mercoledì 18 e giovedì 19 settembre, conversando con Panorama.it nel Transatlantico di Montecitorio si sente sicuro che non sarà Berlusconi a provocare una crisi. E questo, nonostante, “l’attacco giudiziario concentrico”, “il circolo vizioso”, “l’assedio finale” sferrato  - attacca lo stato maggiore del Pdl da Renato Brunetta e Renato Schifani, da  Fabrizio Cicchitto ad Annamaria Bernini -  a Berlusconi anche con la bocciatura del ricorso sulla sentenza relativa al  lodo Mondadori.  “Una tempistica pazzesca !”.

Angelino Alfano, segretario del Pdl, vicepremier e ministro dell’Interno, annuncia che subito dopo il verdetto, a favore (come dice la matematica
dei numeri  della maggioranza costituita da Pd. Cinquestelle, Scelta Civica nella Giunta per le Elezioni) della decadenza di Berlusconi, un verdetto che quindi boccerà il relatore Andrea Augello che invece chiedeva la convalida del Cavaliere a Palazzo Madama, lui e i ministri del Pdl faranno un vertice con il presidente-fondatore per decidere il da farsi. Ma nel Transtalantico di Montecitorio, al termine di una giornata trascorsa in un balletto di boatos e controboatos su un videomessaggio se non addirittura due o tre di Berlusconi (potrebbe esserci dopo la decisione della Giunta  ma non è sicuro),  le previsioni sul futuro del governo davano in netta superiorità la volontà del Cavaliere di non aprire la crisi, “di non fare questo regalo al Pd, perché in realtà sono proprio loro che la vogliono”.

Ricorda Sergio Pizzolante, craxiano del Pdl, molto vicino a Fabrizio Cicchitto: “Questo governo lo ha voluto proprio Berlusconi”.  E lo stesso
Enrico Buemi, socialista, eletto nelle file del Pd,  esponente della Giunta per per le Elezioni, che si sta ancora battendo perché  prima di
prendere una decisione si aspetti almeno la decisione della Corte d’Appello che deve ricalcolare i tempi dell’interdizione, ammette sottovoce: “Sono loro (il Pd ndr) a voler far saltare Enrico Letta”. L’altra sera qualcuno aveva sentire  Buemi, all’uscita dalla Giunta, sbottare: “Se non accettano neppure la mia proposta allora vuol dire che qui vogliono mettere su un plotone d’esecuzione....”.

Vedremo come finirà, ma il verdetto sembra già scritto. Anche stando ai proclami della vicepresidente della Giunta, la pd Stefania Pezzopane:
“Berlusconi ha frodato lo Stato, Berlusconi si sarebbe già dovuto dimettere”. E questo detto dalla vicepresidente di un organismo che ha funzione giurisdizionale.  Bocciato Augello, la Giunta dovrà nominare un altro relatore. Non è escluso che possa essere lo stesso presidente Dario Stefàno (Sel, apparentemente moderato, ma accusato dal Pdl e da alcuni stessi senatori del Pd di essere nei fatti un ipergiustizialista: a luglio aveva già di fatto anticipato la sentenza per la decadenza e dovette fare macchina iindietro. Tempo dieci giorni e ci sarà una seduta finale, alla quale potrà partecipare lo stesso Berlusconi per la sua difesa. Poi si passa all’aula per il voto vero e proprio previsto entro il 10 ottobre. Un voto rispetto alm quale però la decisione della notte tra il 18 e il 19 rischia con molta probabilità di essere un viatico decisivo.  Ieri dal Pd dopo una iniziale rincorsa dei Cinquestelle che chiedono il voto palese, sono venute voci opposte: da Gianni Cuperlo e da Massimo D’Alema  e dal bersaniano Davide Zoggia che chiedono che il voto rimanga segreto, come stabilisce il regolamento del Senato quando si tratta del voto su una persona. Un altro segnale del fatto che nel Pd c’è chi sta già lottando per non farsi asfaltare?

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