Politica

Il cliclone Grillo e la paura di Alfano

Le inchieste giudiziarie e il timore di non superare lo sbarramento. Ma anche il rischio che si consolidi l'abbraccio Renzi-Berlusconi al governo. I dubbi e le paure del partito dell'ex segretario PdL a pochi giorni dal voto - Speciale Europee

alfano

 

“I sondaggi ci danno abbastanza sopra, ma anche se superiamo di poco la soglia del 4 per cento è già un miracolo, significa essere sopravvissuti e di questi tempi non è affatto poco”. Lo confessa sotto anonimato un parlamentare di Ncd nel giorno più nero, in quest’ultimo scorcio di campagna elettorale per Angelino Alfano e i suoi. L’onta delle manette è calata anche su Ncd con l’arresto del presidente del consiglio regionale campano Paolo Romano.

Il ministro dell’Interno reagisce in modo duro. Prima ribadisce il suo garantismo e la fiducia nella magistratura, ma poi avanza il sospetto su un arresto avvenuto “a pochi giorni dal voto”. È una tegola per il partito di Alfano, dove qualcuno ora teme addirittura di non superare più  il quorum alle europee di domenica 25 maggio. Si smorzano i toni baldanzosi di qualche giorno fa quando l’ex segretario del Pdl addirittura disse che quello a Forza Italia era “un voto inutile”, in un discorso in cui proprio FI appariva il nemico da battere e non la sinistra con la quale Ncd è alleato. Poi il solito mantra contro Forza Italia: “Non è né carne né pesce”.

 Un dilemma con il quale ora però rischia di avere molto più a che fare Ncd. Attraversato da divisioni interne tra i vari maggiorenti e da malumori per un certo tipo di gestione “non da primus inter pares” da parte di Alfano, come aveva detto a Panorama.it l’azzurro Alberto Giorgetti  che ha sbattuto la porta dopo un breve soggiorno tra gli alfaniani, la formazione nata dalla scissione del Pdl ora si interroga sul proprio futuro immediato. Il rischio è che il ciclone Grillo si abbatta anche su Ncd, decretandone l’ininfluenza.

Secondo i sondaggi che stanno circolando, ma che non si possono più pubblicare, Grillo starebbe incollato a Matteo Renzi. E se dovesse finire così se non peggio, addirittura con un sorpasso sul Pd dei Cinquestelle, è chiaro, secondo gli scenari che circolano, che il premier dovrà sempre più stringersi a Forza Italia, attaccarsi alla ciambella di salvataggio dei numeri azzurri in parlamento per andare avanti su riforme che comunque, a cominciare da quella elettorale, dovranno essere  riscritte. In Transatlantico già girano scenari  che vedono appoggi esterni da parte di FI o  governi di grande coalizione. Ma è troppo presto per parlarne.  Perché la previsione fatta da Berlusconi che si andrà a votare per le politiche tra un anno o un anno e mezzo appare tutt’altro che irrealistica. Ma se si andasse a votare con l’attuale legge detta Consultellum, ovvero il proporzionale, uscita dalla sentenza della Consulta che ha bocciato il Porcellum, è chiaro che sempre di larghe intese si tornerà a parlare.  In ogni caso Ncd rischia di perdere quella centralità che il ruolo di stampella prima del governo Letta e poi dell’esecutivo Renzi gli aveva dato.

   

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