Guerra intestina al Pd, mina sul governo Letta

Sullo sfondo della mozione del renziano Giacchetti sul ritorno al Mattarellum, c'è la questione - irrisolta - della guerra tra il sindaco di Firenze e il premier sul momento più adatto per tornare a votare

Enrico Letta

ANSA

I più spiritosi lo hanno già definito il primo vero attacco al “partito di Letta e di governo”, chiara allusione al “partito di lotta e di governo” ai tempi del vecchio Pci. L’attacco, più o meno involontario, all’esecutivo di larghe intese viene tutto dall’interno del Pd. Ed è la prima vera grana che potrebbe mettere in fibrillazione la squadra guidata da Enrico Letta. Tema: le riforme. O meglio la mozione presentata nell’aula di Montecitorio dal vicepresidente della Camera, il renziano Roberto Giachetti. Chiede il ritorno alla legge elettorale del cosiddetto Mattarellum. Proposta che non trova d’accordo il Pdl. La mozione Giachetti viene inizialmente firmata da un centinaio di deputati pd. Pomeriggio di gran fibrillazione.

Il panico corre sul telefono. Il segretario d’aula dei democrat Ettore Rosato e il giovane capogruppo Roberto Speranza si attaccano alla cornetta e a tavoletta chiamano uno a uno i firmatari. Toni di voce elevati, concitazione.  All’inizio ne convincono una decina a ritirare la firma. Più dura con gli altri. Guglielmo Epifani, il segretario tragghettatore o balneare che dir si voglia, sovrintende al tentativo disperato di Rosato. Ma Giachetti dice che lui la mozione non la ritira. Al di là di come finirà in serata, sullo sfondo delle fibrillazioni riesplose in casa Pd,  paradossalmente dopo un risultato elettorale non esattamente negativo per Largo del Nazareno alle amministrative di domenica e lunedì scorsi.

Sullo sfondo c’è il duello mai sopito tra Enrico Letta e Matteo Renzi per la futura premiership del centrosinistra. Duello a dire il vero che il premier Letta non ha mai ingaggiato. A farlo è stato Renzi che un giorno sì e un giorno no lancia frecciate e scalpita. Obiettivo, dicono i ben informati, andare alle elezioni politiche il prossimo anno pochi mesi prima delle elezioni europee. Si dice, insomma, mozione sulle riforme (quella di Giachetti, la più dirompente, è una delle cinque con le quali si è aperto il dibattito in parlamento per far nascere la nuova Bicamerale per le riforme istituzionali) ma si chiama ancora una volta marasma Pd che per la prima volta rischia di andare seriamente ad abbattersi sul governo di larghe intese. Naturale che il premier in aula avesse per la prima volta un’espressione un po’ accigliata. Tanto più che i problemi vengono da quello che è il suo partito, di cui fino a pochi giorni fa era vicesegretario.

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